Icbpi: Equens Worldline se Company – Atos

Quale futuro per i lavoratori italiani nel gioco delle tre carte?

Equens Italia S.p.A. nasce il 29 Ottobre del 2008 dalla joint venture tra il gruppo ICBPI, completamente controllato dalle principali Banche Popolari e Equens SE, società europea formata da gruppi bancari tedeschi e olandesi (DZ BANK-ABN AMRO-ING-RABOBANK), specializzata nei servizi di pagamento.
L’operazione si è concretizzata con la cessione da parte di ICBPI di alcuni rami d’azienda (Processing delle carte di credito, di cui Equens era priva, e Facility management) della ex Seceti S.p.A., confluita a Marzo dello stesso anno nel gruppo ICBPI e di Key Client.
L’operazione riguardò, al tempo, 175 lavoratori tra Roma e Milano. Il passaggio successivo fu la cessione del 100% da parte di ICBPI della quota di Equens Italia ad Equens SE con in cambio una partecipazione al 20% da parte del gruppo italiano nella società europea. Nel giro di 3 anni la ormai controllata Equens Italia è entrata a far parte del gruppo SE completando il processo di fusione.
Nel corso di questi 8 anni, la società con a capo il CEO Michael Steinbach, ha vissuto numerose riorganizzazioni e visto nuove assunzioni, che invece di portare ad un miglioramento delle condizioni di lavoro, hanno solo creato un aumento spaventoso di burocrazia e messo in evidenza il livello mediocre del management.
Processi interminabili che ostacolano di fatto la normale gestione delle attività dei lavoratori. La società in pochi anni ha letteralmente bruciato milioni di euro non riuscendo a trovare quell’equilibrio necessario per il suo normale funzionamento. Scelte tecniche spesso inspiegabili in termini di costi/benefici e progetti sempre al limite della complessità possibile che non hanno fatto altro che allungare la filiera a svantaggio anche del cliente.
Protagonista di tutto questo un management per certi versi miope o poco capace che invece di integrare modalità di lavoro differenti ha imposto modelli organizzativi inefficienti che negli altri paesi (Olanda e Germania) hanno portato a pesanti ripercussioni occupazionali con il licenziamento di centinaia di lavoratori prima e il blocco degli scatti salariali in Olanda e Germania.
In Italia tutto questo si è tradotto in una vera e propria riduzione dei salari, con un pesante taglio al premio aziendale che si protrarrà fino al 2018; per contro il management non è intervenuto su sprechi e spese ingiustificate. Inoltre le attività, soprattutto quelle presenti nella sede di Roma, sono state progressivamente e sistematicamente ridotte.
L’utilizzo di un modello di riporto “funzionale” con quasi tutte le leve di comando in Olanda ha inevitabilmente condotto ad un raffreddamento dei rapporti interpersonali nei team di lavoro e un progressivo, continuo accentramento di decisioni e attività chiave lontano dall’Italia dove, spesso, le competenze su problematiche e necessità specifiche sono scarse se non del tutto assenti.
Esempio emblematico la cessione dell’intera attività di Office Automation, sia a Roma che a Milano, ad Atos, sull’onda di un operazione, lunga anni a livello di gruppo, dai costi esorbitanti ed in costante crescita che ha reso ulteriormente difficoltoso il quotidiano svolgersi delle attività, visti i continui disservizi provocati dalla migrazione e dall’assestamento della struttura tecnologica e vista la difficoltà di interloquire con un entità esterna anche per banali problemi prima risolti in pochi minuti dalle risorse professionali interne.
Questo ha portato ad un impoverimento a livello professionale di tutte le risorse italiane, anche le più pregiate, che erano state riconosciute protagoniste di numerosi successi nel corso degli anni.
Ricordiamo tutti quando l’ex direttore generale di Seceti, poi AD del gruppo ICBPI – CartaSì, presentò a tutti i lavoratori questa operazione come una grande opportunità che avrebbe portato ricchezza e benessere oltre che costituire un’operazione strategica a livello europeo. Purtroppo la realtà è stata di ben altro tipo ed è sotto gli occhi di tutti.
Molte, annuali, operazioni di ristrutturazione, dicevamo. Con unico obbiettivo raggiunto: la riduzione degli organici e il trasferimento soprattutto verso l’Olanda di tante attività “core”! Nel frattempo diversi abboccamenti con altre aziende del settore con l’obbiettivo di rafforzare la posizione come processor europeo. Anche SIA fu parte di questo gioco, prima come possibile “acquisita”, poi con ipotesi al 50-50% e infine come possibile “acquirente” (anche qui l’evoluzione la dice lunga sui risultati).
Infine, in tempi brevi dall’estate 2015, si è concretizzata un’altra operazione che vedrà Equens SE confluire di fatto nel gruppo Worldline.
La società nello specifico è controllata da Atos; i rami che si uniranno ad Equens hanno sede in Francia, in Belgio e in Germania. Anche questa volta questa nuova enorme trasformazione viene proposta dal presidente Michael Steinbach come una grossa opportunità per i lavoratori, ma allo stesso tempo vengono dichiarati 300/400 esuberi nel gruppo non ancora ben identificati. I dettagli di quella che viene chiamata come una partnership, ma che a tutti gli effetti è un’acquisizione e fa pensare a progetti dalle radici ben più profonde di quanto dichiarato, è visionabile al link pubblicato sul sito di Worldline anche in versione PDF scaricabile, che è allegato in fondo a questo documento.
Falsamente dichiarata come operazione dai confini tutti da definire lato Equens, appare invece, nei documenti pubblicati da Worldline, un piano industriale ben delineato, anche nei dettagli operativi, da concretizzarsi in tempi relativamente brevi.
Piano che vede, in prospettiva, parecchie criticità sul piano sociale. Ben al di là del 10% di ridondanze complessive sulla forza di lavoro della nuova azienda (circa 3000 risorse) in virtù anche di un chiaro progetto di cessione delle attività di infrastruttura tecnologica alla “madre” Atos che è ai vertici del settore di outsourcing e soluzioni informatiche a livello mondiale.
Attività questa che fu fulcro e fiore all’occhiello di Seceti prima e durante i vari passaggi societari successivi poi, portando utile nonostante la definizione classica di puro centro di costo. Attività gestita con grande e riconosciuta capacità professionale, attenzione ai costi e dedizione da parte di un gruppo di tecnici esperti che ad oggi cuba quasi il 50% della forza lavoro sulla sede di Milano e qualche lavoratore a Roma. Che sarà anche di loro?
Quando il Gruppo ICBPI ha ceduto ad EQUENS SE il ramo aziendale ex SECETI, lo ha fatto in una prospettiva di crescita sul piano europeo e industriale, condivisa con la Banca d’Italia ed è entrata nel Consiglio di EQUENS SE. Il Gruppo ICBPI ha quindi condiviso le scelte di un management incapace, che ha provocato l’arretramento della società sul mercato e crisi occupazionali in Olanda e Germania e deve ora assumersene la responsabilità in Italia.
Oggi il Gruppo ICBPI sta per essere ceduto dalle Banche Popolari ad una cordata di Fondi americani ed italiani (BAIN, ADVENT, CLESSIDRA). Il rischio è che i suddetti stiano facendo altre scelte industriali (SIA) e si stiano preparando a tagliare il rapporto con Equens, ponendo contestualmente continui vincoli contrattuali con penali e clausole rescissorie e mettendo potenzialmente a rischio il posto di lavoro delle 220 persone fra Roma e Milano. Primi segnali, la volontà di Icbpi di reinternalizzare alcune attività senza porsi il problema dei lavoratori che quelle attività svolgono e che quelle attività dovrebbero seguire.
Il Gruppo ICBPI, unitamente alla Banca d’Italia che sorvegliava ed autorizzava le operazioni, deve assumersi le proprie responsabilità nei confronti dei lavoratori di Milano e Roma: dopo la cessione del Gruppo ICBPI il Presidente del c.d.a. della capogruppo, Giovanni De Censi, e l’A.D. Giuseppe Capponcelli, manterranno il ruolo dopo la cessione ai Fondi. Rappresentano quindi una continuità storica ed industriale rispetto al passato e loro per primi devono essere i garanti della tenuta occupazionale in Italia della nuova società: 220 lavoratori, 179 lavoratori a Milano e 41 a Roma.

Le OO.SS. Equens SE di Roma e Milano FABI, FISAC CGIL, UILCA

Comunicato

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