La Cgil presenta la campagna ‘Scuola Lavoro: le chiavi del futuro’

Questa mattina si è svolto a Roma presso il Centro Congressi Cavour di Roma il convegno Cgil “Scuola Lavoro: le chiavi del futuro”. L’appuntamento, che ha aperto un ampio percorso di confronto, approfondimento e partecipazione, è stata l’occasione per presentare le proposte della confederazione di corso d’Italia su un tema decisivo per il futuro del Paese e per l’occupazione dei giovani.

La Cgil nel Piano del Lavoro indica le scelte necessarie per promuovere una strategia di innalzamento dei livelli di istruzione e di competenza come fattore determinante per lo sviluppo economico, sociale e civile del Paese. L’obiettivo di garantire a tutti una solida formazione di base, culturale e professionale, indispensabile per continuare ad apprendere lungo tutto il corso della vita, per la Cgil, deve essere perseguito attraverso l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, un piano straordinario di lotta alla dispersione scolastica, il potenziamento delle politiche per il diritto allo studio, l’individualizzazione dei processi di insegnamento/apprendimento, la diffusione della didattica delle competenze, il potenziamento degli interventi educativi per l’infanzia e la formazione rivolta anche alla popolazione adulta

Le sei proposte della Cgil:
1. Orientamento: costruzione del sistema nazionale dell’orientamento permanente e introduzione di possibilità formative orientative ed elettive in tutto il percorso scolastico.
2. Apprendere per il lavoro: superamento della gerarchizzazione dei percorsi e della canalizzazione precoce attraverso un biennio unitario e orientativo al termine del primo ciclo di istruzione. Costruzione di un’area unitaria tecnico-professionale che superi le attuali sovrapposizioni e duplicazioni. Revisione dei regolamenti Gelmini e diffusione della didattica laboratoriale. Riforma e rilancio della formazione professionale in integrazione e nei percorsi post-scolastici. Sviluppo dei poli tecnico-professionali per coordinare l’offerta formativa per il lavoro, sostenere le esperienze di alternanza, rafforzare i servizi di supporto e accompagnamento.
3. Generalizzare l’alternanza scuola lavoro, la laboratorialità e l’innovazione: esperienze di alternanza scuola-lavoro in tutte le filiere della scuola secondaria a partire dal terzo anno. Potenziamento della didattica laboratoriale. Percorsi formativi in alternanza co-progettati in relazione allo sviluppo della capacità formativa delle imprese (standard idonei, precisi e vincolanti). Diritti e garanzie per gli studenti inseriti in esperienze di apprendimento in contesti lavorativi. Formazione certificata e vincolante dei tutor aziendali. Supporto dei poli tecnici e professionali per le piccole imprese.
4. Riconoscimento delle competenze: certificazione e spendibilità di tutte le competenze apprese nei contesti di vita e di lavoro. Realizzazione del sistema pubblico nazionale di certificazione delle competenze previsto dalla legge 92/2012.
5. Il sistema degli istituti tecnici superiori: Potenziamento degli ITS attraverso maggiore connessione alle politiche di sviluppo economico e valorizzazione come laboratori permanenti di tecnici di lungo periodo. Maggiore raccordo con la ricerca, costruzione di reti multiregionali, misure di accompagnamento alla mobilità territoriale degli studenti.
6. La partecipazione delle parti sociali per cambiare davvero: Sedi stabili nazionali e territoriali per definire e aggiornare le qualificazioni professionali, assicurare la congruenza nel mondo del lavoro, definire gli indirizzi, la programmazione e la valutazione delle attività formative in alternanza. (Scarica le proposte)

Camusso, sistema formativo non sia delegato a imprese.  “L’istruzione è la pre-condizione del lavoro: non sono sullo stesso piano, e non sono neanche paragonabili”. È con queste parole che il segretario generale della Cgil Susanna Camusso ha concluso il convegno “Scuola Lavoro: le chiavi del futuro”, organizzato stamani a Roma da Cgil e Flc Cgil. Per Camusso la preminenza va data al sistema di cultura e di istruzione: “non posso delegare all’esecutività, quindi all’impresa, la decisione sulla qualità dell’istruzione, il cui periodo va invece allungato”. Per intervenire seriamente sul sistema formativo italiano “serve però avere un’idea del Paese. Se non c’è cultura non c’è neanche innovazione, non è possibile investire se non si ha un orizzonte, se non si sa cosa fare del Paese”. In Italia questa “idea” sembra mancare, denuncia Camusso: la decisione che si sta prendendo è quella di “delegare tutto al sistema delle imprese, di far decidere a loro quale sarà lo sviluppo del Paese, e quindi di delegare alle imprese anche la scuola. In questo modo si propugna un’idea funzionalista dell’istruzione, che si accompagna alla svalutazione del lavoro, all’idea che il lavoro è solo merce comprabile e vendibile, che è sempre più in atto”.

All’iniziativa, seguita in diretta da RadioArticolo1, sono intervenuti: Luigi Berlinguer e Gianna Fracassi
Tullio De Mauro, Daniele Checchi,Alberto Irone e Jacopo Dionisio
Fabrizio Dacrema, Ivanhoe Lo Bello, Domenico Pantaleo, Simona Malpezzi

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