Arrestato il corsaro che fece tremare Wall Street

By: Ian LamontCC BY 2.0

da Repubblica.it – LONDRA – Fu uno dei crolli più rapidi nella storia di Wall Street: il 6 maggio 2010 l’indice Dow Jones della Borsa di New York precipitò nel giro di un minuto, tirato a fondo da una valanga di ordini di vendere azioni. Passò alla storia come il “flash crash”. Miliardi di dollari stavano scomparendo in una voragine di “sell, sell, sell”, vendi, vendi, vendi, e l’effetto psicologico, facendo temere che qualcuno sapesse qualcosa che il mercato ancora non conosceva, rischiò un contagio di vendite in grado di far cadere Wall Street a livelli da crack del 1929.

Poi, fortunatamente, l’indice risalì, altrettanto in fretta di quanto era caduto. Cosa era successo? Mistero. O meglio, gli esperti attribuirono l’improvviso ottovolante di ordini ai programmi computerizzati, ovvero agli algoritmi che già cinque anni or sono regolavano gran parte delle contrattazioni in Borsa: pulsioni quasi incontrollabili, automatiche, inspiegabili, frutto di calcoli fatti dai computer a velocità e complessità irraggiungibili da una mente umana. La prova di quanto possa essere pericolosa la digitalizzazione dei mercati finanziari.
Ma adesso salta fuori che i computer quella volta non c’entravano. O che, perlomeno, c’era una (diabolica) mente umana dietro gli algoritmi. All’alba di oggi agenti di Scotland Yard hanno arrestato infatti un uomo di 36 anni ai sobborghi di Londra, con l’accusa di avere manipolato il mercato azionistico in quella pazzesca giornata del 6 maggio 2010 e probabilmente, in misura meno clamorosa, anche in tante altre occasioni. Si chiama Navinder Singh Sarao, è di origine indiana, di professione fa il broker o meglio faceva perché è stato incriminato per una lunga serie di reati dalla giustizia americana che ha inoltrato a quella britannica una richiesta di estradizione nei suoi confronti. Secondo le indiscrezioni riportate dal Financial Times, avrebbe guadagnato personalmente più di 40 milioni di dollari (35 milioni di euro) dalle sue truffe. Non è escluso che altri complici o clienti abbiano ricavato profitti anche maggiori.

“E’ qualcosa di simile a un thriller”, dice Robert Peston, commentatore finanziario della Bbc. Cosa accadde dunque in quel lunghissimo minuto della primavera 2010? A quanto pare il broker, manovrando in modo fraudolento i programmi computerizzati di compravendita, iniziò a emettere un’ondata di ordini di cessione, facendo crollare il prezzo delle azioni. Subito dopo, appena gli “stock” toccavano il fondo, lui stesso li ricomprava a basso prezzo. Poi ritirava gli ordini di vendita e il prezzo risaliva al livello precedente. In pratica, se un’azione valeva 100, lui la faceva scendere a 10, la comprava, e voilà, qualche attimo dopo la stessa azione valeva di nuovo 100. Impossibile? Così sembrerebbe a una mente umana. Ma è possibile grazie a computer che macinano migliaia o anche milioni di operazioni di compravendita nello spazio di un millesimo di secondo. Un battito di ciglia, e le azioni precipitano. Un altro battito, e risalgono. E fra l’uno e l’altro, un imbroglione è diventato ricco, magari senza muoversi dalla cucina di casa a Hounslow, periferia occidentale di Londra. Ora, tuttavia, dovrà muoversi: l’estradizione lo porterà in un’aula di tribunale a Manhattan.

La tecnica da lui usata, peraltro, è ben nota agli operatori della finanza: si chiama “layering”, alla lettera “stratificazione”, ed è molto usata sul mercato dei “futures”, i contratti a termine standardizzati. “Questa storia ci fa capire come i computer abbiano completamente trasformato il mercato finanziario”, osserva la Bbc. Neanche i prestigiatori fanno scomparire e riapparire qualcosa così in fretta.

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