Sono ormai meno di 300 gli ebrei sopravvissuti all’Olocausto. Tra pochissimi anni nessun testimone diretto potrà più raccontare alle nuove generazioni la tragedia che si scagliò contro 6 milioni cittadini europei di religione ebraica ad opera dei nazisti. Anche per questo la Giornata della Memoria che si celebra il 27 gennaio ha un ruolo di estrema importanza: deve aiutare a conservare e tramandare una memoria viva, consapevole e vigile, che aiuti a comprendere il passato e che permetta di costruire un futuro diverso.

La consapevolezza che scaturisce dalla memoria collettiva ci aiuta a non smettere di lottare, a non cedere all’indifferenza, che è un rischio concreto di fronte al moltiplicarsi di conflitti, pulizie etniche e genocidi in varie parti del mondo. Quello che l’uomo ha saputo fare all’uomo allora, e che credevamo irripetibile ai nostri giorni, è purtroppo quotidianamente sotto i nostri occhi attraverso i media. La tentazione di voltare la testa dall’altra parte, magari magari per difenderci dalla sofferenza che genera in noi la vista di tanto orrore, è umana, ma bisogna combatterla. E’ invece importante, ovunque avvengono questi misfatti, riconoscerli per quello che sono, non ignorarli o minimizzarli e capire di cosa si nutrono: interessi economici, intolleranza e fanatismo.
L’indifferenza è un grave rischio perché da lì al negazionismo il passo è breve e ultimamente le teorie che negano e distorcono i fatti dell’Olocausto stanno riprendendo forza. Il negazionismo afferma che l’Olocausto è stato inventato o esagerato dagli Ebrei stessi, come parte di un complotto più ampio per favorire i loro interessi. Questa visione si fonda su stereotipi antisemiti di vecchia data, sulla base dei quali gli Ebrei sono stati ripetutamente accusati di essere al centro di una cospirazione per giungere al dominio del mondo intero; accuse odiose che ebbero però un ruolo fondamentale nel preparare il terreno all’Olocausto. Un’evoluzione più recente di queste teorie è rappresentata dal tentativo di distorcere gli eventi dell’Olocausto, piuttosto che negarli. Tra le distorsioni più comuni vi è quella secondo la quale la cifra di sei milioni di morti tra gli Ebrei non sia che un’esagerazione; una seconda distorsione sostiene che le morti nei campi di concentramento siano state il risultato di malattie o di malnutrizione e non di una politica consapevole di genocidio; infine, che il diario di Anna Frank sia un falso.

Per tener viva la memoria ed evitare che l’intolleranza che conduce alla persecuzione dilaghi ulteriormente molti Paesi, in particolare in Europa dove l’Olocausto ebbe luogo, hanno approvato leggi che rendono illegali sia la negazione dell’Olocausto sia l’espressione dell’odio razziale.
L’Onu, su proposta degli Stati Uniti, il 26 gennaio 2007, un giorno prima della Giornata internazionale per la commemorazione delle vittime dell’Olocausto ha approvato una Risoluzione che “condanna senza alcuna riserva qualunque negazione” della Shoah, chiedendo “a tutti gli stati membri di respingere senza riserve ogni negazione, totale o parziale, dell’Olocausto come fatto storico e tutte le attività che hanno questo fine”.

In Italia, l’11 febbraio 2015, il senato ha approvato con 234 voti favorevoli, 8 astenuti e 3 contrari un decreto legge, per adeguare le leggi italiane agli orientamenti normativi europei. Tale disegno include anche il divieto di apologia e minimizzazione della Shoah, dei genocidi, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra. Se la Camera approverà il testo, negare la Shoah diventerà un’aggravante per chi istiga a commettere atti di discriminazione o di violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Il provvedimento colma una lacuna ed il ritardo accumulato dall’Italia rispetto ad altri Paesi.
Il dibattito non è comunque ancora concluso e non sono poche le voci, anche autorevoli ed illuminate e certamente non antisemite che non sono favorevoli ad una legge che punisca penalmente il negazionismo. Cercare di affrontare e risolvere un problema culturale e sociale certamente rilevante (il negazionismo e il suo possibile diffondersi soprattutto tra i giovani) attraverso la pratica giudiziaria e la minaccia di reclusione e condanna potrebbe essere controproducente. Negli ultimi tempi, il negazionismo è stato troppo spesso al centro dell’attenzione dei media, moltiplicandone inevitabilmente l’eco. Fermare il negazionismo con la minaccia della legge potrebbe offrire ai negazionisti, com’e’ già avvenuto, la possibilità di ergersi a difensori della libertà d’espressione. Con la legge si stabilisce inoltre una verità di Stato in fatto di passato storico, che rischia di delegittimare quella stessa verità storica e minare la fiducia nel libero confronto di posizioni e nella libera ricerca storiografica e intellettuale.

Aldilà del dibattito, comunque interessante, crediamo che la cultura sia sempre il miglior baluardo contro il ripetersi di ingiustizie, guerre e persecuzioni. I Genocidi avvengono perché i governi, sostenuti dalla gente, approvano decisioni che perpetuano discriminazioni e persecuzioni. Bisogna tenere alta l’attenzione sulle scelte politiche, perché sono quelle che fanno la storia. Per questa ragione Fisac-Cgil sostiene e incoraggia la cultura che è la prima vera arma contro l’ingiustizia!

 

Le foto sono state scattate da Ettore Fruscoloni ad Auschwitz e Birkenau nel Febbraio 2014 ed esposte insieme ad altre in una mostra dedicata a Piero Terracina, uno degli ultimi superstiti della Shoa