Matteotti a novant’anni dalla morte

da Fondazione Di VagnoIl 30 maggio 1924 in Parlamento si vota la convalida degli eletti formalizzando la regolarità delle elezioni: Matteotti con un celebre discorso contesta i risultati, accusando i fascisti di brogli elettorali. Al termine di questo celebre discorso, dopo le congratulazioni dei suoi compagni di partito, Giacomo Matteotti risponde con le parole: “Io il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me”.

È il 10 giugno del 1924. Sono da poco passate le quattro del pomeriggio e, passando dal Lungo Tevere Romano, Giacomo Matteotti si sta recando a Montecitorio.
Una macchina con a bordo Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo, tutti membri della polizia fascista, si avvicina al deputato socialista.
I cinque fascisti aggrediscono Matteotti e dopo una lunga colluttazione lo caricano in macchina.

Dopo essere stato pestato a sangue, Matteotti viene accoltellato sotto l’ascella e al torace da Giuseppe Viola. Il corpo viene portato sulla via Flaminia e seppellito lontano dal centro della capitale. Verrà ritrovato solo il 16 agosto dello stesso anno.

Matteotti, eletto per la prima volta come Deputato al Parlamento italiano 1919, è un socialista riformista: non crede nei cambiamenti violenti e rivoluzionari, bensì in quelli più democratici da realizzarsi gradualmente nelle amministrazioni locali e nell’impegno sindacale. Amministratore pubblico competente , abile organizzatore sia nell’attività politica, fu vicino alla povera gene del suo Polesine.
Condusse nel 1923 una campagna contro i soprusi del fascismo nascente che non ebbero remora a sciogliere migliaia di amministrazioni comunali elette democraticamente – fra cui diverse centinaia nella Puglia – con una unica pretestuosa motivazione. Nel suo breve saggio “una anno di dominazione fascista” documentò gli abusi del fascismo conversanese ai danni della Farmacia Panaro, dell’esercizio commerciale di Federico Gigante ed altri.

Matteotti nel 1921 nel “corridoio dei passi perduti” della Camera dei deputati fu materialmente difeso dal giovane parlamentare Giuseppe Di Vagno dal tentativo di aggressione di un collega fascista.
Il destino li ha accomunati nel tragico epilogo della loro vita e nell’aspirazione alla libertà.
Li ricordiamo per questo, e anche memori che l’ “oblio uccide due volte”.

clicca qui per il video tratto dal Film il Delitto Matteotti

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