Lazio – Direttivo Roma COL del 19 gennaio 2015

RELAZIONE DIRETTIVO 19 GENNAIO 2015   del Segretario Generale di Roma COL Giancarlo Ilari

Abbiamo parlato del bilancio preventivo che non èsolo una serie di numeri ma una indicazione sulle cose da fare. Siamo ad un calo delle entrate dovuto principalmente agli esodi ed alle uscite dal settore ed allora il proselitismo diventa fondamentale come dovremo dare piùimportanza alla continuitàdell’iscrizione di chi va in pensione e su questo vedremo di mettere in campo un progetto continuità con l’INCA.  Ma è  evidente che in questa situazione saràfondamentale un uso responsabile e trasparente delle risorse, sarànecessario destinare risorse alla formazione alle iniziative come manifestazione e presidi visto lo scontro in atto con il governo, le controparti a tutti i livelli e la crisi con le ristrutturazioni di cui sentirete parlare nella relazione e negli interventi. E poi la vertenza con ABI e le assemblee dei prossimi giorni con lo sciopero e manifestazione del 30.

 Prima di affrontare questi temi volevo partire con questa relazione soffermandomi brevemente sui temi internazionali.

 Quello che èavvenuto in Francia ci ha sconvolti tutti e ci interroga su come evitare di richiuderci nelle scelte identitarie. Ciòche avviene sui campi di battaglia della Nigeria e in Africa, della Siria e nel Medio Oriente ci mette difronte alla follia del fondamentalismo religioso che ha scatenato un attacco alla libertà, alla laicitàalle donne, per il potere in zone strategiche del mondo. Ma  ci mette difronte anche ai nostri errori, abbiamo difeso gli interessi occidentali con le bombe invece che con la diplomazia. Abbiamo generato mostri per scagliarli contro i nemici del l’occidente ed oggi ci si rivoltano contro. Siamo alleati con chi li finanzia. Abbiamo fatto disastri in Iraq Afganistan Libia Siria non abbiamo dato soluzione alla questione palestinese. Siamo all’assurdo che lasciamo soli i Curdi che al confine turco si stanno battendo contro l’Isis. Dovremmo rivedere tutto il nostro modo di approccio al mondo, speriamo che non sia troppo tardi.

 A tal proposito diamo il nostro sostegno all’iniziativa che sulla vendita di aerei da guerra effettuata con il sostegno di SACE sta conducendo la nostra struttura sindacale aziendale.

 In Europa i contrasti con la Russia, le vicende dell’Ucraina rischiano di riaprire focolai di guerra.

 Mentre continuano le politiche di austeritàche aumentano le diseguaglianze e spingono verso scelte nazionaliste che rischiano di far saltare la convivenza in Europa e allora  ritengo che dobbiamo guardare con interesse alle elezioni Greche dove una vittoria di Syriza potrebbe essere d’aiuto a tutti per invertire le politiche Europee e passare all’Europa dei Popoli e dell’attenzione al sociale contro l’Europa dei capitali e dell’austerità

 A questo proposito per provare a prospettare un altro modello di societàsi sono raccolte a Roma le firme su 4 delibere di iniziativa popolare – Acqua bene comune, Uso sociale del patrimonio immobiliare abbandonato, scuola pubblica, finanza sociale – e si èaperto il dibattito al Comune di Roma per invertire la logica dell’austerità e delle privatizzazioni.

Una ci riguarda perchéparla della ripubblicizzazione della CDP e di un utilizzo al servizio del finanziamento agli Enti Locali e come territorio siamo interessati a seguire la vicenda.

 La gestione della crisi del settore finanziario sta avendo ripercussione nel settore e sul nostro territorio. Dopo la vicenda del FONSPA che conosciamo in questi giorni stiamo gestendo la vicenda Dexia Crediop di cui nell’intervento vi parleràpiùdettagliatamente Ovidio rsa dell’azienda.

 Una Banca, il Crediop, nata per il finanziamento delle infrastrutture pubbliche e per il finanziamento agli Enti Locali èstata coinvolta, dopo il passaggio avvenuto nel ’99 alla banca pubblica franco belga Dexia, nella finanza dei derivati e la successiva crisi.

 E’infatti durante la gestione della casa madre Dexia, salvata qualche anno fa in extremis dagli Stati di Francia, Belgio e Lussemburgo, che Crediop inizia a vendere derivati agli enti locali. Un’attivitàche diventa rapidamente una parte importante del business dell’istituto. Salvo poi tradursi, con lo scoppio della bolla dei mutui subprime, in una delle peggiori grane nei conti della banca.

Lo scorso 15 luglio, la Commissione europea ha “confermato la gestione in ammortamento degli attivi residuali senza nuova produzione di Dexia Crediop”. In pratica, nessun nuovo business, ma solo un lento e progressivo spegnimento dell’attività con la prospettiva di lasciare a casa i 177 dipendenti. Per 61 si èaperta la 223 per i licenziamenti collettivi che stiamo gestendo con l’idea di evitare i licenziamenti e le iniziative fin qui fatte hanno cercato di coinvolgere tutti gli attori per metterli davanti alle loro responsabilità, Banca Italia, le Banche socie, il Ministero Economia e Finanze con il quale abbiamo avuto un incontro il 7/1. Ci interessava parecchio andare al MEF a porre le questioni, vedremo cosa proporràtra qualche giorno.

Le iniziative continueranno e vi coinvolgeremo per dare soluzione a questa vicenda.

 Altre aziende sul nostro territorio ci vedranno coinvolti le vicende dei crediti insoluti, dei crediti a sofferenza e problematici E la riorganizzazione che interessa quel settore vedranno coinvolte aziende sul nostro territorio UCCMB del gruppo Unicredit dove la vendita del pacchetto azionario deve vedere una trattativa che dia totali garanzie ai lavoratori interessati su questo Gianfilippo Veneri vi parleràpiùdettagliatamente della situazione e delle iniziative in corso.

 Italfondiario dovràaffrontare la modifica del contratto di servizio con Intesa Sanpaolo che potrebbe portare problemi per il futuro anche se l’azienda sta facendo una politica di ricerca di altre lavorazioni. L’azienda vede al suo interno dei lavoratori provenienti da una cessione di ramo di Intesa, lavoratori che in caso di tensioni occupazionali hanno delle garanzie fino al 2015. Alcuni anni fa l’azienda decise, per abbattere i costi di uscire dal contratto del credito, dopo una lunga lotta si arrivòal rientro nel contratto pagando un prezzo anche importante che ha visto peròla stabilizzazione progressiva di una parte di lavoratori a progetto.

Vedremo se l’azienda vorràgestire questa vicenda con il consenso del sindacato e dei lavoratori oppure ancora una  Volta cercheràlo scontro.

 Sempre nel settore recupero crediti abbiamo aziende di piùpiccole dimensioni su Roma che stanno vivendo le tensioni  della riorganizzazione del settore o altre che fanno service per le grandi Banche e che non applicano il nostro contratto, le dovremo seguire in collaborazione con il NIDIL e la camera del lavoro in un’ottica di entrata nella nostra area contrattuale e comunque imponendo ai committenti di inserire dei vincoli nei contratti con le aziende che prendono le commesse per il rispetto dei contratti e dei diritti.

 Altre situazioni aperte sono quelle rivenienti dalle esternalizzazioni di Unicredit in particolare ESSC di cui parleràArianna dove siamo di fronte a processi di delocalizzazione e alla nostra richiesta di garanzie per i lavoratori e lavoratrici.

 Le Assicurazioni di Roma azienda partecipata del Comune di Roma un’azienda da anni in attivo. Lo scorso anno avevamo fatto un convegno in cui la nostra Struttura Aziendale con la collaborazione del LAB e delle struttura Regionale e Territoriale aveva proposto un incremento dell’uso pubblico e sociale dell’azienda. Una proposta alla quale il sindaco Marino si era dichiarato interessato, ora ci troviamo invece di fronte di nuovo a idee di privatizzazioni che rischiano di regalare a dei broker i premi assicurativi con un aumento dei costi senza nessun beneficio per i cittadini.

Va ricordato a tutti che le Assicurazioni di Roma sono un patrimonio dell’intera Cittadinanza Romana, in attivo da 16 anni, che rende un servizio assicurativo di alto livello sia ai Soci che a tutti i Cittadini romani e che da lavoro ad oltre 80 dipendenti piùun cospicuo numero di persone dell’indotto”.

La nostra struttura aziendale èimpegnata in questa battaglia e ha tutto il nostro sostegno.

 Su situazione generale e categoria

 Queste sono solo una parte delle vertenze aperte nelle aziende del nostro territorio e ci fanno capire comunque che quello che sta avvenendo nel mondo del lavoro èun attacco portato dalla riorganizzazione del capitale e dalle politiche che il capitale fa in Europa. Siamo alla modifica dei rapporti di lavoro della legislazione sul lavoro delle relazioni industriali, della gestione dello stato sociale.

Ci troviamo difronte èuno scontro che viene dalle politiche Europee che chiedono a tutti controriforme per abbattere i diritti e lasciare il capitale libero di rigenerarsi.

 Ci chiedono di depotenziare i CCNL e andare alla contrattazione aziendale o di prossimità.

 Da anni la CGIL su alcuni temi centrali di questo cambiamento èin campo e non ha firmato degli accordi – Patto per l’Italia e ultimo quello della Produttivitàdel 2012

Su  demansionamenti e controlli a distanza l’attacco viene proprio dal 2012 dall’accordo sulla produttivitàche Cgil non firmo. E li furono proprio ABI e ANIA a spingere su quel testo in particolare su controlli a distanza e demansionamenti per riuscire a tagliare sulle retribuzioni perchéèquello il loro obbiettivo. Non solo evitare le cause di chi fa un lavoro inferiore al suo inquadramento ma pagarlo anche meno.  Allora il Governo si impegnòa fare le modifiche di legge, quel Governo non le ha fatte, ora ci stanno pensando Renzi e Sacconi.

 Ci chiedono di abbandonare il Sindacato Generale e Confederale e di trasformarsi in Sindacato Aziendale.

 Oggi con le modifiche che stanno facendo allo statuto lavoratori su demansionamenti e controlli a distanza, con il jobs act o quello che hanno fatto ai contratti TD lo scontro èsempre piùchiaro.

I prossimi assunti saranno sempre piùricattabili e licenziabili con qualsiasi pretesto e Sacconi dice che con le modifiche che verranno fatte ai contratti dei nuovi assunti la moneta buona scacceràla cattiva. E la cattiva moneta secondo lui sono i lavoratori con le loro garanzie e i loro diritti.

 Dobbiamo avere quindi chiaro che la vertenza Governo e la nostra vertenza in categoria sono profondamente legate.

 Abbiamo detto che dobbiamo andare avanti dopo lo sciopero generale fatto il 12 Dicembre.

Per noi andare avanti significa far vivere ai tavoli di trattativa, tra i lavoratori, queste questioni farne comprendere la stretta correlazione con i problemi che abbiamo in tutti i settori che rappresentiamo.

Assicurazioni in riorganizzazione con attacco a l’area contrattuale e la destrutturazione del CCNL con Unipol che esce da ANIA e con una piattaforma del contratto che non si riesce a discutere con la controparte.

Con tensioni occupazionali anche nel settore assicurativo con le vicende di Unipol e Allianz di cui ci parleranno i compagni.

Le tensioni nel settore Federcassecon la disdetta del contratto e gli scioperi che si apprestano a fare.

Su questi settori come sul settore della riscossione altri interverranno per relazionarci sullo stato delle vertenze in atto.

L’Appalto assicurativo dopo anni di mancato rinnovo e applicazione del contratto ha visto noi con le altre sigle stipulare un CCNL con una parte degli agenti che garantisce recupero economico e diritti mentre una delle associazioni degli agenti ha stipulato un contratto con due sindacati inesistenti in categoria abbassando diritti e recupero economico.

Si èaperta una lotta per non far applicare il contratto pirata e saremo chiamati a dare supporto alle loro iniziative

 Mi volevo soffermare sulla situazione nel settore ABI perchési stanno svolgendo le assemblee e andremo all’importante sciopero del 30 gennaio.

Lo sciopero dell’ottobre 2013 ci ha dato la forza per rinnovare il fondo esuberi e per bloccare temporaneamente l’ABI. Oggi dobbiamo rimettere in campo tutta la forza dei lavoratori se vogliamo sconfiggere le posizioni della controparte

 Obbiettivo ABI éarrivare ai contratti aziendali e di prossimità

Non èuna invenzione Nazionale come dicevo ma èfiglia della riorganizzazione del capitale a livello Europeo e Internazionale.

 L’ABI propone di assegnare al secondo livello o addirittura ai contratti di prossimità, tematiche che costituiscono l’ossatura della contrattazione nazionale come l’Area Contrattuale e di utilizzare le deroghe (al CCNL ed alla legge) previste dal famigerato art. 8 del DL 138/2011. Una sorta di deregolamentazione generale. Un atto politico forte e con un indirizzo chiaro di strumentalizzazione della crisi per un abbassamento delle regole e delle tutele.

Quello che l’ABI ci ha scritto e detto il 16 settembre 2013 e con la sua contro piattaforma èchiaro.
Le aziende sono pronte a farlo – questo dobbiamo bloccare – dobbiamo evitare il passaggio alla sola contrattazione aziendale. In questa prima fase alcune aziende magari saranno disponibili anche a metterci dei soldi risparmiati da CCNL ma se rimarràsolo la contrattazione aziendale oltre a distruggere l’unitàdella categoria porteràad un abbassamento progressivo dei livelli dei diritti economici e professionali per tutti.

 Nei piani industriali presentati, nelle riorganizzazioni in atto si ritrovano linee guida comuni.

Difronte al modello che ci prospettano se non costruiamo delle regole che tengono tutti i lavoratori si innescheranno meccanismi di rottura della categoria e di dumping tra azienda e azienda.

Dobbiamo contrastare le posizioni di ABI per affermare un altro modo di fare Banca al servizio della collettività

 E quindi l’importanza della riuscita dello sciopero del 30/1 ècentrale.

 E l’area contrattuale èfondamentale

 Il settore del credito èl’unico a prevedere nel CCNL l’ambito di applicazione dello stesso: le norme dell’Area Contrattuale furono il risultato di 90 ore di sciopero della categoria e del famoso lodo Donat Cattin (allora ministro del Lavoro) del 1990, che impedirono e scongiurarono lo smantellamento del settore del credito. L’omogeneizzazione nell’Area Contrattuale delle attivitàsvolte nel settore del credito, ha rappresentato da allora l’elemento di unitàdi tutta la categoria, con le sue regole che hanno permesso di governare i tanti processi di ristrutturazioni e garantire i lavoratori coinvolti.

L’ABI sul tema Area Contrattuale, in netta opposizione alle nostre richieste, propone: – di estendere l’area dei contratti complementari;
– di rivedere la regolamentazione delle attivitàappaltabili e renderla meno vincolante; – di utilizzare forme di lavoro autonomo nelle attivitàdella Rete.

vorrebbero far uscire dalla categoria 70000 bancari.

Sappiamo che giàdopo lo scorso contratto dei problemi si sono avuti per questo a noi serve invece allargarla per contrastare le esternalizzazioni le delocalizzazioni e dare regole piùchiare per gli appalti

Proprio su questo tema il Centro Confederale nazionale ha redatto una PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE SUGLI APPALTI, dal titolo Garanzia dei trattamenti dei lavoratori/lavoratrici impiegati nelle filiere degli appalti pubblici e privati, contrasto alle pratiche di concorrenza sleale tra imprese e tutela dell’occupazione nei cambi di appalto.

 L’iniziativa si propone di:

 tutelare i trattamenti retributivi e previdenziali dei lavoratori attraverso la responsabilitàin solido delle stazioni appaltanti;

contrastare l’illegalità e le infiltrazioni malavitose, reintroducendo gli indici di congruitàa garanzia dei livelli occupazionali;

contrastare il massimo ribasso e reintrodurre il rispetto della clausola sociale nei cambi di appalto;

escludere dalle procedure di appalto le imprese che abbiano violato gli obblighi contrattuali.

Nei prossimi giorni avremo a disposizione i moduli per la raccolta delle firme.

 Inoltre a questo proposito la Camera del Lavoro ci chiede una mappatura degli appalti quindi ricordiamo a tutti che dal Regionale era stata inviata una lettera da inviare alle Aziende per avere la situazione degli appalti in essere. Vi invitiamo a sollecitare le risposte per costruire una mappa piùchiara del nostro settore.

 Altro tema da far vivere nella vertenza del contratto nazionale Èuno strumento per il recupero nel settore  dei licenziati e dei lavoratori nel fondo emergenziale. Su Questo all’ultimo direttivo nazionale abbiamo presentato ed èstato approvato un ordine del giorno

 Questo è lo scontro che dobbiamo fare e per farlo questo scontro va portato su tutti i tavoli contrastando le riorganizzazioni che avvengono nelle aziende e nei gruppi. Siamo una unica organizzazione e confederale, non possiamo trasformarci nell’organizzazione dei sindacati aziendali o dei coordinamenti aziendali che le aziende vorrebbero mettere l’uno contro l’altro per farci fare dumping tra azienda e azienda.

 Quindi nelle assemblee dobbiamo far capire che la vertenza saràlunga e difficile, dobbiamo prepararci ad uno scontro che andràanche oltre il 30/1 e dovremo contrastare le posizioni dell’ABI azienda per azienda, gruppo per gruppo.

La riuscita dello sciopero del 30/1 e le manifestazioni diventano momento decisivo della nostra attivitàse vogliamo salvare la categoria.

 Buon lavoro

 

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