Banche, conti in rosso ma stipendi al top

By: Eve Livesey – All Rights Reserved
da economiaweb.it Le banche italiane chiudono gli sportelli, ma non pensano a ridurre gli stipendi dei top manager. Nonostante nel 2013 gli undici principali istituti di credito nazionali abbiano perso complessivamente quasi 22 miliardi di euro, le retribuzioni dei loro amministratori delegati sono cresciute del 17%, arrivando a quota 19,2 milioni. Lo evidenzia un’analisi della Uilca, sindacato di categoria, secondo il quale un solo “banchiere” può arrivare a guadagnare quanto 62 bancari.
Una cifra che è ancora molto distante dal rapporto di 20 a 1 considerato dal sindacato come una proporzione corretta tra quanto percepiscono i top manager e quanto va ai lavoratori dipendenti.

CALANO LE RETRIBUZIONI DEI PRESIDENTI, MA SOLO 3 SONO SOTTO 270.000 EURO.
In barba alla crisi, quindi, gli stipendi dei super dirigenti crescono anche rispetto agli ultimi anni, nel 2012 un amministratore delegato prendeva un compenso pari a quello di 53 dipendenti, nel 2000 invece il rapporto era di 42 contro 1. Calano, invece, le retribuzioni dei presidenti, scese dell’8,35% e pari a 23 volte a quelle di un singolo dipendente, 25 volte nel 2012. Intanto, sono solo due i chief executive officer italiani che nell’ultimo anno hanno percepito uno stipendio inferiore agli 800.000 euro. Solo tre presidenti su undici (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare, Ubi, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare di Sondrio, Banco di Desio e della Brianza, Banca Carige, Credito Emiliano) percepiscono meno di 270.000 euro l’anno, un limite comunque più alto rispetto a quello degli stipendi dei supermanager pubblici, (qui l’articolo) che si ferma a 240.000 euro l’anno.

PESANO I 3,6 MILIONI PAGATI A CUCCHIANI, EX CEO INTESA SANPAOLO. Sull’aumento del monte stipendi degli amministratori delegati degli istituti di credito analizzati da Uilca, il sindacato fa notare che hanno pesato in buona parte i 3,6 milioni di euro pagati a settembre 2013 all’ex Ceo di Intesa Sanpaolo, Enrico Cucchiani, (qui l’articolo) come penali per recesso anticipato dal contratto, che vanno sommati ai 2,153 milioni di compensi fissi e ad altri 377mila euro di benefici non monetari per un totale di 6,13 milioni di euro (per quanto riguarda il rapporto di lavoro subordinato di Cucchiani, il consiglio di gestione ha deliberato di avvalersi della facoltà di recesso unilaterale dal rapporto con effetto dal 1° aprile 2014). Intesa Sanpaolo, pur avendo registrato perdite per 4,5 miliardi, nell’ultimo anno ha distribuito 22 milioni di euro ai vertici del gruppo. Sotto forma di compensi fissi e variabili distribuiti a 43 persone.

IN CALO PERO’ LA PARTE MOBILE DELLE RETRIBUZIONI. Lo stipendio dei banchieri è sostanzialmente costituito da una quota fissa, quella variabile è inferiore. L’Europa preme per contenimento alla quota variabile del compenso dei manager di tutte le banche europee, incluse le filiali extra Ue, e delle filiali delle banche non europee situate sul suolo dell’Unione: la parte variabile della remunerazione dei manager non può essere superiore a quella fissa. Ma il divieto non è assoluto. E le eccezioni infatti ci sono: Piermario Motta, amministratore delegato di Banca Generali ha ricevuto quasi un milione di euro a titolo di compenso variabile. E poi sempre in Banca Intesa, il consigliere delegato e ceo Carlo Messina ha preso 480 mila euro di bonus, e il direttore generale Gaetano Micciché 640 mila. A imporre moderazione sui premi è stata anche la Banca d’Italia, che già nel 2012 con una direttiva ad hoc aveva imposto un giro di vite dei compensi in forma di bonus per i manager degli istituti di credito con il bilancio in rosso.

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