Abruzzo: Carispaq, vendesi sede storica

By: Adolfo Trinca – All Rights Reserved

da abruzzoweb.it L’AQUILA – “Una notizia pessima e del tutto inattesa: la Banca venderà l’intero edificio, recidendo l’ultimo legame con la storia della città e della Carispaq: altro che attenzione al territorio!”.

Così in una nota le rappresentanze sindacali aziendali (Rsa) dei sindacati Dircredito, Fabi, Fiba-Cisl e Fisac-Cgil, dopo la conferenza stampa dei vertici della Banca popolare dell’Emilia Romagna, che ha rilevato la storica Carispaq aquilana, in cui è stata annunciata la cessione dell’edificio nel cuore del centro storico terremotato.

“Non si parla affatto di mantenere la sua destinazione storica, quindi non sappiamo neanche se c’è l’intenzione di riaprire il prestigioso sportello bancario una volta completati i lavori di ristrutturazione”, denunciano i sindacati che temono anche la cessione del centro direzionale Strinella 88 dopo lo spostamento a Lanciano (Chieti) del vertice abruzzese della banca.

LA NOTA COMPLETA

Apprendiamo dalla lettura degli organi di stampa locali del 17 gennaio us dell’accordo tra la Bper e la Fondazione Carispaq, con il quale è garantito a quest’ultima il diritto di prelazione per l’acquisto della storica sede della indimenticata Cassa di Risparmio.

Con la capacità di sovvertire la realtà che da sempre la caratterizza, la Bper ha presentato l’operazione come un segnale di grande attenzione alla città, cercando di far passare in secondo piano quella che è una notizia pessima e del tutto inattesa: la Banca venderà l’intero edificio, recidendo l’ultimo legame con la storia della Città e della Carispaq: altro che attenzione al territorio!

Nei vari articoli di stampa, che riportano anche dichiarazioni aziendali, si ipotizzano le destinazioni più disparate per l’edificio: museo, uffici pubblici, ristorante, scuola…

Non si parla affatto di mantenere la sua destinazione storica, quindi non sappiamo neanche se c’è l’intenzione di riaprire il prestigioso sportello bancario una volta completati i lavori di ristrutturazione.

Non riusciamo a immaginare l’eventualità di privare la città di quello che è stato un fondamentale elemento caratterizzante del centro storico sin dalla fondazione della Carispaq nel 1859.

Soprattutto, dobbiamo rilevare che Bper, pur continuando a definirsi banca del territorio (…quale!), sembrerebbe non considerare neanche lontanamente la possibilità di tornare con un proprio stabilimento nel centro storico e quindi contribuire alla rinascita e al recupero della città.

Riteniamo che la Bper debba rispondere pubblicamente e con chiarezza ad alcune domande.

Esiste l’intenzione di riaprire la storica sede? Dobbiamo aspettarci la vendita anche dell’attuale sede di via Pescara? In tale ipotesi che fine farebbero le lavorazioni e i lavoratori degli uffici che hanno ancora sede in città?

Avendo già vissuto un’esperienza spiacevole, il nostro timore è che la Bper possa comportarsi come fece in occasione dell’incorporazione della Carispaq, quando istituì la direzione territoriale L’Aquila e l’Area di Avezzano solo per stemperare le polemiche, salvo poi sopprimerle nel giro di un anno e mezzo con consistente riduzione degli occupati sul territorio.

Gli uffici e le lavorazioni attualmente collocati nel centro direzionale Strinella 88 occupano all’incirca 100 lavoratori e sono ciò che resta dopo la discutibile decisione di spostare a Lanciano la nuova sede della direzione territoriale.

Il nostro timore è che anche la loro presenza finisca per rivelarsi un’operazione di facciata, posta in essere dopo le grida d’allarme che da più parti si erano levate, con l’intenzione di smantellare tutto una volta placate le acque, privando così il comprensorio di ulteriori posti di lavoro.

Non sono tranquillizzanti, in tal senso, le dichiarazioni del vice direttore generale della Bper, venuto appositamente in città per formalizzare l’operazione, che interpellato in merito a nuovi tagli occupazionali, anche in vista del piano industriale che la Banca presenterà a breve, avrebbe dichiarato di non poter escludere nulla.

Ancora una volta invitiamo le istituzioni locali a scuotersi e comprendere che l’inevitabile impatto di tali decisioni sull’intero territorio avrà conseguenze tali da determinare il futuro tessuto sociale dell’intera città ed in particolare del suo centro storico.