Banco Napoli Bari: il sapore della libertà

A febbraio del 2012 la R.S.A. Fisac/Cgil del Banco di Napoli di Bari diffuse il comunicato “IL SAPORE DELLA LIBERTA’” in risposta all’ennesimo attacco all’art. 18. Il comunicato è purtroppo ancora oggi più che mai attuale. Lo diffondiamo pertanto ancora una volta senza la necessità di alcuna modifica, ricordando che il 25 ottobre la CGIL ha organizzato una grande manifestazione a Roma in opposizione ad una riforma del mercato del lavoro che anziché estendere i diritti li toglie a giovani e anziani ed elimina quella grande norma di civiltà che ancora oggi prevede il divieto di licenziare in mancanza di una giusta causa.

I dati diffusi il 9 febbraio dalla Cgia di Mestre ci dicono che il 65% dei lavoratori è coperto dalle tutele dell’art. 18 smentendo chi, a scopo di propaganda, continua ad affermare che l’articolo 18 è una norma che vale solo per una minoranza di lavoratori sminuendone così strumentalmente il valore e la portata.
L’art. 18 non è solo una norma di civiltà, ma è presidio fondamentale ai principi inalienabili di libertà.
Al termine “Libertà” non si può attribuire un significato di valore assoluto. Quando pensiamo o parliamo di Libertà, la nostra mente non si rifà a concetti del tipo: libertà di rubare, libertà di truffare, libertà di uccidere. Il nostro pensiero volge, in via naturale, verso altri ideali quali: libertà di pensiero, libertà di parola, libertà di cura, libertà di culto. E’ peraltro indiscutibile che il significato associato istintivamente dalla nostra mente al concetto di Libertà, non è stato sempre lo stesso nel corso della Storia ed ancor oggi in alcune parti del mondo viene ricondotto anche ad idee diverse e per noi inaccettabili, quali appunto: libertà di rubare, libertà di truffare e persino libertà di uccidere. E’evidente che queste enormi discordanze rivengono da differenti processi culturali di formazione delle coscienze. Che tipo di libertà è quella di poter licenziare o essere licenziati senza giusta causa? Che tipo di libertà è l’accordo “libero” tra datore di lavoro e lavoratore?
E’in virtù di queste considerazioni che riteniamo gravissimo il progetto d’intervento sull’art. 18 non solo per motivi strettamente sindacali. La “demolizione” dei diritti, avrebbe un effetto devastante anche e soprattutto sul piano culturale e della formazione delle coscienze attraverso l’assioma: la dignità della Persona è soccombente rispetto alle esigenze del mercato e del profitto.
Il progetto di destrutturazione della norma con l’abolizione del diritto al reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo, ipotizzato nel corso della trattativa sulla riforma del Mercato del Lavoro, vorrebbe affermare l’idea pseudo-liberista, demagogica e populista secondo la quale la libertà assoluta in un Mercato del Lavoro immune da qualsiasi forma di appartenenza o tutela collettiva, svincolato dalle – come le definisce qualcuno – “pastoie burocratiche” e da “lacci e laccioli”, che ponga datore di lavoro e lavoratore sullo stesso piano, vedrebbe la piena affermazione e l’esaltazione della libertà individuale e consentirebbe l’avvio di un ciclo virtuoso che creerebbe nuovi posti di lavoro.
Noi la pensiamo diversamente: questa sarebbe, invece, la negazione assoluta della vera libertà, in un mercato dove inevitabilmente le ragioni del più forte sarebbero le uniche a prevalere.
LA LIBERTA’ NON E’ UNA CONDIZIONE ASTRATTA
Come può essere libero l’Uomo cui si dice:”Io ti posso licenziare in qualsiasi momento senza motivo!”?
C’è libertà se la Persona è trattata alla stregua di una merce, tanto da poterle dire:”Ti do quattro soldi e te ne vai perché ora qui sei di troppo!”?
Riformare il Mercato del Lavoro è prioritario, poiché sappiamo che ci sono fasce di Lavoratori pressoché prive di tutele, sappiamo anche che esiste il diritto del disoccupato ad avere un lavoro e doverosa è la ricerca di soluzioni. La CGIL come sempre farà la sua parte, proponendo e ricercando nuove strade ma contemporaneamente vigilando affinché non vi siano deroghe ai principi fondamentali della dignità dell’Uomo, principi ai quali si riconducono le radici più profonde dei diritti di libertà. Sopprimendo i diritti della persona e riducendo il valore dell’Uomo a merce scambiata col denaro si violenterebbero le coscienze. Si ridurrebbe in concreto la libertà di tutti.
LA CGIL E’ IMPEGNATA A SALVAGUARDARE LA SOSTANZA DELL’ART. 18 CONTRO L’ENNESIMO ATTACCO, A DIFESA DEL BENE INESTIMABILE CHE NON VOGLIAMO PERDERE NE’ DIMENTICARE:
IL SAPORE DELLA LIBERTA’
Bari, 10 febbraio 2012