14° World Refugee Day

Il 20 giugno si celebra la Giornata internazionale del rifugiato, indetta dalle Nazioni Unite per commemorare l’approvazione, nel 1951, della Convention Relating to the Status of Refugees (convenzione sui rifugiati) da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e creare un momento di riflessione sulla realtà dell’asilo, spesso sconosciuta o misconosciuta.

La giornata del rifugiato è stata celebrata per la prima volta il 20 giugno 2001, nel cinquantesimo anniversario di questa Convenzione.

In questi anni e particolarmente in questo ultimo periodo il tema è scottante e le parole profughi, migranti e rifugiati sono tra le più digitate su internet. Il 22 gennaio di ogni anno si celebra anche la giornata delle migrazioni, realtà più ampia che comprende anche i profughi ed i rifugiati. Per questa ragione nella ricorrenza odierna desideriamo fare un pò’ di chiarezza sui termini di immigrato, rifugiato e profugo che implicano differenti status, perché la comprensione aiuta la riflessione e la solidarietà.

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Gli emigranti:
Il migrante o immigrato lascia volontariamente il proprio paese per cercare un lavoro e condizioni di vita migliori. A differenza del rifugiato, un migrante non è perseguitato nel proprio paese e può rientrarvi in sicurezza. L’immigrato regolare risiede in uno stato con un permesso di soggiorno rilasciato dall’autorità competente mentre l’immigrazione illegale (o immigrazione clandestina o immigrazione irregolare) è l’ingresso o il soggiorno di cittadini stranieri in violazione delle leggi di immigrazione del paese di destinazione. Sono irregolari quindi non solo gli stranieri che entrano in un paese evitando i controlli di frontiera, ma anche colore che, pur entrando regolarmente, per esempio con un visto turistico, restano anche dopo la scadenza dello stesso, perdendo i requisiti necessari per la permanenza sul territorio nazionale.

In Italia sono clandestini gli stranieri entrati senza regolare visto di ingresso o quelli che, pur avendo ricevuto un ordine di espulsione, rimangono nel paese. Dal 2009 la clandestinità in Italia è reato. Introdotta quando ministro dell’Interno era Roberto Maroni, la cosiddetta legge Bossi Fini è stata cancellata nel 2014, o più precisamente, con la legge 67/2014 il reato è stato depenalizzato ed è stata data delega al Governo per riordinare la materia entro 18 mesi.

By: TrocaireCC BY 2.0

I Profughi e rifugiati:
Profugo è un termine generico che indica chi lascia il proprio paese (ma anche solo l’area di residenza restando nel paese di origine) a causa di guerre, invasioni, rivolte o catastrofi naturali mentre la condizione di rifugiato, oggi celebrata, è definita dalla citata convenzione di Ginevra del 1951, firmato da 147 paesi.
Nell’articolo 1 della convenzione si legge che il rifugiato è una persona che “temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinioni politiche, si trova fuori del paese di cui ha la cittadinanza…”. Per persecuzioni s’intendono azioni che, per la loro natura o per la frequenza, sono una violazione grave dei diritti umani fondamentali. L’Italia ha ripreso la definizione della convenzione nella legge numero 722 del 1954. Ne deriva che un rifugiato è anche un profugo ed un migrante.
Per vedersi riconosciuto lo status di rifugiato è necessario richiedere asilo (o altre forme di protezione internazionale). Fino a quando non viene presa una decisione definitiva dalle autorità competenti (in Italia è la Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato), la persona è un richiedente asilo e ha diritto di soggiornare regolarmente nel paese, anche se è arrivato senza documenti d’identità o in maniera irregolare.
Vi sono infine profughi che, pur non essendo vittime di persecuzioni nel proprio paese e non avendo quindi diritto allo status di rifugiato, beneficiano comunque di una protezione umanitaria internazionale perché particolarmente vulnerabili sotto il profilo medico, psichico o sociale o perché rischiano di subire un danno grave in caso di rimpatrio, a causa di una situazione di violenza generalizzata e di conflitto. Le norme europee definiscono questo tipo di tutela come protezione sussidiaria. Può ottenere la protezione sussidiaria anche chi corre il pericolo di subire tortura, condanna a morte o trattamenti inumani o degradanti per motivi diversi da quelli previsti dalla convenzione di Ginevra.

Aldilà delle definizioni vogliamo concludere ricordando che sono oltre 50 milioni le persone nel mondo costrette a fuggire a causa di guerre, discriminazioni e violazioni dei diritti umani. Persone che hanno come sola alternativa alla morte o alla detenzione la fuga ed affrontano il viaggio verso paesi più ricchi, ma spesso poco accoglienti, in condizioni di estremo pericolo. L’obiettivo del World Refugee Day, al quale la Fisac aderisce, è quello di lanciare un messaggio di accoglienza e solidarietà per questa parte di umanità che ha bisogno e diritto di ricominciare a vivere. Il mondo è il luogo di tutti.

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