Credito Cooperativo: il valore della “relazione”

Il decreto legge varato il 20 gennaio  dal Consiglio dei Ministri interviene d’autorità sulle Banche Popolari.

Nel dettaglio, come ha spiegato il Presidente del Consiglio in conferenza stampa “interveniamo sulle popolari con attivi sopra gli 8 miliardi, si tratta di 10 banche”ribadendo che le “Bcc” sono fuori da questo intervento e anche le popolari più piccole.

Il provvedimento del Governo offre ai dieci istituti coinvolti “18 mesi di tempo” per superare il voto capitario e “trasformarsi in spa”.

Le Banche di Credito cooperativo sono state, quindi, opportunamente “ tenute fuori “ dal provvedimento.

Sarebbe stato inspiegabile e ingiustificato cancellare, d’autorità,  la peculiarità e la storia del Movimento di Credito cooperativo, di un modello fatto di oltre 380 banche locali, banche del territorio, banche mutualistiche.

Un modello fortemente esposto alle ricadute della crisi economica e sociale del Paese sul territorio e sulle famiglie.

Un modello e un modo di fare impresa che devono, però, presto e seriamente riflettere sui propri limiti intrinseci e sulla necessità di superarli in una logica di coesione e rinnovamento coerente con l’ispirazione cooperativa e mutualistica.

Un sistema di banche che resta indispensabile per contribuire alla ripresa e alle necessità del territorio e delle famiglie, nonostante i ritardi e le forti contraddizioni interne al Movimento di Credito cooperativo.

Per questo ribadiamo che  la vertenza nazionale e le iniziative locali e aziendali di mobilitazione decise unitariamente dalle Organizzazioni sindacali del settore hanno due obiettivi prioritari: ripristinare le condizioni per rinnovare i patti di lavoro e misurare le effettive capacità e volontà del Movimento di Credito cooperativo di salvaguardare e rafforzare in positivo la propria peculiarità nel sistema creditizio e finanziario italiano.

Per questo invitiamo FEDERCASSE ad aprirsi al confronto sulle prospettive del sistema e per il rinnovo dei Contratti di Lavoro.

Le BCC sono Banche di prossimità, Banche di relazione.

Ma prossimità e relazione si costruiscono e si praticano con le lavoratrici e i lavoratori.

Non contro di loro e, inoltre, senza illudersi di risolvere i problemi  emulando Gruppi e Banche di altra natura e statura.

Per cui, avanti, con il sostegno e la mobilitazione della Categoria, con Assemblee capillari e partecipate, con lo Sciopero nazionale della Categoria e le mobilitazioni a livello locale.

Il Paese ha bisogno delle Banche di  Credito cooperativo ma il Credito cooperativo è in grado di rinnovarsi e consolidarsi ?

Non è tagliando i diritti contrattuali dei lavoratori che il Credito cooperativo salvaguarderà ruolo e funzione nel sistema creditizio e finanziario italiano.

Il Coordinamento Nazionale FISAC/CGIL  Michele Cervone – Fabrizio Petrolini