ICBPI: Offerta Permira

Il Sole 24 ore di ieri, 21 c.m., titolava in terza pagine l’annuncio dell’ offerta per il 100% del Gruppo ICBPI della società Permira, Fondo inglese specializzato in private equity, il valore dell’offerta sarebbe di € 2.200 milioni.
Detta operazione veniva collegata dal quotidiano all’emanazione del decreto legge con cui viene imposto alle 10 maggiori Banche Popolari, oggi società cooperative a responsabilità limitata per azioni (scarlpa), la trasformazione in Società per Azioni.
La notizia, imprevista e imprevedibile, non è sicuramente buona e ha immediatamente suscitato preoccupazione fra i lavoratori, come é normale che sia, e impone alle Organizzazioni Sindacali il massimo coinvolgimento, a cominciare dalla raccolta di tutte le informazioni possibili e dal coinvolgimento delle strutture nazionali.
Alcune considerazioni a caldo però é opportuno farle: L’operazione, allo stato non ancora realizzata e quindi possibile ed eventuale, rappresenta un indubbio rafforzamento del patrimonio dei soci di ICBPI, di cui gli stress test imposti dalla BCE avevano evidenziato la carenza. E il fatto che la CONSOB non abbia detto “A”, nonostante lo sconquasso nella Borsa per titoli di Popolari ritirati più volte nella stessa giornata e le plusvalenze su vendite realizzate da alcuni manager delle Popolari, fa pensare che sia molto plausibile; è anche vero, però, che, se confermata nei termini enunciati dalla stampa, significa che:

  • “oltre 2 miliardi di transazioni complessivamente gestite, 13,5 milioni di carte di credito in circolazione, 29 milioni di funzioni di debito (Bancomat e PagoBancomat) e 600 mila esercenti convenzionati, 530.000 mila POS e circa 10.000 ATM”, insomma un bel pezzo del mercato della monetica italiana;
  • il servizio di banca depositaria in cui ICBPI si poneva in concorrenza rispetto al predominio di operatori americani e francesi;

passerebbero in mani straniere.
Sorge quindi spontanea una domanda: ma la Banca d’Italia che dice?, visto che pare abbia impedito l’operazione con SIA per la partecipazione di Equens SE?; come detto in premessa la notizia non è buona, perché chi fa private equity detiene le partecipazioni per il tempo necessario a garantire un plusvalenza e rivendere, sapendo spesso già a chi (appunto: a chi? Chi c’è dietro un’operazione di questa portata?). Il suddetto probabile acquirente, nel frattempo, sta certamente lavorando sui costi, compreso quello del lavoro. E’ quindi fondamentale che lavoratrici e lavoratori si stringano intorno alle OO.SS., perché se l’operazione dovesse ‘passare’ non sarà una passeggiata di salute, non ci si salva da soli o per gruppi, ma dimostrando coesione, solidarietà ed autonomia; si osserva inoltre che il management non sapeva nulla o, se sapeva, non ha detto nulla, dimostrando, ancora una volta, l’impossibilità di incidere nel processo decisionale; ultima considerazione sulla vertenza contrattuale: è chiaro che se si dovesse concludere con una significativa riduzione dei diritti la posizione delle lavoratrici e dei lavoratori del Gruppo ICBPI sarebbe più difficoltosa.
> SCIOPERO DI CATEGORIA DEL 30 GENNAIO 2015 <
le OO.SS. del Gruppo ICBPI
23/1/2015

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