16 Novembre: giornata della tolleranza

By: Internet Archive Book ImagesFlickr Commons
Nel 1763 il celebre filosofo francese Voltaire scriveva un Trattato sulla Tolleranza. Le sue riflessioni sulla libertà di credo e sul rispetto delle opinioni, espresse con l’acume e l’ironia che caratterizzava questo scrittore, sono ancora attualissime perché la tolleranza è un esigenza che non conosce confini territoriali e temporali. Quando, più di duecento anni dopo, nel 1995, l’UNESCO adottò la “Dichiarazione dei Principi sulla Tolleranza” proclamando il 16 novembre giornata internazionale dedicata al tema, il bisogno di tolleranza nel mondo era ancora un esigenza ampiamente insoddisfatta e nel giorno della sua annuale celebrazione possiamo affermare che l’umanità deve ancora fare un lungo percorso su questa strada.

La parola tolleranza indica la capacità collettiva e individuale di vivere pacificamente con coloro che credono e agiscono in maniera diversa dalla propria, in ambito sociale, culturale e religioso. Le diversità che caratterizzano il genere umano sono un’opportunità ed una ricchezza in termini evolutivi oltre che sociali. Le popolazioni sono naturalmente ed intrinsecamente diverse, per razza, cultura e religioni e l’esistenza di comunità miste in tutte le regioni del mondo consente alla società di evolvere e migliorare. Ma la sopravvivenza di queste comunità miste è possibile solo in un clima di tolleranza. Lo stesso avviene a livello individuale, nell’ambito di una stessa comunità o nazione: le diversità tra persone sono la regola e la tolleranza è il solo modo per far convivere le diverse forme di sentire a livello religioso, culturale e sessuale. La tolleranza è quindi alla base dei diritti umani universali e delle libertà fondamentali, strumento di pace e motore intellettuale.

Purtroppo il mondo si confronta invece quotidianamente con la guerra ed il terrorismo, con la pulizia etnica ed i crimini contro l’umanità, con la discriminazione nei confronti delle minoranze e dei migranti e con una serie di altri abusi contro gli esseri umani che non risparmiano neppure i bambini.
Questi conflitti sono frutto non solo dell’avidità economica (alla base di quasi tutti i conflitti) ma anche dell’ignoranza e dell’intolleranza, ad essa strettamente collegata: intolleranza nei confronti delle altre religioni, del diverso, del lontano, di ciò che non si conosce. Il miglior modo per contrastare questo orrore è una società civile che faccia della diversità culturale, dello sviluppo sostenibile e dell’educazione alla tolleranza e alla pace un proprio impegno. Ma tollerare non vuol dire subire passivamente o assistere inattivi alla violenza di persone, gruppi o popolazioni che fanno dell’intolleranza la loro bandiera, perché la tolleranza è un modo di essere che si nutre di reciprocità. Certo la misura e l’entità della reazione è un punto di equilibrio difficile da raggiungere, sia a livello individuale che sociale o politico e anche per questo il cammino della tolleranza è così difficile.

Quella di oggi è un’occasione per ricordare non solo a noi, membri della società civile, ma anche ai Governi, che la tolleranza non è solo un dovere morale ma rappresenta un imperativo politico che gli Stati sono chiamati a promuovere attraverso una legislazione che garantisca pari opportunità e dignità a tutti i membri della società. Ed è anche l’occasione per prendere con noi stessi l’impegno di educare i nostri figli alla tolleranza. Perché è un valore universale che è alla base degli altri valori fondanti per un mondo migliore.

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