Le donne ed il comitato donne CES

Il 14 novembre, è stata la prima mobilitazione dei sindacati europei con iniziative in 23 dei 27 paesi dell’Unione organizzate dalla CES (Confederazione europea dei sindacati). Quattro paesi hanno deciso per lo sciopero generale: Italia, Spagna, Portogallo e Grecia.
Per la prima volta il comitato esecutivo della Confederazione europea ha deciso di organizzare manifestazioni in tutti i paesi e non (come è successo finora) manifestazioni simboliche a Bruxelles o in qualche altra città sede di vertici istituzionali.
Nei giorni 10 e 11 ottobre, a Bruxelles, alla riunione del Comitato donne CES, in apertura il Segretario Generale Bernadette Ségol aveva ribadito come l’Europa stia attraversando una fase difficile e tesa dal punto di vista economico e sociale e quanto le politiche attuate per uscire dalla crisi siano inefficaci sottolineando che le misure di austerità e lo smantellamento delle protezioni sociali non hanno portato ai risultati sperati, non hanno dato fiducia ai mercati, e hanno solo peggiorato la recessione. Inoltre, citando una relazione del Fondo Monetario Internazionale, ogni taglio in più nella spesa provoca l’aumento della recessione; i tagli vanno di pari passo con la flessibilizzazione della manodopera e la spinta verso il basso dei salari. Siamo in un momento in cui si può parlare non solo di debito monetario ma anche di debito sociale: il peso del debito viene sostenuto solo dai ceti più deboli e dalle lavoratrici e dai lavoratori e tale debito sociale rischia di trasformarsi in caos sociale. Si sta sviluppando un’area (Paesi del sud Europa) in cui le condizioni di lavoro creano una concorrenza verso il basso che porterà anche gli altri Paesi ad abbassare i loro livelli salariali e i diritti del lavoro. Non si vede una soluzione anche perché manca una vera leadership politica.
Per queste ragioni la CES ritiene che bisogna insistere sull’integrazione europea ma che questa non si può realizzare a scapito dei lavoratori.
La CES sosterrà un’Europa che integri il progresso sociale in cui le libertà economiche non prevalgano sui diritti sociali e del lavoro e tra questi diritti è fondamentale lavorare sulla parità salariale uomo donna.
La risposta della CES è il Patto sociale per l’Europa approvato all’unanimità nell’Esecutivo di giugno scorso. (http://www.etuc.org/a/10049)
Claudia Menne, Segretario Confederale CES con delega alle pari opportunità, presentando le priorità della CES sulla parità salariale ha anticipato :
• programma delle parti sociali europee che verrà presentato in una grande Conferenza congiunta il 7 marzo 2014 (combattere gli stereotipi di genere; affrontare il tema della conciliazione; ridurre il gap salariale e aumentare il ruolo delle donne negli organismi decisionali);
• progetto CES, finanziato dalla Commissione europea, “ Bargaining for Equality”, che studierà come la contrattazione collettiva possa contribuire ad eliminare le discriminazioni salariali. Il risultato sarà la pubblicazione di un opuscolo di buone pratiche sindacali.
Roma,16 novembre 2012
Esecutivo
Forum donne Fisac CGIL B.I.

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