La Consob nelle mani di Vegas. Renzi non sceglie il terzo commissario

fonte: da Repubblica.it

Va bene incontrare gli investitori istituzionali a Piazza Affari, ma occuparsi dei mercati significa soprattutto fare in modo che funzionino. Nel 2007 il governo Prodi si è girato dall’altra parte e non ha guardato le banche italiane, azioniste di controllo, vendere l’intero mercato dei titoli quotati agli inglesi del London Stock Exchange. Ora sono più di cinque mesi che nessuno a Palazzo Chigi si interessa nemmeno più dell’Authority che vigila sul mercato, la Consob, tanto che nessuno che conta del governo si è presentato all’assemblea annuale. Sia Enrico Letta che il suo successore Matteo Renzi non hanno nominato il terzo commissario che dovrebbe affiancare l’unico commissario rimasto, Paolo Troiano, in passato vicesegretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri con i governi Berlusconi e Prodi. Una nomina che serve per compensare il potere del presidente Giuseppe Vegas, voluto al vertice dal duo Berlusconi-Tremonti. La vacanza non è più ammissibile, dopo che l’ex premier Mario Monti, folgorato dalla spending review, ha avuto l’idea di tagliare, nonostante il loro stipendio non sia pagato dallo Stato ma dai soggetti regolati, il numero dei commissari da cinque a tre. L’urgenza è dovuta all’inchiesta aperta a Milano sul fascicolo Unipol-Fonsai. Nella votazione avvenuta il 13 dicembre 2013 che ha dato il via libera alla fusione tra il gruppo assicurativo delle Coop rosse e quello della ex compagnia della famiglia Ligresti, da sempre vicino al Centro Destra, il commissario Michele Pezzinga ha espresso voto contrario, Troiano ha fatto finta di lavarsene le mani, astenendosi, mentre il presidente Vegas ha votato a favore. È passata la linea di Vegas, in quanto il voto del presidente in caso di parità vale doppio. Ora mancando un commissario, la parità è sempre garantita, trasformando di fatto la Consob in un regno assoluto nelle mani del suo presidente. La nomina deve partire dal ministero dell’Economia, passare per il parere consultivo (non vincolante) delle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, e per la firma definitiva dal Presidente della Repubblica. In realtà lo sceglie Renzi, che innamorato del colore rosa più che delle competenze e dei conflitti di interessi, ha lasciato trapelare i nomi di due possibili candidate: Magda Bianco, economista di Bankitalia distaccata al ministero dell’Economia, e Marina Brogi, docente della Luiss. Su quest’ultima, membro di diversi consigli di amministrazione di società quotate, pesa però un possibile conflitto di interessi. Oggi siede nel Consiglio di sorveglianza di Ubi, l’istituto finito nel mirino della stessa Consob per un possibile patto occulto tra la componente bergamasca della banca guidata da Emilio Zanetti e quella bresciana guidata da Giovanni Bazoli. E da commissario si troverebbe a gestire il dossier sulla sua ex banca. (29 maggio 2014)