Le ragioni dello sciopero

I bancari di Crotone aderiranno allo sciopero, indetto dai sindacati di categoria, per il prossimo 30 gennaio. Ci saranno quattro manifestazioni nazionali: Milano, Ravenna, Roma e Palermo, che accoglieranno il popolo degli addetti al Credito dove esprimeranno la loro la loro disapprovazione ad un atto arrogante e spregiudicato da parte di ABI (Associazione Bancaria Italiana) di disapplicare il Contratto Collettivo del Lavoro, di categoria, dal prossimo 1 Aprile 2015.

Cosa significa, per i lavoratori del credito, la disdetta del contratto?
Come ha detto il Segretario Nazionale FISAC-CGIL, Agostino Megale, “un settore senza contratto è come un paese senza costituzione”, tutti i diritti che regolamentano il lavoro, all’interno delle aziende, sarebbero portati via con un colpo di spugna, dopo le conquiste fatte a seguito di lunghe e lotte e scioperi fortemente partecipati

Perchè ABI a disdettato il contratto?
Il contratto è scaduto il 31 dicembre 2013, ma già a settembre dello stesso anno, le rappresentanze sindacali, avevano ricevuto, da parte di ABI, la disdetta anticipata dello stesso.
Al tavolo della trattativa, le organizzazioni sindacali avevano presentato un loro progetto di riorganizzazione del settore bancario, che teneva conto di: difesa dell’occupazione; sollecitare le aziende ad assumere interventi socialmente sostenibili: le banche non si possono limitare solo alla remunerazione degli azionisti, hanno una funzione sociale; intercettare nuove leve produttive; un adeguato incremento salariale. In tutta risposta ABI ha ritenuto inapplicabile il progetto, perché ha chiesto alle OO.SS. di fare una scelta ben precisa: difendere il salario o l’occupazione.

Quali sono gli obbiettivi di ABI?
Si possono riassumere in una sola parola, molto di moda: DESTRUTTURARE E RIDURRE IL COSTO DEL PERSONALE
All’interno di questo progetto sono previsti grossi tagli di strutture e di forza lavoro, delegando la gestione delle normative di lavoro ai singoli gruppi bancari, attraverso l’applicazione di contratti di prossimità, il che significherebbe che ogni area geografica, Regione, provincia o città riceverebbe una copertura contrattuale diversificata, relativa alle condizioni socio-economiche in cui opera.

Quali sono le aspettative di questa giornata di sciopero?
Naturalmente i lavoratori sono stati tutti sensibilizzati. Sono ancora in corso le assemblee in cui stiamo rilevando grande attenzione e naturalmente una presa di coscienza della grande responsabilità che ognuno di noi ha in relazione al futuro di lavoratori del credito.
Lo scorso sciopero, dell’ottobre del 2013 che ha visto una adesione di oltre il 90% dei lavoratori, ha fatto si che ABI facesse un passo indietro su un tema molto importante: il ripristino del FONDO DI SOLIDARIETÀ, finanziato anche dal nostro lavoro, unico ammortizzatore sociale della categoria, che ha accompagnato nel tempo circa 60..000 operatori del settore.
Il nostro auspicio è che si ritorni a parlare di Banca, come strumento di sostegno all’economia dei territori, tralasciando i concetti di negozio finanziario in cui si vuole traghettare il settore.
Gli spazi in cui è possibile operare, creando nuove occupazioni, sono tracciate all’interno del nostro documento presentato ad ABI. Con sacrifici fatti dai lavoratori (cedendo quote di riposo retribuito e ferie) hanno portato all’inserimento di 9000 unità, nella rete produttiva, nell’arco di tre anni, mentre i dirigenti, che avevano pattuito un piccolo finanziamento, dai loro stellari stipendi, hanno disattesa l’accordo.
Si può tornare a fare BANCA, come volano delle economie territoriale, anche con il sostegno di tutti alla nostra azione di protesta.