Nelle banche un buco fino a 700 mld

By: Al – All Rights Reserved
da Repubblica.it – ROMA – Davide Serra, il boss di Algebris, che noi conosciamo come consigliere di Matteo Renzi, ma che, in Inghilterra, è un autorevole e rispettato consulente ufficiale, in materia bancaria, del governo Cameron, non ha dubbi. Nelle banche dell’Eurozona, sostiene, c’è, oggi, un buco nero di 50 miliardi di euro. Gli stress test che la Bce si prepara a varare lo faranno emergere e comincerà una disperata caccia al capitale fresco. Ma Serra potrebbe anche essere troppo ottimista. Al Cepr, un think tank, Viral Acharya ha provato a simulare gli stress test, misurando quali effetti avrebbe sui bilanci bancari una nuova crisi finanziaria, e ne è venuto fuori con necessità di ricapitalizzazione che arrivano, nell’ipotesi peggiore, oltre i 700 miliardi di euro. Naturalmente, aver bisogno di capitale non significa che una banca è destinata, inevitabilmente, a fallire. Però, quello è il punto di partenza: soprattutto quando una crisi mette in difficoltà, contemporaneamente, parecchie banche. In ogni caso, Serra e Acharya forniscono un’idea dell’entità dei problemi che si trova ad affrontare il sistema bancario europeo.

Se questo è il quadro, l’accordo sull’Unione bancaria appena raggiunto a Bruxelles consente di tirare il fiato? I politici possono apprezzare il fatto che, per una volta, il Parlamento europeo ha tirato fuori le unghie
(forse perché protagoniste sono state soprattutto parlamentari donne) e costretto i governi a snellire e semplificare le procedure, rendendo verosimile l’impegno ad un intervento decisivo, nel caso della crisi di un istituto, nel giro di un weekend. Ma gli economisti scuotono la testa di fronte alla mancanza del pezzo più importante: una garanzia finanziaria implicita, pubblica e comune. E’ la differenza fondamentale fra il sistema appena varato in Europa e quello esistente negli Usa. Lì, il Fdic, quando assume il controllo di una banca fallita, gode della garanzia implicita dei fondi federali: depositanti, investitori, banche controparti sanno che la banca fallita è in grado di far fronte alle sue obbligazioni. E’ questo che impedisce l’assalto agli sportelli e i raid speculativi.

Il lungo, tenace, durissimo sabotaggio tedesco ha impedito di arrivare a questo risultato in Europa. Berlino si è preoccupata soprattutto di dimostrare ai suoi elettori che i loro denari non rischiavano di essere utilizzati per salvare banche di altri paesi. Sfuggono ancora una volta, ai politici tedeschi, i meccanismi fondamentali dell’economia dei mercati. Nel mondo integrato di oggi, una banca in crisi può far saltare, a cascata, le banche di altri paesi. Lo si è visto, in Irlanda, nel 2008. Allora i contribuenti tedeschi furono risparmiati, perché furono risparmiate le banche tedesche, ma è difficile che il colpo riesca anche la prossima volta e l’elettore tedesco si troverebbe a pagare di più che salvando una banca sola. Il governo di Berlino sembra non capire anche che, nella finanza, i bazooka servono, pur se ci si limita ad agitarli. Draghi ha fermato la crisi dell’euro, proprio perché ha annunciato interventi illimitati della Bce sui mercati, costringendo gli speculatori a ritirarsi spaventati, senza che Francoforte dovesse tirare fuori un euro.

Esattamente il punto (“illimitati”) che i tedeschi da mesi cercano di far saltare. La garanzia implicita illimitata, nel caso di crisi bancaria, avrebbe avuto lo stesso scopo e gli stessi effetti.
Ci dovranno pensare i governi nazionali che già si è visto (Grecia, Irlanda, Spagna) come traballino di fronte alle crisi bancarie. Anche nell’ipotesi migliore, il futuro fondo europeo, fra 8 anni, avrà a disposizione in tutto 55 miliardi di euro. Una cifra che, come fanno vedere anche le previsioni di Serra, sarebbe insufficiente, se le banche in difficoltà fossero più di una. Abbiamo capito sei anni fa che una crisi c’è proprio perché le banche in difficoltà si moltiplicano. Ma, si sono assicurati i tedeschi, in questo caso il fondo non potrà fare ricorso all’altro fondo europeo, l’Esm, quello dei salvataggi statali (700 miliardi di euro in cassa). Dovrà andare a cercare i soldi sul mercato. Non facile, se ci fosse una crisi come nel 2008. E, se li trovasse, sottrarrebbe liquidità ad un sistema bancario già assetato. Non è la ricetta per sonni tranquilli.

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