Camusso ricorda Patto di Roma, sfida oggi è rappresentare intero mondo del lavoro

“Democrazia e lavoro, un legame indissolubile sul quale è stata costruita la storia del sindacato italiano”. Così il Segreatario Generale della CGIL, Susanna Camusso ha aperto il suo intervento all’iniziativa ‘4 giugno 1944: il Patto di Roma, un sindacato libero in un’Italia liberata’, che si è tenuta quest’oggi a Roma. Un’iniziativa promossa dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio insieme alla Fondazione Giulio Pastore e alla Fondazione Bruno Buozzi a settant’anni dalla firma del Patto di Roma che decretava la rinascita del sindacato libero e la ricostituzione della CGIL unitaria.

All’iniziativa, presieduta dal segretario della Fondazione Di Vittorio, Carlo Ghezzi, sono intervenuti: il presidente della Fondazione Buozzi, Giorgio Benvenuto, il presidente della Fondazione Pastore, Aldo Carera, Pietro Craveri, storico dell’Università La Sapienza di Roma, il giornalista Emanuele Macaluso, il direttore del Censis, Giuseppe De Rita e i leader di CGIL, CISL e UIL, Camusso, Bonanni e Angeletti.

Nel corso del suo intervento il Segretario Generale della CGIL ha ripercorso le trasformazioni del rapporto sindacato-politica dal secondo dopoguerra ad oggi. Dopo la Liberazione, ha sottolineato Camusso, il sindacato è rinato in un contesto in cui “la politica determinava le condizioni economiche del Paese, c’era un rapporto diretto tra governo dell’economia e le condizioni dei lavoratori”. Quello che manca, ormai da tempo “è un nuovo progetto per il Paese”. L’idea della ricostruzione dell’Italia, attraversata sempre più dalle disuguaglianze dovute a 6 anni di crisi, deve essere affidata al Paese stesso e non unicamente al mondo della finanza e delle imprese: “bisogna creare lavoro e decidere quali sono gli investimenti da fare utilizzando le risorse che si hanno a disposizione, solo così sarà possibile rinnovare il Paese”.

Oggi è cambiato il rapporto tra Governo e parti sociali, secondo Camusso “c’è un nuovo tema di autonomia” perché, se per le politiche non è più scontato che il mondo del lavoro sia “un blocco sociale di riferimento, il sindacato deve avere nei confronti del governo un atteggiamento diverso da quello delle stagioni precedenti: bisogna attuare una straordinaria risindacalizzazione delle politiche di rappresentanza del mondo del lavoro. Se il governo diventa imprenditore oltre che soggetto politico (es: privatizzazioni), allora il confronto diventa una vertenza sindacale, non un problema di giudizio politico”.

“Se nel ’44 il punto fondamentale era determinare l’unità delle organizzazioni sindacali per ricostruire il sindacato e la rappresentanza dei lavoratori dopo il fascismo, oggi la sfida per i sindacati – ha concluso Camusso – è quella di riuscire a rappresentare tutte le differenti condizioni dei lavoratori”.

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