I bancari chiedono 175 euro: la difficile trattativa per il rinnovo

By: Tom MaglieryCC BY-NC-SA 2.0
da sole24ore.com – Da zero a 175 euro in 3 mesi. Sembra una mission impossible quella che i sindacati dei bancari hanno messo nero su bianco nella piattaforma per il rinnovo del contratto. Stride con le affermazioni di Abi che punta a chiudere il ccnl entro il 30 giugno e che sostiene che non ci sarebbero risorse. Il documento di 19 pagine passerà in questi giorni al vaglio degli attivi unitari e poi a quello delle assemblee dei lavoratori. Sul tavolo di palazzo Altieri potrebbe arrivare a maggio. È molto probabile quindi che l’incontro delle parti del 14 aprile slitti.

«Non vogliamo un confronto per un contratto basato sui numeri della crisi, ma il rilancio del settore attraverso la condivisione di un nuovo modello di banca», spiega Lando Maria Sileoni, da poco riconfermato alla guida della Fabi. E in effetti la piattaforma non è di quelle che si possono immaginare per un settore in crisi ma in forte cambiamento. Per dirla con Agostino Megale, che al congresso della Fisac (8-10 aprile a Rimini), sarà riconfermato alla guida dei bancari della Cgil, questa piattaforma «non si arrende ad un’idea di ridimensionamento occupazionale del settore e punta invece a valorizzare il ruolo e la dignità del lavoro». Il segretario generale della Uilca Massimo Masi, la considera «ben equilibrata, con una richiesta economica che tiene conto delle difficoltà del sistema. Ci poniamo in un’ottica di rilancio e siamo pronti ad aspetti innovativi, alle nuove professionalità e ai nuovi prodotti».

Gli argomenti sono quattro. Il primo è l’occupazione. Nel senso di «tutela dell’occupazione e buon funzionamento delle pratiche per favorire la nuova occupazione – spiega il segretario generale aggiunto della Fabi, Mauro Bossola –. Per questo abbiamo previsto una revisione del fondo per l’occupazione, in modo che se ci fossero dei residui a livello di solidarietà li si possa utilizzare per la riconversione professionale e per affrontare un momento di transizione come questo». Sileoni, che insieme agli altri segretari generali è alle prese con i direttivi e nei prossimi giorni con le assemblee, riassume nel «recupero dell’inflazione pregressa, reale e attesa e nel mantenimento degli attuali livelli occupazionali gli obiettivi di questo contratto» con cui i bancari vogliono «parlare al paese. Siamo convinti che se riuscissimo a costruire con le banche un nuovo modello, non solo ne trarrebbero vantaggio le economie locali, le imprese e le famiglie, ma siamo convinti che le banche aumenterebbero i ricavi e si creerebbero le condizioni per aumentare i posti di lavoro». Le rivendicazioni, aggiunge Megale, sono da inserire «non solo nel percorso dell’innovazione digitale ma anche in quello di un nuovo modello di banca che per ritornare al servizio del paese deve riaprire i rubinetti del credito alle imprese e immaginare un ruolo della banca e del bancario che faccia da traino per una politica industriale di crescita competitiva dei nostri distretti industriali».

Il secondo capitolo è dedicato all’area contrattuale su cui le sette sigle che firmano la piattaforma (Dircredito, Fabi, Fiba, Fisac, Sinfub, Uilca, Ugl credito), hanno fatto un ragionamento complessivo ricomprendendo anche i piani industriali e le esternalizzazioni. L’obiettivo è «innanzitutto rafforzare le garanzie per evitare che si vada a frantumare la categoria in una miriade di contratti – continua Bossola –. E creare nuovi mestieri. Che significherebbe riconversione professionale ma anche nuova professionalità che va retribuita». Il terzo capitolo riguarda la contrattazione di secondo livello. I sindacati sostengono che la trasformazione del settore ha bisogno di un forte quadro di riferimento nazionale «che eviti la deregulation e di un’altrettanto forte declinazione a livello aziendale e di gruppo per garantire soluzioni adeguate alle diverse realtà». Il secondo livello «dovrà essere maggiormente integrato al primo per le regole e i paletti – continua Bossola – a livello aziendale ci vorrà grande capacità di negoziare le novità». In questo capitolo i sindacati prevedono di mettere insieme il premio variabile e il premio di risultato, prevedendo «l’individuazione del montante complessivo del premio, la sua ripartizione tra premio base per tutti e premio per obiettivi e l’individuazione dei criteri distributivi», si legge. Dopo due “postille” che riguardano la tutela per i rischi professionali e il work life balance, si arriva alla richiesta economica. Nel conto i sindacati inseriscono il differenziale del ccnl del gennaio 2012, pari all’1,40%, oltre all’inflazione prevista pari al 4,65%. Così si arriva al 6,05% che sulla retribuzione media, pari a 37.496 euro, significherà richiedere un aumento di 175 euro. E il taglio dei costi, vitale per le banche? «I banchieri – scrivono i sindacati – puntino sulle riduzioni delle consulenze e sul ridimensionamento dei compensi dei top manager da contenere nel rapporto uno a 20».

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