Barclays: verso il taglio di un quarto dei posti lavoro

 

By: Tony MonblatCC BY 2.0

da repubblica.it – Secondo i piani svelati dalla stampa britannica, l’istituto finanziario potrebbe scendere da 132mila a 100mila dipendenti entro il 2017. Continua la pressione sulle banche retail per tagliare i costi e aumentare l’efficienza

MILANO – Un posto di lavoro su quattro, a Barclays, potrebbe essere tagliato. La banca britannica starebbe pianificando il taglio di oltre 30 mila posti per accelerare la strategia di riduzione dei costi, dopo l’uscita dell‘amministratore delegato Antony Jenkins. Secondo quanto sostiene il Times, il piano dell’istituzione finanziaria prevede una caduta radicale della forza lavoro del gruppo bancario da 132 mila dipendenti a meno di 100 mila entro il 2017. Il taglio di posti di lavoro dovrebbe essere comunicato ufficialmente la prossima settimana, quando Barclays alzerà il velo sui conti semestrali. Il gruppo ha già avviato il piano di risparmi lo scorso anno, quando ha tagliato 14 mila posti e, secondo l’attuale programma, punta a una riduzione del personale di 5 mila unità entro il 2016.

Bloomberg aggiunge che lo sforzo annunciato in termini di maggiore redditività e leggerezza della struttura burocratica della banca ha già portato una crescita delle quotazioni del 12% dall’inizio di questo mese, quando Jenkins è uscito. Il presidente John McFarlane, che è entrato in aprile, non solo spinge sull’efficientamento: in un meeting con le forze interne, questo mese, ha detto che vuole spingere sui ricavi e che l’obiettivo è raddoppiare il valore del titolo Barclays nel corso dei prossimi tre o quattro anni. Il suo passato nelle assicurazioni Aviva gli è valso il nomignolo di “The Knife”, il coltello, per i tagli approvati in passato.

Nel maggio 2014, Barclays aveva già annunciato il taglio di 7mila persone nella divisione securities, in aggiunta a 12mila tagli già previsti altrove. Ancora sotto Jenkins, già nel 2013 erano stati annunciati tagli per 3.700 posti. Ancora l’agenzia Usa ricorda che il percorso intrapreso somiglia a quello già sperimentato da Rbs e Lloyds, che hanno messo mano a migliaia di posizioni nei loro organici: tra il 2008 e oggi sono rispettivamente passate da oltre 184mila a meno di 90mila e da 132mila a 95mila dipendenti.

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