Banca Carim: CGIL, Intervengano Presidenti Regioni Abruzzo e Molise su chiusura filiali

Fonte: AGENPARL

La CGIL e la FISAC CGIL di Abruzzo e Molise denunciano la grave decisione assunta dai vertici aziendali di Banca Carim (Cassa di Risparmio di Rimini) di aprire la prevista procedura contrattuale per una ristrutturazione e riorganizzazione dell’azienda che preannuncia anche l’abbandono del territorio delle due regioni. Infatti la Carim, per raggiungere un’immediata riduzione dei costi, comunica la chiusura, d’emblée, di n. 10 filiali dislocate in Abruzzo e Molise nonostante la maggior parte di queste abbiano riportato nel 2014 un risultato economico positivo e una, in particolare, abbia addirittura triplicato l’utile rispetto al 2013.
Le cinque filiali in Molise sono quelle di Campobasso, Jelsi, Mirabello Sannitico (comune in cui la situazione è ancora più grave, per l’assenza totale di sportelli bancari e postali che possano garantire un servizio essenziale), Sant’Elia a Pianisi e Campomarino. L’organico complessivo delle Agenzie è di 15 dipendenti. Le cinque filiali che interessano l’Abruzzo sono: Vasto, Pescara, Pescara centro, Chieti e Teramo, per un organico complessivo di 25 dipendenti.
Non si conosce, ad oggi, il destino delle lavoratrici e dei lavoratori (40) delle filiali interessate dalla chiusura, che difficilmente potranno essere riallocati.
Tale decisione rappresenta un danno economico e sociale per le lavoratrici e i lavoratori, le loro famiglie e per il territorio, oltre a costituire un’offesa inaudita alla clientela. Si esercitano continuamente forti pressioni commerciali sui dipendenti delle banche affinché, in nome del budget, questi ultimi acquisiscano nuova e sempre più clientela, per poi abbandonarla, come nel caso di Carim, al proprio destino. Tutto ciò è scandaloso.
Si auspica che i Presidenti delle due Regioni intervengano con immediatezza per incoraggiare soluzioni alternative, contrattate con i sindacati, e per porre un argine al disagio sociale che il territorio continua a subire anche a causa del progressivo depauperamento del proprio tessuto economico. Si confida, inoltre, nella sensibilità dei Sindaci interessati dalla chiusura delle filiali, affinché possano tutelare l’interesse dei loro cittadini, penalizzati da simili decisioni.
Non si può restare indifferenti al cospetto di provvedimenti che calpestano la dignità delle persone; non è più tollerabile che le lavoratrici e i lavoratori debbano subire decisioni calate dall’alto, peraltro neanche rispondenti, come nel caso in questione, a ragioni squisitamente economiche.