Jobs Act e politiche attive. E Italia Lavoro?

Il Disegno di Legge Delega di riforma del mercato del lavoro introduce, fra le altre cose, l’istituzione di una Agenzia Nazionale per l’Occupazione “allo scopo di garantire la fruizione dei servizi essenziali in materia di politica attiva del lavoro su tutto il territorio nazionale”.
L’eclatante sproporzione fra operatori dei servizi per il lavoro e cittadini che necessitano di tali servizi, tuttavia, rischia di vanificare lo scopo.
Se si aggiunge che il tutto dovrà avvenire “senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”, allora viene naturale chiedersi: non sarebbe necessario e doveroso, nella situazione di emergenza occupazionale che il paese sta vivendo, valorizzare pienamente le esperienze, le competenze e le risorse umane esistenti?
Italia Lavoro ha svolto, e tutt’ora svolge, un ruolo di primo piano nel settore. Fa da collante tra i diversi livelli di governo e le strutture operative delle politiche del lavoro, fornisce assistenza agli enti locali nella definizione delle politiche attive e passive, opera a stretto contatto con scuole ed università per migliorare la transizione dal sistema scolastico-formativo al lavoro, sostiene il rafforzamento dei Servizi pubblici per l’Impiego, accompagna la progettazione e l’erogazione di servizi personalizzati ai lavoratori svantaggiati (percettori di ammortizzatori sociali, giovani, donne, immigrati e disabili).
Eppure ad oggi non vi sono né risorse per garantire la continuità delle attività e dei contratti del personale impegnato, né indicazioni su ciò che accadrà dopo il prossimo 31 dicembre, data di scadenza del finanziamento PON – FSE 2007-2013.
Ad alimentare ulteriormente il già elevato livello di preoccupazione, si aggiunge l’incomprensibile mancanza di chiarezza su quello che sarà l’assetto delle politiche del lavoro con la nuova Agenzia Nazionale per l’Occupazione, del ruolo che Italia Lavoro potrebbe avere nel nuovo assetto, nonché l’assoluta mancanza di coinvolgimento di chi pure avrebbe titolo ad essere coinvolto nella definizione del suo ruolo e della sua missione.
Cosa riserva quindi il futuro? Si sta pensando di rinunciare a Italia Lavoro?
Parliamo di 1.200 professionisti – 360 dipendenti a tempo indeterminato e oltre 800 collaboratori o tempi determinati – in possesso di un know-how difficilmente reperibile sul mercato. In tempi, peraltro, in cui questa expertise è indispensabile.
Sarebbe bene che qualcuno cominciasse a porsi queste domande e, soprattutto, a darvi risposta.
Per evitare che il tempo scorra invano e, nella migliore tradizionale nazionale, chi dovrebbe affrontare la questione la accantoni per pigrizia intellettuale o disinteresse, i lavoratori di Italia Lavoro dedicheranno la mattinata del 22 ottobre ad uno sciopero di 4 ore con presidio davanti alla sede del Ministero del Lavoro di Via Veneto.

RSA Fisac, Nidil CGIL, Fiba, Felsa CISL, Uilca, UIL, FABI

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