Susanna Camusso confermata alla guida della CGIL

Il nuovo comitato direttivo della Cgil, appena eletto dal XVII congresso, ha confermato Susanna Camusso alla guida del sindacato di Corso d’Italia. Su 151 aventi diritto, votanti 143, 105 sì, 36 no, astenuti due. E’ l’ultimo atto dell’assise che si è svolta dal 6 all’8 maggio al Palacongressi di Rimini alla presenza di oltre 900 delegati.

Le sintesi per capitoli delle conclusioni del segretario generale. In apertura: “Voglio chiarire subito che il senso della nostra appartenenza non cambia. Vorrei smentire subito la notizia uscita su qualche giornale che noi avremmo censurato i termini ‘compagne e compagne’. Noi continiamo a usare queste parole, che segnano il nostro senso di appartenenza”. A dirlo è il segretario genrale della Cgil, Susanna Camusso, iniziando così il suo discorso conclusivo al XVII congresso della Cgil.

Il Palacongressi di Rimini ha ospitato un confronto vero, con 953 delegati, oltre 1.600 invitati, 200 ospiti, un centinaio tra giornalisti, fotografi e operatori e circa 70 relatori. In tarda mattinata si sono concluse le operazioni di voto per eleggere il nuovo comitato direttivo. Al termine del suo intervento, la segretaria generale incontrerà la stampa.

Camusso: non posto a tavola, ma siamo soggetto rappresentanza
“Il rapporto del sindacato con la politica non è più lo stesso del passato e non lo sarà più. Poniamoci il tema di come agire oggi per essere determinanti. La domanda da porci è: l’autonomia di qualche anno fa è la stessa di oggi? No, perché, non solo a causa della crisi, è cambiata la modalità con cui la politica si esercita. È cambiato il modo in cui si costruisce oggi il rapporto tra cittadini e politica. Non ci serve chiedere un posto a tavola, serve capire come costruiamo la nostra forza di soggetto di rappresentanza indipendentemente da chi non ci vuole ricevere”.

Camusso, dialogo sociale fondamentale in Europa
“Ho partecipato al congresso del Partito Socialista Europeo a Roma. Eravamo alla vigilia della definizione di Schultz quale candidato a guidare la Commissione europea, ma erano anche i giorni nei quali il Pd aveva deciso di aderire al Pse, chiarendo un lungo equivoco. Nel suo appassionato intervento, tanta parte è stata dedicata al lavoro e alla funzione della rappresentanza sociale, all’idea che il dialogo sociale sia fondamentale per immaginarsi il quadro politico del dopo. E’ un’Europa diversa dall’Italia che ci viene proposta”.

Camusso, paradigma della crescita è se si crea lavoro
“Abbiamo sentito venir meno, anche nella sinistra europea, l’idea degli investimenti”, mentre è “prevalsa l’idea che, in fondo, la politica fatta finora non era così male”. La strada da seguire, invece, è un’altra: “Bisogna cambiare il paradigma della crescita, non bastano un po’ di aggiustamenti. Il paradigma della crescita è se si crea lavoro”

Camusso: rilanciare economia della conoscenza e della cultura
“O si crea lavoro o la parola crescita non ha alcun senso. Ma creare lavoro vuol dire rilanciare l’investimento pubblico, perché se non si rimette in campo questo, il lavoro non sarà mai il paradigma di riferimento. Questo vuol dire avere un’idea di paese, il nostro che non ha petrolio e diamanti, ma altre materie prime da trasformare in un progetto industriale: l’economia della conoscenza e della cultura, che non significa economia senza industria, ma al contrario richiede la capacità industriale di valorizzare queste ricchezze”

Camusso: non siamo alle macerie, ma non tutto va bene
“Non possiamo dare una rappresentazione del nostro dibattito interno tra coloro che dicono che siamo alle macerie e coloro che invece dicono che va tutto bene. Malgrado l’aumento di iscritti anche tra i giovani, non stiamo bene, perchè se per noi l’obiettivo è la piena occupazione, l’incremento di disoccupati e cassaintegrati costituisce una sconfitta”.

Camusso: piano del lavoro è idea di cittadinanza e di democrazia
“Il Piano del lavoro è la fantasia che quotidianamente dobbiamo esercitare nelle nostre vertenze , la capacità di proporre scelte alternative, per esempio sul tema degli studenti fuori sede, sul loro diritto di avere una casa dignitosa a condizioni accettabili e non in nero, sul loro diritto allostudio. Non si tratta solo si indicare quali investimenti siano necessari ma di avere un’ idea di cittadinanza, per la democrazia contro la disuguaglianza”

Camusso: la democrazia non si taglia, anche se costa
“Uno dei ritornelli di questo periodo è la riduzione dei permessi sindacali. Vorrei ricordare che quando nel dopoguerra si ricostruì il sindacato, il primo accordo fu quello sulle commissioni interne. Questo vuol dire che nel momento in cui si incominciava a ricostruire la democrazia si è pensato a permettere la rappresentanza dei lavoratori e il diritto per queste rappresentanze di fare la loro vita sindacale. Quando si dice che i permessi sindacali sono un costo e devono tagliare si sta sostenendo una teoria generale, secondo la quale se la democrazia costa si può tagliare. In questo modo si sa da dove si parte, ma non si sa dove si finisce”.

Camusso: far convivere industria tradizionale e innovativa
“L’idea di manifattura in un grande paese non può fermarsi ai settori tradizionali, peraltro fondamentali come l’acciaio, ma deve affiancare a questi settori prodotti nuovi, come la plastica biodegradabile, o come qualche prodotto che non si logora in pochi mesi. E poi, significa pensare alla mobilità, in un paese in cui il trasporto pubblico locale è frantumato e prevale sempre più quello individuale. Questo è il senso del Piano del Lavoro, in Italia e sui territori”.

Camusso, alta disoccupazione durerà a lungo
“Se vogliamo uscire da qui ed essere in grado di dire cosa facciamo, dobbiamo dire ai lavoratori che non siamo alla vigilia della disoccupazione che sparisce. Dobbiamo costruire insieme le risposte, in modo solidale”.

Camusso: dobbiamo ricostruire legami di solidarietà
“Dobbiamo ricostruire i legami di solidarietà che vengono spezzati ogni giorno. Ricostruire il legame tra chi lavora e chi non lo fa più perché ha perso il posto di lavoro. Il dilemma che noi abbiamo di fronte è anche frutto di un nostro errore che abbiamo fatto in passato. Abbiamo pensato che la destrutturazione delle regole sul lavoro fosse una cosa transitoria, ma poi abbiamo scoperto che transitoria non è”.

Camusso, prima riforma pubblica amministrazione è recupero legalità
“Noi vogliamo la riforma della pubblica amministrazione, sappiamo bene che in tante occasioni non funziona. È un punto di blocco, è stata il serbatoio dell’apertura alle esternalizzazioni, agli appalti e – lasciatemelo dire – agli affari. Ma se vogliamo davvero riformarla, allora dobbiamo andare sotto la superficie: magari parlare meno agli umori diretti della gente, ma dire molto del paese che vogliamo”. A dirlo è Susanna Camusso, parlando dal palco di Rimini in conclusione del XVII Congresso della Cgil. “Dobbiamo anche dire – ha aggiunto – che la sanità e l’istruzione devono rimanere pubbliche, ma dobbiamo anche parlare del ciclo integrato dei rifiuti. Occorre, infine, dare una risposta soprattutto al Mezzogiorno, dove in tanti territori non si sa cosa c’è sotto la superficie del terreno. Perché la prima riforma della pubblica amministrazione è riprenderne il controllo di legalità, degli appalti, delle concessioni”.

Camusso, precarietà è oggi grande questione del lavoro
“Il tema dei diritti è oggi la grande questione del lavoro. Va risolta solo per legge? O serve una nostra differente contrattazione che porti poi alla legge? Questo è il dilemma che abbiamo di fronte sul tema della precarietà”. A dirlo è Susanna Camusso, parlando dal palco di Rimini in conclusione del XVII Congresso della Cgil. “Nidil – ha aggiunto – è in difficoltà su questo: dobbiamo domandarci, allora, se tutto questo corrisponde alla struttura contrattuale attuale, che va cambiata, ad esempio nel settore aeroportuale dove ci sono una quarantina di contratti. È il segno della nostra difficoltà e della frantumazione del mondo del lavoro che abbiamo di fronte”.

Camusso: sulle pensioni impossibile battaglia senza Cisl e Uil
“Sulla riforma delle pensioni possiamo mantenere le nostre opinioni rispetto al passato, poi gli storici diranno. Ma sul futuro dobbiamo essere d’accordo: le ferite aperte con Cisl e Uil bruciano ancora, ma pensate che possiamo fare una battaglia da soli, senza subire nuovamente una bruciante sconfitta?”. Lo ha detto Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, nel suo discorso conclusivo al XVII congresso nazionale di Rimini.
“Allora – ha aggiunto – dobbiamo affrontare il tema del confronto, la necessità di ricostruire obiettivi comuni, ricordando a noi stessi che quelle organizzazioni non sono solo i loro segretari generali”. Ma anche dagli interventi di Bonanni e Angeletti Camusso ha colto aspetti positivi: “Non sono sufficienti a dire che abbiamo una piattaforma – ha affermato il segretario Cgil – ma certamente c’è un avanzamento importante, la disponibilità a dire che apriremo una vera e propria vertenza comune”.
Ancora sulle pensioni, Camusso ha aggiunto: “L’idea di tornare a quello che era prima della riforma è perdente, come lo è l’idea di mantenere il sistema così com’è, un sistema che non determina prospettiva né per giovani né per molti non più giovanissimi. E allora – ha concluso Camusso – bisogna immaginare una piattaforma che parta da un’idea di sistema solidale, che dà come prospettiva a tutti pensione decente”.

Camusso: serve norma europea su salario minimo
“Il salario minino è un tema da affrontare, ma con un’attenzione: se non cambia la legislazione europea, diventa un elemento di concorrenza tra i lavoratori”. Se, invece, “poniamo un punto che valga per tutta l’Europa”, allora possiamo fare sì che “questa diventi la proposta della confederazione europea dei sindacati, una norma europea sul salario minimo”.

Camusso, contrattazione per rilanciare Mezzogiorno
“Il Mezzogiorno non è nella piattaforma di questo paese. Se saranno mantenuti gli impegni che guardano al territorio, un esempio su tutti quelli sull’edilizia scolastica, in quel pezzo c’è anche il Mezzogiorno. C’è da ricostruire una linea sindacale che guardi alle zone industriali e a quelle che non lo sono. La legalità deve essere la caratteristica, perché siamo al punto in cui si rischia la vita nelle campagne contro il caporalato e nel nord dove le mafie sono sempre più presenti nelle dinamiche economiche”. A dirlo è il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, nel suo discorso conclusivo al XVII congresso della confederazione. E anche per il Mezzogiorno la contrattazione è lo strumento: “Segnali importanti ci sono, anche le Sud: penso alla vertenza dei forestali, che è passata dall’essere una vertenza su come reperire le risorse per pagare gli stipendi a un confronto sulla qualità del lavoro, del territorio, su un’idea di sviluppo. Facendo questo un passo in avanti è stato già fatto”.

Camusso: codice etico Cgil è suo statuto
La Cgil ‘il codice etico lo ha: è lo Statuto dell’organizzazione’. Lo ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso nelle sue conclusioni al congresso. “Non possiamo essere un’organizzazione dove se i risultati sono quelli che ci aspettiamo è tutto bello e trasparente, altrimenti se i risultati divergono dalle nostre aspettative insorgono dei dubbi. C’è un punto politico indiscutibile: la confederalità non può esistere se non si riconoscono i luoghi collettivi e non si trova tra di noi un punto d’incontro. C’è bisogno di grande unità nella nostra organizzazione, dove a decidere non siano solo due o tre dirigenti per tutti gli altri. Quel modello non mi appartiene, perchè per decidere ci vogliono luoghi collettivi e il luogo collettivo principale è il direttivo della Cgil”.

Camusso: Cgil casa comune, serve solidarietà interna
“Se il sindacato non sta bene, quando c’è tanta disoccupazione, serve solidarietà interna. Abbiamo bisogno di essere ‘casa comune’ e non un ‘appartamento’. Quel luogo in cui ci si sente parte prima della Cgil e poi della categoria. Se il lavoratore è in difficoltà, lo è indipendentemente dal lavoro che fa”. A dirlo è il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, nel suo discorso conclusivo al XVII congresso della confederazione.

Il Congresso “ha dato l’idea che da domani possiamo avviare la mobilitazione per gli ammortizzatori in deroga, aprire la vertenza sugli appalti, proporre una vera legge sull’evasione fiscale, costruire un’autentica solidarietà fra i lavoratori. L’idea, insomma, che sappiamo bene che vicende come quelle della Fiat e dell’articolo 8 pesano come macigni su di noi, ma abbiamo anche costruito tanto altro”.

Camusso: sul testo unico va rispettato il voto degli iscritti
“C’è grande voglia di cambiamento nella nostra organizzazione e questo è un elemento straordinariamente positivo, però occorre decidere in che verso si vuole il cambiamento. Io credo che tra gli strumenti che abbiamo c’è il testo unico sulla rappresentanza”. Lo ha detto Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, nel suo discorso conclusivo al XVII congresso nazionale di Rimini.

“Abbiamo tutti riconosciuto che bisognava discutere di più – ha aggiunto Camusso – anche se lo stiamo facendo dal 10 gennaio e, per non determinare barriere, il direttivo, che aveva preso una decisione, l’ha cambiata e ha scelto di fare la consultazione. Ma ora, fatta la consultazione, non possiamo continuare, altrimenti non esiste mai un punto di arrivo”.

“Io credo – ha detto ancora il segretario Cgil – che a un dirigente della nostra organizzazione non si possa chiedere di decidere che ci sono lavoratori che valgono di più o di meno, e non si possa chiedere nemmeno di contrapporre il voto dei lavoratori e quello degli iscritti. Abbiamo l’ambizione della rappresentanza generale, ma possiamo averla perché abbiamo quasi 6 milioni di iscritti”.

“Allora facciamo tutti un passo in avanti – ha concluso Camusso – non cancellando le opinioni differenti, cosa che non faremo mai, ma concentrandosi su come agisce l’organizzazione, sapendo che non esiste mai un accordo che determina la fine del percorso e che gli accordi si possono sempre migliorare ed estendere ad altri settori, ma nella consapevolezza che una volta chiesto il giudizio degli iscritti, non può essercene un altro nella pratica contrattuale”.

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