Megale: inaccettabili le proposte di Micheli

da sole24ore – La solidarietà espansiva tanto invocata da Abi e sindacati entra nell’agenda del governo. Ieri il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, nel corso della tavola rotonda «La nuova stagione di contrattazione» che ha chiuso il convegno Hr 2014 di Abi, al segretario generale della Fisac Cgil Agostino Megale, che gli chiedeva come mai non si riesca ad attivare questo strumento che potrebbe sbloccare il turnover nel settore (ma non solo), ha replicato: «Vedremo come fare. Per quanto riguarda il sottoscritto, si può fare». Tenendo conto, però, di come è fatta la contabilità pubblica, ha poi precisato. Il mondo del credito, gli ha ricordato il vicepresidente di Abi e presidente del Casl, Francesco Micheli, «cinque anni fa l’ha chiesta con molta determinazione. Per di più è uno strumento che non pesa sulla spesa pubblica. Ma le aziende non hanno risposte e finché la parte dell’apparato prevarrà, non si riuscirà a sbloccare la situazione».
La riforma della Pa, ribadita ieri come uno degli obiettivi del governo, potrebbe contenere quindi anche lo sblocco della strumentazione necessaria al credito e favorire così «quella staffetta generazionale che potrebbe dare un importante impulso all’occupazione nel settore», ha detto Megale. A una settimana dall’avvio delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei bancari, «le parti sono chiamate a fare un grande sforzo per riscrivere le regole», ricorda Micheli. Innovando nel metodo e nei contenuti. Il vicepresidente di Abi chiede al sindacato un cambio di passo e l’abbandono dei vecchi riti. Lo impongono la digitalizzazione, che costringerà a riqualificare le persone «altrimenti avremo un grosso problema», e la congiuntura. Gli esuberi, anche se la parola non viene mai pronunciata esplicitamente, sono sempre all’orizzonte. Non si vedono invece le risorse per questo contratto. «Bisogna fare i conti con la realtà, non ci sono fondi per sostenere i due livelli di contrattazione», continua Micheli. Parole inaccettabili per Megale. Pietro Ichino, membro della Commissione permanente lavoro, previdenza sociale del Senato, suggerisce di spingere l’acceleratore sul decentramento degli accordi interconfederali, «una leva fondamentale per la ripresa degli investimenti diretti stranieri esteri nel Paese», che deve tornare a fare «politica industriale». Senza però poter contare sugli investimenti pubblici, osserva il senatore.
Se si vuole fare ripartire il Paese, «tutte le parti dovrebbero dare il loro contributo per creare lavoro e crescita, due risultati che non arrivano per opera dello Spirito Santo», dice Megale. Potrebbe essere utile quella concertazione tanto discussa in questi tempi. Ichino fa però notare che «la concertazione funziona solo se gli obiettivi sono pienamente condivisi. Se c’è uno sfilacciamento delle posizioni, non serve». Il riferimento è all’attuale fase storica, ma non è in sintonia con quanto pensa Megale, che considera «la concertazione capace di produrre valore aggiunto per la democrazia». Micheli, che pure ne rileva il peso nella storia del Paese, osserva che «la concertazione oggi è sotto processo perché ha dato luogo a comportamenti non coerenti ed è in discussione per gli effetti deteriori». Certamente il credito, dove le parti sono sempre state lungimiranti, in questa fase sta cercando un terza gamba d’appoggio e una voce in capitolo nei processi di cambiamento che interessano il mondo del lavoro e il Paese.

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