Previdenza complementare, su gli iscritti. Ma la crisi fa sospendere i versamenti

By: Monica Arellano-Ongpin

da Repubblica.it – MILANO – Aumentano gli iscritti ai fondi pensione, che cioè cercano forme di risparmio complementari ai pilastri primari per rimpinguare l’assegno che riceveranno una volta usciti dal mondo del lavoro; ma l’effetto della crisi si fa sentire e in moltissimi casi, per 1,4 milioni di persone, l’anno scorso si è resa necessaria la sospensione dei versamenti. Sono le principali indicazioni che emergono dal rapporto della Covip, la Commissione che vigila sui fondi pensione e che – secondo le indicazioni del governo Renzi – è destinata a sparire per passare le sue funzioni a Bankitalia.

Crescono dunque gli iscritti ai fondi di previdenza complementare (+6,1% nel 2013 a quota 6,2 milioni), ma il passo avanti è dovuto al boom dei piani individuali pensionistici (i cosiddetti pip) mentre arretrano i fondi negoziali (-1%). I pip con un +18,9% raggiungono quota 2,3 milioni e sorpassano gli iscritti ai fondi negoziali (1.950.552, -1%). I primi sono forme di integrazione pensionistica a carattere individuale, ai quali può cioè aderire il singolo lavoratore o studente o casalingo, mentre i secondo sono quelli istituiti in base agli accordi che riguardano una categoria di lavoratori (ad esempio i metalmeccanici) e le imprese del loro settore. Al 31 marzo 2014 le adesioni ai fondi hanno raggiunto quota 6,3 milioni. Gli iscritti ai fondi aperti nel 2013 erano 984.584 con un aumento del 7,7% sull’anno precedente.

Quanto ai rendimenti offerti dagli strumenti di previdenza complementare, questi sono andati bene in generale

– ma soprattutto per i pip (+12,2%) – mentre i fondi aperti hanno regnato un +8,1% e i fondi negoziali un +5,4% (appena l’1,7% la rivalutazione del Tfr lasciato in azienda per l’anno). Alla fine del 2013 i fondi registrati alla Covip erano 510 con 116,4 miliardi di risparmio previdenziale gestito. Nel 2013 sono stati raccolti 12,5 miliardi di euro, di cui 5,2 miliardi provenienti da flussi di Tfr indirizzati alla previdenza complementare. Si contano 330 fondi pensione preesistenti al 1992, che totalizzano 50 miliardi di risparmio, il 40% del totale, 39 fondi pensione negoziali (per un totale di di 34,5 miliardi) 59 fondi pensione aperti (12 miliardi) e 81 pip (19,5 miliardi).

Quanto alle difficoltà economiche dell’anno passarto, sono stati censiti dalla Covip circa 1,4 milioni di cosiddetti ‘iscritti silenti’ ai fondi pensione, cioè coloro che “hanno sospeso ogni forma di contribuzione in conseguenza dell’aggravamento delle condizioni occupazionali del paese”. L’incidenza dei non versanti, si legge nella relazione annuale della Covip, è “contenuta nel comparto dei fondi negoziali (circa 200 mila iscritti) e dei fondi preesistenti (circa 100 mila iscritti), mentre risulta assai più significativa nelle forme promosse da intermediari finanziari e assicurativi, che totalizzano oltre un milione di non versanti”.

Il patrimonio investito dai fondi pensione, però, è di scarso supporto al tessuto produttivo italiano. I fondi hanno infatti a disposizione per gli investimenti 86,8 miliardi. Di questi, una parte cospicua, oltre il 61%, è costituito da titoli di debito: alla fine del 2013 avevano in portafoglio circa 24 miliardi di titoli di Stato italiani. Se si escludono Bot e Btp “la quota di patrimonio che le forme pensionistiche complementari destinano al supporto dell’economia italiana è limitata”, come sottolinea lo stesso presidente Covip, Rino Tarelli. I titoli emessi da imprese italiane nei loro portafogli è pari a 2,1 miliardi, di cui solo 700 milioni in titoli di capitale. I fondi pensione hanno poi in portafoglio 1,3 miliardi di quote di fondi immobiliari, in gran parte relativi a immobili in italia. Secondo Tarelli c’è quindi “un margine significativo” per ottimizzare le scelte di investimento dei fondi da diversificare nell’economia reale.

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