Sindacati a Montecitorio per ammortizzatori sociali in deroga. Prossimo appuntamento il 24 luglio

Prima giornata di mobilitazione unitaria in Piazza Montecitorio a Roma dove questa mattina CGIL, CISL e UIL delle regioni del Nord Italia (Piemonte, Lombardia,Liguria, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria) hanno dato vita ad un presidio, che proseguirà giovedì 24 luglio con le Regioni del centro, sud e isole, per rivendicare le risorse economiche promesse a copertura degli ammortizzatori in deroga.

Sono 60mila, secondo i sindacati, i lavoratori cosiddetti ‘derogati’ che nel 2014 potrebbero non riuscire a rientrare nei nuovi criteri previsti dalla bozza di decreto interministeriale sugli ammortizzatori sociali in deroga, e quindi licenziabili. “Dei 148 mila lavoratori coperti da questi strumenti sarebbero a rischio tra i 48 e 65 mila” ha spiegato il segretario confederale Cgil, Serena Sorrentino presente al presidio. I principi stabiliti nel decreto, infatti, riducono da 12 a 8 i mesi di copertura e limitano la possibilità di ricorso allo strumento, inserendo vincoli per imprese e lavoratori. Inoltre, ha sottolineato Sorrentino, la platea dei lavoratori coperti attraverso ammortizzatori sociali in deroga è già stata ristretta dagli “accordi presi a livello regionale”.

Sono i leader di CGIL, CISL e UIL, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti a lanciare l’allarme da Piazza Montecitorio: “manca ancora 1 mld per coprire il 2014. I 400 mln appena promessi dal ministro Poletti sono solo una piccola tranche”. I sindacati chiedono quindi al governo, di riportare al centro dell’agenda temi dell’economia per contrastare la disoccupazione e il drammatico calo dei consumi.

Il governo “o mette in agenda, come priorità, il tema della disoccupazione o tutti i ragionamenti sulla crescita sono inutili”. Così Susanna Camusso, parlando dal palco in Piazza Montecitorio. Secondo il Segretario Generale della CGIL si tratta di una scelta da fare subito: “In questi giorni”. E oltre al “problema della Cassa Integrazione e della mobilità in deroga” ci sono anche “le norme previdenziali che impediscono il turnover”. Il vincolo dei 67 anni per chi deve andare in pensione ha detto Camusso “penalizza chi vorrebbe uscire prima e rallenta il turnover, non è razionale puntare a un modello contributivo e spingere l’età pensionabile sempre più avanti”.
Tra gli strumenti che potrebbero aiutare ci sono “i contratti di solidarietà, che andrebbero utilizzati in maniera più espansiva per favorire la staffetta generazionale”. Inoltre, ha aggiunto Camusso, di fronte alle “continue ristrutturazioni aziendali, con il conseguente restringimento della base occupazionale, tra cui anche imprese pubbliche come l’Eni, il governo deve dirci cosa vuole fare, noi proponiamo di utilizzare i dividendi per fare investimenti”. Infine, il Segretario generale della CGIL si è rivolto al Presidente del Consiglio nella qualità di guida del semestre europeo “vada dalla cancelliera Merkel, non possiamo continuare a giocare ad ammazzare le aziende italiane”, ha concluso.

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