Consob: giudice amministrativo può smuovere sceriffi dei mercati

 

By: Dave ConnerCC BY 2.0

da repubblica.it – MILANO – Se la Consob trascura i suoi doveri di vigilanza e non utilizza i suoi poteri per “assicurare il corretto e trasparente funzionamento del mercato” è possibile chiedere al giudice amministrativo di ordinare all’authority di porre fine alla sua inerzia. Lo affermano le Sezioni unite della Cassazione, su ricorso di due soci Mps.

L’ordinanza della Suprema Corte, depositata ieri, interviene nell’ambito di una causa promossa nel luglio 2013 dai due piccoli azionisti (affiancati dalla Cgil, dalla Fisac e da Federconsumatori), che rinfacciano alla Consob una serie di carenze nella vigilanza su Mps e in particolare sulle operazioni connesse alla ristrutturazione dei due derivati Santorini e Alexandria, scoperte dal vertice di Mps nel settembre 2012 e divenute pubbliche a gennaio del 2013.

Al Tribunale di Roma i due ricorrenti, assistiti dall’avvocato Roberto d’Atri, avevano chiesto non solo il risarcimento del danno derivante dalle presunte falle nella vigilanza, a cui si imputa di non aver fatto chiarezza sulla reale situazione di Mps, ma anche di ordinare all’authority di mettere fine al suo presunto comportamento omissivo, ripristinando – attraverso l’esercizio dei sui poteri – una corretta informazione sulla situazione patrimoniale di Mps, così da evitare ulteriori danni agli azionisti.

A fronte della dichiarazione di incompetenza del Tribunale, i ricorrenti hanno chiesto alla Suprema Corte se ci fosse la possibilità di sindacare – non solo a posteriori ma anche ‘in itinere’ – i comportamenti di vigilanza messi in atto dall’authority e quale fosse il giudice deputato al controllo. La Cassazione, non accogliendo le obiezioni della Consob che negava la possibilità di un sindacato preventivo sul suo operato, ha riconosciuto in capo al tribunale amministrativo il potere di ordinare alla Consob di adoperarsi per assicurare una corretta vigilanza. Le spese del giudizio sono state compensate tra le parti in virtù della “peculiarità” e “novità” della questione.

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