Agcom: Ma l’AGCOM sta per chiudere?

Le ultime decisioni dei vertici dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni

La delibera n. 569/14/CONS recante “Modifiche e integrazioni al Regolamento di organizzazione e funzionamento dell’Autorità” riporta: “SENTITE le Organizzazioni sindacali in data 7 novembre 2014 e acquisite le osservazioni espresse dalle medesime”.

Siamo francamente stanchi di stratagemmi da azzeccagarbugli e di giochini di prestigio per ribaltare la realtà. A queste Organizzazioni sindacali non risulta di essere state preventivamente informate circa le modifiche organizzative che i vertici AGCOM intendevano realizzare, né di avere fornito osservazioni nel merito. Tale circostanza dovrebbe del resto essere stata formalizzata dalla redazione del relativo processo verbale che, per quanto è dato di sapere a queste Organizzazioni, non esiste.

Vero è invece che i vertici di questa Autorità si sono caparbiamente sottratti ad ogni costruttivo confronto con le Organizzazioni sindacali e che discutibili e preoccupanti sono i comportamenti e le determinazioni assunte in relazione ad una pluralità di temi.

Tralasciando qui ogni valutazione sulla relativa efficacia, il nuovo assetto organizzativo dell’Autorità, deciso dopo mesi di studi e riflessioni, risulta quantomeno incoerente con gli obiettivi nazionali di contenimento della spesa.

L’articolo 2 della legge n. 135/2012 recante disposizioni urgenti per la spending review obbliga le Amministrazioni alla riduzione degli uffici dirigenziali, di livello generale e di livello non generale, in misura non inferiore al 20 per cento di quelli esistenti.

Il Consiglio dell’AGCOM ha sì ridotto gli uffici dirigenziali di livello non generale, ma ha aumentato quelli di livello generale, prevedendo peraltro ben 4 dirigenti di livello generale, pagati quindi per tali, a svolgere unicamente compiti di collaborazione al Segretario Generale (i due vice-Segretari Generali) e al Consiglio (Consigliere per l’innovazione tecnologica e Consigliere per le politiche dei consumatori ed i rapporti con i consumatori).

Sembra inoltre che il Consiglio stia per promuovere 7 dirigenti di livello non generale a vice direttori: evidentemente senza l’assistenza di un vicedirettore, i direttori generali di questa Autorità, pur con l’aiuto di 2/3 dirigenti di cui si avvalgono in media, non sono in grado di coordinare efficacemente 22 lavoratori, tra funzionari e operativi (!!!). Ma questi vicedirettori svolgeranno i loro incarichi “a gratis”??? Non crediamo proprio…

Contrariamente quindi agli obiettivi di spending review, con l’entrata in vigore della nuova organizzazione (15 gennaio 2015), i costi del personale lieviteranno a causa della maggior spesa per i livelli dirigenziali.

Questa condotta evidenzia nella sua pienezza le contraddizioni del management AGCOM: non si capisce il motivo per cui è stato affidato un incarico di circa 100.000 euro ad un consulente le cui conclusioni evidenziavano innanzitutto l’eccessiva ingerenza del Consiglio nella gestione amministrativa dell’AGCOM ed una esuberanza di personale dirigente, per poi decidere l’adozione di un modello organizzativo orientato in tal senso e che si caratterizza per l’aumento, nella quantità e nella spesa, dei dirigenti!

Siamo proprio ad un effetto paradosso: si utilizza un consulente ben pagato per mettere in atto il contrario di quello che il consulente ha suggerito!!!

Delle due l’una: è stata uno spreco la spesa per il consulente o è uno spreco quello che si sta realizzando oggi?

Comunque sia si tratta di sprechi comunque inaccettabili per i lavoratori che in nome della spending review devono accettare tagli al trattamento economico e sono esposti a rischi rispetto alla propria sede.

Non meno discutibili appaiono le decisioni del Consiglio in relazione alla riduzione del trattamento economico accessorio del personale, previsto dal 5 comma dell’articolo 22 della legge n. 114/2014.

Un semplice esercizio di simulazione per valutare l’impatto delle decisioni assunte con la delibera 566/14/CONS evidenzia che:

· Il taglio del trattamento accessorio incide in misura di gran lunga maggiore sul personale non dirigenziale della struttura;

· Sensibilmente minori le riduzioni applicate ai dirigenti, ma soprattutto agli staff dei Commissari per i quali il taglio varia tra il 3% e l’8%.

Può il Consiglio dell’AGCOM, senza un minimo confronto con le parti sociali che hanno anche un ruolo di controllo e di bilanciamento, in preda ad un vero e proprio delirio di onnipotenza, continuare ad operare palesi discriminazioni tra i lavoratori, continuando a privilegiare le qualifiche più alte e coloro che sono stati chiamati direttamente dai Commissari senza un pubblico concorso?

Infine per quanto riguarda le sedi dell’AGCOM e la disposizione del comma 9, articolo 22, della legge n. 114/2014, rileviamo che

· A Roma si tratta quotidianamente con la proprietà per restare nella costosissima sede di Via Isonzo.
· A Napoli si pensa di lasciare la sede del Centro direzionale che, per inciso, costa meno della metà di quella di Roma e ci sono ingiustificati ritardi nelle interlocuzioni con il Comune che ha messo a disposizione diversi immobili per le esigenze funzionali dell’AGCOM.

Ma i Commissari ed il Presidente dell’Autorità sono consapevoli della crisi profonda economica, sociale e morale che il paese vive e che impone a tutti noi comportamenti responsabili e giusti orientati alla buona amministrazione delle risorse disponibili?

RSA AGCOM

FISAC CGIL FIBA CISL UILCA

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