Camusso a Repubblica alla vigilia dello #sciopero generale

da Repubblica.it – ROMA – “Non credo che la decisione sia stata presa in solitudine, perché è un atto grave. La nostra risposta è in atto, con forme di protesta e di denuncia. Chiediamo la revoca della precettazione. Se il governo la dovesse mantenere, la rispetteremo, ma è atto grave”. Susanna Camusso, ospite del videoforum di Repubblica Tv, reagisce così alla decisione del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, di richiamare al lavoro i ferrovieri che venerdì avrebbero aderito allo sciopero generale indetto da Cgil e Uil contro Jobs act, legge di stabilità, politiche economiche e industriali, mancato rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici.

“Stiamo valutando – aggiunge Camusso -, non finisce lì perché secondo noi si viola la legge e c’è un uso strumentale della legge. Ma non abbiamo ancora avuto il testo dell’ordinanza, che valuteremo. Lo abbiamo appreso dai giornali. Vorrei sottolineare come le procedure non siano rispettatre, con atti unilaterali che alzano i toni del conflitto”. Il segretario generale della Cgil venerdì mattina parlerà a Torino, ma la manifestazione, connotata dallo slogan “Così non va”, si estenderà a oltre 50 piazze italiane. 

In 20 anni di Berlusconi mai tanti scioperi come contro Renzi.
“Non è vero, la lunga stagione dei governi di centrodestra è coincisa col maggior numero di scioperi. Li abbiamo sempre contrastati. Poi capisco, la domanda è legittima da chi ha sperato che Renzi fosse il grande cambiamento. Ma in nome della speranza ci prendiamno i licenziamenti senza giusta causa? Sono sentimenti che attraversano tutto il popolo della Cgil e dei lavoratori. Il mondo del lavoro non può rinunciare a lavoro e diritti”. 

Molti pensano: togliere le tutele basta che ci sia lavoro
“E’ un Paese che ha scelto di competere solo sulla riduzione dei costi, con un lavoro che costi meno e non abbia diritti. E’ un’illusione che va rispettata nelle singole persone, la povertà induce a certi comportamenti. Ma la responsabilità deve essere che per quella via il nostro Paese è diventato fragile. Il peso dei vincoli per l’entrata nell’euro, lo spostamento di investimenti… Ci sono tutti gli elementi per dire che per quella strada si arriva a forme di schiavitù e guerra tra i poveri”.

Anche i precari meritano di essere rappresentati.
“Noi abbiamo detto al governo, ricevendo disprezzo: abbiamo bisogno di ricostruire il lavoro in Italia. C’è poco lavoro rispetto alla domanda, lo dicono le cifre. La scelta dovrebbe essere di investire, partendo dagli investimenti pubblici. E tutte le risorse andrebbero indirizzate lì. E se si riduce il lavoro si riducono i diritti. In Italia c’è anche un fenomeno nuovo: milioni di persone che con un lavoro, anche a tempo pieno, sono comunque sulla soglia della povertà. Non vediamno nelle politiche del governo come si distribuisca la ricchezza per generare il lavoro. Si può reagire contrastando l’austerità non solo dicendolo in Europa, ma facendolo anche in Italia. Mentre c’è questa strana dicotomia”. 

Dipendenti pubblici che scioperano “solo” per il contratto. E attacchi al “senso di responsabilità” di chi nel Pd ha votato il Jobs Act, in riferimento soprattutto alla minoranza dem. Un elenco di “tradimenti”.
“E’ l’effetto di una situazione, un mondo del lavoro che ha una sua proposta, che va in conflitto con chi faceva del lavoro il suo riferimento centrale. Questa frammentazione non fa bene a nessuno, il governo fa male ad alimentarla. Ma è questo il grande tema: il lavoro non ha rappresentanza politica, quindi cambia anche il rapporto tra le organizzazioni sindacali e i partiti. Mi ricordavano una preoccupante assonanza: il Codice del lavoro del 1927 diceva che per il licenziamento ingiusto c’è l’indennizzo, si torna a quella logica col Jobs Act. Ma non tutto è monetizzabile, la dignità delle persone ad esempio”.

Uno studio della Uil dimostra che le misure del Jobs Act incentiveranno a licenziare piuttosto che ad assumere.
“C’è una strana e poco trasparente discussione sui decreti attuativi del Jobs Act. Dopo aver deciso che la strada è la monetizzazione, si discute su come risparmiare. E se tutto si gioca sulle risorse, da un lato si dà un vantaggio alle imprese che licenziano, che hanno sgravi e pagano poco chi sarà assunto dopo. Ma con le tutele crescenti, cresce nel tempo anche l’indennizzo da corrispondere ai nuovi assunti in caso di licenziamento. Il che invoglia a interropmpere quel rapporto il prima possibile. Vedo che una parte del Parlamento si è accorto di questo. E, in un Paese normale, dovrebbe essere obbligato a cambiare quello schema”. 

Assieme allo sciopero generale, non ci vorrebbe anche altro tipo di sciopero, quello dei consumi?

“La domanda della lettrice arriva da una parte del Paese che ci comunica il senso di abbandono che si prova oggi. Anche noi ci interroghiamo su forme diverse. Ma nello specifico, lo sciopero dei consumi è già in atto. Forme alternative di mobilitazione, un ottimo suggerimento. Ma credo che vista la situazione si debba sperimentare in altre direzioni”.

Lo sciopero è rivolto a una lunga serie di temi, un pacchetto vasto. Su quale di quei temi vorrebbe ottenere una risposta positiva?

“Sul lavoro, un cambiamento di impostazione che metta tutte le risorse e le enrgie a disposizione del lavoro, per il futuro. Dando concretezza a quel senso di speranza che il governo intende dare”. 

Ma anche sulla qualità del lavoro, per dare speranza a tutti quei giovani costretti a fuggire dall’Italia per essere apprezzati per preparazione e talento.
“Lavoro e qualità vanno insieme. Nel contrasto all’idea del lavoro senza diritti, è implicita l’idea della qualità. Si può costruire un percorso. Si potrebbe utilizzare la flessibilità nell’uscita pensionistica. Ma è fondamentale creare lavoro”.

Colpisce che due donne alla testa dei sindacati, Camusso e Furlan, nuova segretaria della Cisl, non siano riuscite a creare un’intesa. Lei non ha escluso che su alcuni temi si possa parlare con la Cgil. Strano, considerando che la Cisl non è affatto morbida con Renzi.
“Infatti, credo che da parte della Cisl ci sia una pregiudiziale, non sui contenuti ma sul ‘non ci si può mobilitare’. Ma io dico che non ci si può nemmeno rassegnare. Se si crede che con un’intervista arrivino risposte positive non andiamo da nessuna parte. Ci siamo sentiti rimproverare che quando al governo c’era Monti abbiamo fatto poco. Di fronte a un simile attacco, non si può restare fermi. La Cisl non capisce che i nostri iscritti non comprenderebbero una mancata risposta, lo interpreterebbero come rassegnazione”. 

Forse sarebbe stato necessario un aproccio diverso. Ovvero, la Cisl che va allo sciopero “insieme” alla Cgil, non “aderisce” allo sciopero Cgil.
“In realtà, noi abbiamo discusso molto. La nostra idea è stata proposta, ma c’è un tempo per fare le cose. E quel tempo è adesso. Se non ci sono risposte bisogna trarre le conseguenze. Se i lavoratori hanno diritto, bisogna scegliere se esercitare le proprie capacità di pressione per cambiare le politiche o stare un passo indietro. INoi abbiamo scelto di fare il passo avanti. Il governo Renzi non può non sapere che si sono cumulati degli effetti che provocano la reazione delle persone”.

Il suo giudizio su Renzi.
“Penso che abbia il merito di avere acceso una grande speranza in questo Paese. Adesso non la trasformi in paura evocando la Troika. Evocare quella speranza è stata anche la sua fortuna. Ora la traduca in lavoro”.

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