UniCredit Region Sud: Il Marchese del Grillo

Mario Monicelli diresse nel 1981 un famoso lungometraggio dedicato alla figura del marchese del Grillo, un nobile romano interpretato da Alberto Sordi, che viveva nella Roma papalina del 1809 nella più totale insofferenza verso le regole, i vincoli e le limitazioni.
In una scena cult di quel film, il marchese si rivolge ad un gruppo di popolani arrestati perché coinvolti con lui in una rissa, spiegando loro, in modo sprezzante, perché la legge non è uguale per tutti con la celebre frase :
« Ah… me dispiace. Ma io so’ io … e voi non siete un …..! ».
In questi giorni ci sembra che quella doppia morale riviva, con altri protagonisti, nella nostra Banca. La presunzione d’innocenza è prevista dalla Costituzione della Repubblica Italiana finché la colpevolezza non viene pronunciata con una sentenza passata in giudicato, ma i Lavoratori si chiedono se ciò avviene anche quando la “legge” è quella interna all’Azienda e se questo principio sia valido per tutti.
Ci sono stati colleghi calunniati o utilizzati come capro espiatorio da clientela senza scrupoli che, pur non essendo inquisiti dalla magistratura, né sottoposti ad alcuna intercettazione, né tantomeno coinvolti in procedimenti giudiziari, sono stati immediatamente allontanati dal servizio in maniera cautelare e poi licenziati.
La nostra Azienda, con spiacevole solerzia, separa solitamente la sua reputazione da quella dei suoi dipendenti emettendo sentenze sommarie spesso fondate sul sospetto e non su dati oggettivi, licenzia anche in assenza di danno economico ed eleva riserva patrimoniale.
Appare ora che UniCredit interpreti il garantismo in modi diversi se si tratta di comuni dipendenti o di top manager e si dimostra, a quanto pare, debole con i forti e forte con i deboli.
Noi, in Region Sud, l’abbiamo conosciuta sempre forte con i deboli.
Abbiamo avuto purtroppo più di un “morto in casa”, alcuni nostri colleghi ora non lo sono più perché sono stati licenziati, ma la ferita procurata dalla loro assenza non si è rimarginata. Sono stati sacrificati da UniCredit per salvare la sua reputazione esterna che è ovviamente l’unica alla quale pone attenzione in questi casi.
Oggi la reputazione del nostro Gruppo è stata messa seriamente in discussione dalla Dda (Direzione distrettuale antimafia) di Firenze, in quanto alcuni top manager sono inquisiti dalla magistratura dello Stato mentre, in un tempo record, la più autorevole fonte di controllo interno (Audit), ha miracolosamente riscontrato l’assenza di anomalie.
Questa interpretazione è stata successivamente avallata dal Cda del 15 ottobre scorso, con il risultato che nessuno è stato sospeso o si è autosospeso. Di contro, la Bce, che non sembra essere dello stesso parere, e a cui fa capo la vigilanza su Unicredit, ha chiesto in tempo reale di ricevere copia dei verbali del Cda e di Audit.
Nell’attesa che le varie Autorità competenti svolgano il loro lavoro, a questo punto potrebbe essere che, solo per decenza, si procederà nell’offrire all’opinione pubblica la testa di chi è più in basso nella scala gerarchica coinvolta, individuando magari qualche “capro espiatorio” di lusso, proprio per salvaguardare la credibilità di coloro che, ad un solo anno di distanza, presenteranno per la terza volta in tre anni una modifica del Piano Industriale.
Ci chiediamo: siamo governati da un insieme di regole e di norme o solo da un sistema di potere? Se a chi ci governa fossero stati applicati i canoni di valutazione dei comuni mortali, questi signori con ogni probabilità non avrebbero potuto procurare ad UniCredit né questo danno né chissà quali e quanti altri.
Stiamo dunque assistendo alla massima applicazione del garantismo o all’applicazione della legge del Marchese del Grillo?
Siccome siamo ottimisti speriamo si tratti di garantismo e siamo sicuri che questo nuovo corso riguarderà anche l’ultima ruota del carro! Come potrebbe essere altrimenti?
Come non preoccuparsi anche della reputazione interna?
Come essere credibili se lo stesso metro non si applica a partire dal vertice?
Come essere credibili sottovalutando il valore dell’esempio?
E ancora: chi ripagherà il danno patrimoniale e reputazionale procurato? Quali e quante pressioni commerciali dovremo subire per rimediare alla caduta di credibilità su scala nazionale e internazionale? Di quanto cresceranno gli esuberi o di quanti punti percentuali dovrà diminuire il costo del lavoro nella nostra azienda?
Siamo ingenui nel credere che UniCredit e tutte le sue “funzioni” debbano avere una sola linea di comportamento?
E soprattutto, nel momento in cui il buon senso prevarrà e magari l’insalutato ospite e i suoi sodali saranno invitati ad andarsene o rassegneranno le proprie dimissioni, non bisognerebbe accompagnarli all’uscita elevando loro riserva patrimoniale e bloccando le stock option?
Chiediamo imparzialità e garantismo per tutti in modo che nessuno mai possa dire: « Ma io so’ io… e voi non siete un …..! »
Aspettiamo che l’Azienda ci dimostri che non siamo più nel 1809 e che non ci sono più Marchesi del Grillo!
28 Ottobre 2015
Fisac/Cgil UniCredit Region Sud

comunicato

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