VIII Congresso Fisac/CGIL Abruzzo: Documento Conclusivo

La Commissione Politica nominata nel corso del VIII Congresso Regionale della Fisac/CGIL Abruzzo recependo la relazione del Segretario Generale uscente Francesco Trivelli e tenendo anche in considerazione gli interventi emersi nella fase dibattimentale, formula le seguenti considerazioni.
L’attuale stato apparentemente vegetativo in cui versano le aziende di credito è certamente riconducibile ad errori del passato, errori delle governance susseguitesi nel tempo. Fin dagli anni ottanta del secolo scorso le politiche degli organismi di autoregolamentazione delle banche (pensiamo ad esempio al Comitato di Basilea) imponevano la valutazione del cliente, obbligandone le banche alla conoscenza ed al monitoraggio dei comportamenti rispetto al profilo acquisito; nel 1988 il Comitato di Basilea chiosava un importante documento sulla vigilanza con queste parole: “L’applicazione di corrette politiche e procedure di conoscenza del cliente è essenziale al fine di salvaguardare la sicurezza e la solidità delle banche, nonché l’integrità del sistema bancario (…). L’applicazione di corrette procedure di conoscenza del cliente va riguardata come elemento cruciale di un’efficace gestione di tutti i rischi bancari”. E’ di tutta evidenza l’uso fatto di queste previsioni. Oggi parliamo infatti di una “bad bank” di sistema per la gestione di quattrocento miliardi di euro di incagli e sofferenze. Le cronache quotidiane sono piene di “furbetti del quartierino” a qualsiasi latitudine, frutto anche di scellerate politiche di governo dei rischi; i commissariamenti e le inchieste giudiziarie si susseguono, sempre più frequentemente ostacolati nei fatti dal terminal di un irraggiungibile paradiso fiscale, nostrano od esotico che sia.
Chi faceva banca nel territorio, quella che Giovanni Manghetti definiva “banca di famiglia”, ora ha problemi enormi da risolvere; spesso, inoltre, si raccolgono i risparmi localmente ma poi si va a concedere credito dove c’è la testa pensante dell’azienda, del gruppo; sempre più spesso al Nord, un Nord che poi, sempre con maggior frequenza, chiede il conto al resto del Paese. Si è così lontani dal territorio, dai bisogni delle famiglie, delle imprese, della gente: la propria gente. La politica non riesce più a fare da collettore tra esigenze diverse, vuoi per i tempi di risposta esageratamente dilatati, vuoi per volontà scientifica o compromesso superiore.
L’attuale stato di crisi mondiale, europea, nazionale, dell’Italia meridionale stringe in una morsa ancor più forte l’economia familiare e d’impresa dell’Abruzzo. Diminuisce più che proporzionalmente l’erogazione del credito da parte delle banche ad imprese e famiglie, portando al blocco di alcuni settori fino a ieri trainanti l’economia regionale: si pensi all’edilizia in tutta la filera, situazione peraltro aggravata dall’importante frenata nella concessione di mutui (il cui tasso di crescita è sceso drasticamente in pochi trimestri), fattispecie che ha tranciato l’ultima parte della filera stessa, bloccando investimenti e sviluppo e provocando altresì un’aggressione al risparmio, fino a ieri fiore all’occhiello, rispetto al panorama nazionale, delle famiglie abruzzesi.
Il tasso di crescita dei prestiti alle famiglie ed alle PMI è in continua discesa, uniformando le politiche creditizie delle banche minori (in Abruzzo il 51% del credito veniva, fino a pochi mesi orsono, erogato da banche del territorio) a quelle della banche grandi e medie che, nella fase acuta della crisi, sono diventate più restrittive dovendo colmare i vuoti di bilancio; a queste politiche si associano irrigidimenti dei criteri di offerta, un aumento incondizionato di richieste di garanzie, un maggior costo del denaro.
Le piccole imprese si vedono costrette a chiudere i battenti, creando importanti sacche di disoccupazione, alimentando all’inverosimile la Cig, creando disoccupazione, inoccupazione e precarietà soprattutto giovanile; le multinazionali ne approfittano per delocalizzare le loro produzioni altrove.
Tornando al panorama generale l’economia legale si riduce sempre di più nei volumi, per lasciare spazio al sommerso, fiscale o criminale che sia. Autorevoli analisti affermano che nel giro di pochi anni i capitali sporchi circolanti nel sistema legale saranno maggiori rispetto a quelli leciti; ce lo saremmo dovuti aspettare in un Paese che contiene ben quattro organizzazioni criminali fortemente incisive e condizionanti a livello mondiale, troppo spesso in contiguità con la politica attraverso la corruzione, fenomeno assurto, a detta dell’Unione Europea, a vero e proprio rischio-Paese con i suoi 60 miliardi di euro annui di impatto, mille euro a testa, neonati compresi. Ad ogni angolo di strada troviamo slot machines o Compro Oro, appendici di uno stato sociale ormai inesistente a livello di istituzioni; vere e proprie dipendenze comportamentali attraverso le quali lo Stato fa pure cassa, alimentando usura, evasione e riciclaggio.
La crisi che attanaglia l’intero sistema economico-sociale è quindi sempre più pervasiva, insinuandosi prepotentemente nella quotidianità di tutti gli italiani. I bancari, categoria di lavoratori che, a partire dagli anni novanta, ha lasciato sul terreno molte acquisizioni del passato, hanno oggi il dovere di dare all’intero sistema-Paese un carattere di legalità e rispetto delle regole più elementari di etica e civiltà.
Auspichiamo che il rinnovo del CCNL possa essere occasione di attenta analisi ed acquisizione di alcuni punti imprescindibili, quali:
– l’abbandono per un periodo significativo di qualsiasi forma di sistema incentivante, per ricreare gli anticorpi organizzativi necessari a contenere opportunismo e individualismo deteriore. La cultura del budget e del sistema incentivante è responsabile della sottovalutazione dei rischi operativi, reputazionali e soprattutto dei rischi di credito e di riciclaggio ed è tanto condizionante da non consentire una serena opera di selezione della clientela. Anche i fidi facili trovano la propria determinante nelle pressioni commerciali e nelle scorciatoie per primeggiare. L’abolizione dei sistemi incentivanti di ogni tipo è una carta che potremmo spendere di fronte al Paese, nell’interesse della clientela e della società civile. Di contro, la semplice previsione di regolare con accordi sindacali questi strumenti è propria di una scelta contrattuale di manutenzione, non spendibile all’esterno;
– l’adozione di sistemi di valutazione del cliente dinamici e completi, comprensivi di tutte le pregiudizievoli nonché degli aspetti mitigatori: sì risposta agli stimoli commerciali e di merito creditizio ma anche valutazione del rischio riciclaggio; quest’ultimo aspetto da manutenere nella sostanza chiedendo alle aziende di dare sicurezza ai colleghi con momenti formativi adeguati;
– l’acquisizione di una specifica informativa sulle dinamiche della qualità del credito e dei rischi operativi più significativi, con rendicontazione delle responsabilità per organo deliberante, per dimensione del cliente, per settore produttivo, per localizzazione territoriale, con necessaria indicazione della copertura di garanzie reali;
– la necessità di un intervento nei confronti del legislatore principale, del Governo del Paese, affinchè si smussino le criticità connesse all’impianto sanzionatorio – amministrativo e penale – che si ripercuote sul dipendente bancario in tema di antiriciclaggio; irrogazione di sanzioni sempre più frequentemente sproporzionate, persino rispetto a quanto comminato penalmente all’autore di eventuali reati certificati dall’operatività eseguita, pur tenendo conto di tutte le responsabilità riconducibili alla professionalità ed alla tutela al sistema dovute dalla categoria.
Insomma, accettare le incognite della crisi, sfruttando le opportunità per agire davvero per una banca che serva al Paese, ai territori, alla legalità, alle persone. Senza complessi e senza condizionamenti, prendendo atto di un’esperienza che vogliamo chiudere, quella della banca orientata al risultato di breve periodo.
La Fisac CGIL Abruzzo sul fronte del settore della riscossione ribadisce negativamente la condizione d’insicurezza x come quotidianamente vivono gli operatori del settore presi di mira in maniera trasversale da quasi tutte le forze politiche e dai mass media, esprime solidarietà a tutti i lavoratori del settore che hanno la sola responsabilità di applicare le leggi vigenti e di far rispettare la legalità. A tal proposito si propone di valutare all’interno dei singoli territori l’istituzione di un Dipartimento Salute e Sicurezza che analizzi gli stati di sofferenza del lavoratori.
Ritiene che la rottura delle trattative sul fronte della omogeneizzazione dei CIA aziendali delle oltre diciassette realtà presenti sul territorio nazionale abbia costituito un modo per ridurre diritti acquisiti ed attenuare l’entità degli istituti aziendali. L’ipotesi di accordo che le OOSS sono riuscite a strappare per evitare la mera applicazione del CCNL, adesso al vaglio delle assemblee dei lavoratori, lascia sicuramente sul terreno diverse conquiste che nell’arco degli anni i lavoratori hanno acquisito nelle proprie realtà aziendali. Ritiene indispensabile che la lotta contro evasione ed elusione fiscale sia una priorità cui qualsiasi governo non può derogare ed è grave quello che la Corte dei Conti ha rilevato e cioè che “…Equitalia è stata indebolita proprio da norme meno rigide determinando una minor incisività nella lotta all’evasione”; questo, oltre a mancati introiti per lo Stato, determina anche una peggiore condizione lavorativa per tutti i dipendenti poiché la diminuzione degli incassi va a giustificare i tagli al costo del lavoro.
La volontà espressa dalla Banca d’Italia e contrastata dalla CGIL di chiudere ulteriori filiali sul territorio nazionale ed in particolare, in Abruzzo, Pescara, dimostra come sia una tendenza ormai diffusa quella di abbandonare il territorio e centralizzare funzione e controlli favorendo la crescita di fenomeni di illegalità finanziaria ed economica; si evidenzia pure la necessità di controlli mirati in tema di rischio riciclaggio.
Nel settore assicurativo si sta vivendo un momento di forte incertezza in quanto i due grandi gruppi, Generali ed Unipol-SAI, sono in fase di grande ristrutturazione. Generali prevede la fusione di tutti i marchi in Generali Italia; in regione, nota positiva, questo comporterà la creazione di un polo liquidativo per il settore malattie, rinveniente dalla trasformazione da Chieti ex Alleanza alla nuova realtà. Unipoli SAI con l’acquisizione di Fondiaria Sai diventerà nel ramo auto la prima società in Italia. Riguardo la fusione Unipol SAI è già stata richiesta l’attivazione del fondo esuberi che riguarderà circa mille lavoratori.
La Fisac CGIL stigmatizza i comportamenti mirati alla precarizzazione del lavoro, anche giovanile, comportamento che non consente ai nostri ragazzi alcuna programmazione di vita.
La Fisac CGIL prende atto che, nello stato in cui versa attualmente il Paese, potrebbero essere necessarie forme di lotta dei lavoratori, proprio come nel dopoguerra, al fine di assestare duri colpi a chi vorrebbe debellare democrazia e diritti delle persone.
La Fisac CGIL Abruzzo, ritenendo che lo sviluppo della nostra regione passi soprattutto attraverso la valorizzazione del suo territorio e delle sue ricchezze che siano paesaggistiche, culturali, ambientali dei propri beni artistici ed architettonici ritiene indispensabile che decolli definitivamente il progetto di Parco della Costa Teatina che sicuramente oltre a salvaguardare una fascia di circa novemila ettari del suo territorio di notevole pregio porta ad un aumento del flusso turistico e di conseguenza ad un arricchimento di tutto il tessuto economico. E’ indispensabile che il nuovo Ministro dell’Ambiente porti a termine la sua perimetrazione unitamente ai comuni interessati e alla regione e che i fondi già stanziati per la sua realizzazione non vengano dirottati su altri progetti. Un obiettivo che dovrà essere accompagnato dal definitivo abbandono di trasformare l’Abruzzo in distretto minerario senza il Parco, sicuramente siamo più deboli contro le piattaforme petrolifere. Ritiene inoltre improcrastinabile che si avvii nella nostra regione la bonifica e il risanamento ambientale dei siti inquinati, in particolare quello di Bussi, considerato che su questo fronte l’Abruzzo ha a suo carico anche una procedura di infrazione comunitaria.
Infine, il Congresso assume la Delibera di variazione degli assetti regionali in una nuova struttura a più ampio respiro territoriale.

27 febbraio 2014

Approvato all’unanimità
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