Rls, prima di tutto

Gli Rls, prima di tutto. Questo il titolo che abbiamo scelto per il primo numero del 2014 di 2087. Un numero che è una specie di full immersion in tre realtà del nostro paese, del Nord, del Centro e del Sud. Per primo il Piemonte, attraverso l’Assemblea regionale sulla sicurezza (che occupa quasi la metà delle pagine del nostro mensile): le riflessioni, i ricordi, gli appunti dei dirigenti del sindacato, dei loro ospiti e dei rappresentanti delle varie realtà del lavoro in tutta la regione.
“Negli ultimi anni il Piemonte è stata ferito da due grandi tragedie del lavoro (Thyssen e Molino Cordero) – ha ricordato Laura Seidita, segretaria regionale Cgil – e non possiamo dimenticare i tanti morti ‘singoli’ che passano inosservati. È se è vero che dal 2008 si registra un decremento degli incidenti sul lavoro (anche se non la pensa così l’Osservatorio indipendente di Bologna), è altrettanto vero che questo trend coincide con la diminuzione della produzione industriale e con l’aumento di disoccupazione e cassa integrazione. Gli infortuni e le malattie professionali, ad esempio, sovente non vengono denunciati per paura di essere licenziati o posti in cassa integrazione. Dobbiamo quindi sostenere i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls), in questo momento di grande difficoltà economica e sociale, nell’espletamento delle loro funzioni”. E se il giudice Guariniello sottolinea come la magistratura vorrebbe gli Rls più preparati (“Il sindacato investa più su di loro”, dice), il segretario generale della Cgil Piemonte Alberto Tomasso ribatte, sugli Rls, che “sarebbe una pretesa assurda pensare di costruire un popolo di iper-specialisti”. La vera questione, spiega, “mi sembra invece quella di creare elementi di sponda e di rete tra Rls, delegati, categorie di riferimento e Cgil, superando quindi la distanza che c’è tra la forza che si esprime nei momenti assembleari e la solitudine che si prova quando poi si torna nel proprio posto di lavoro”.
Già, la condizione complessa di lavoro dell’Rls, come testimonia tutta la seconda sezione del numero, quella dedicata all’Umbria. Con storie tutte interessanti. Da quella di realtà grandi e strutturate come la Acciai Speciali di Terni, dove si è riusciti a ottenere (e a migliorare nel corso degli anni) un’intesa importante sui temi della sicurezza, con il coinvolgimento di tutta la città. A quella della Perugina, storica fabbrica dello storico marchio dolciario, dove “negli ultimi 20 anni siamo passati da 196 a 4 infortuni all’anno” ricorda l’Rls Michele Greco. Che sottolinea: “Il percorso è stato duro e non senza difficoltà: si è cercato di passare da una politica sulla sicurezza, che potremmo definire passiva, a una attiva e inclusiva, che ha visto gli Rls insieme alla Rsu assumere sempre più l’iniziativa in funzione propositiva, coinvolgendo i lavoratori nei processi di prevenzione e segnalazione dei punti di rischio sugli impianti e sulle linee, una continua e quotidiana formazione e informazione sui temi della sicurezza, sui comportamenti a rischio e sul corretto e obbligatorio uso dei Dpi”. All’esperienza di una Rlst, Elisabetta Masciarri, alle prese con una realtà difficile e frammentata come quella dell’Alta Umbria, dove da un lato c’è una visione un po’ burocratica della sicurezza da parte degli imprenditori, dall’altro le difficoltà della crisi che inducono anche i lavoratori a tralasciare la sicurezza se in gioco è il posto di lavoro.
Diversa la storia raccontata in Puglia, per l’esattezza a Bari. Dove la presentazione di una guida della Funzione pubblica, proprio sulla sicurezza e la salute nel lavoro, è stata l’occasione per riflettere sui rischi che si corrono nel settore, tra i quali sta diventando importante quello della violenza sugli addetti a contatto con il pubblico. E nelle parole di tutti è tornato il ricordo della dottoressa Paola Labriola, la psicologa uccisa a settembre con 54 coltellate in un centro di salute mentale, alla quale la giornata era dedicata (particolarmente toccanti le parole dell’infermiera che ha lavorato anni e anni con lei). La contraddizione apparentemente insuperabile è quella di un settore nel quale si taglia sempre di più, ma al quale si chiede anche sempre di più. Una contraddizione che deve vedere il sindacato in prima fila.

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