ICBPI – Rivalutazioni pensioni, Fondo Pensione ancora optional?

ll 2013 sarà l’anno in cui i lavoratori capiranno che il Fondo Pensione non può essere più
considerato un optional?
Il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, aveva promesso che per Natale l’istituto
avrebbe rivelato agli iscritti l’importo dell’assegno pubblico previsto al momento del
pensionamento. La famosa busta arancione, una comunicazione che in Svezia è già una realtà
da tempo. Ma al momento la simulazione della pensione non c’è.
La stima della previdenza pubblica sarebbe utile perché oggi i lavoratori italiani non
conoscono esattamente quanto potranno attendersi come pensione, a differenza dei
pensionati di ieri che invece vedevano calcolato tutto il loro assegno in base alle retribuzioni
degli ultimi anni di vita lavorativa.
Questo per effetto delle ultime riforme, culminata con quella firmata da Elsa Fornero che è
entrata a pieno regime di fatto da quest’anno e che ha esteso il metodo contributivo per il
calcolo della pensione a tutti i lavoratori.
Con il metodo contributivo si ottiene quello che si è versato più la rivalutazione di questi
versamenti, in base alla media quinquennale del Pil. Se la crescita economica rimane bassa
o nulla, si rischia di produrre assegni poveri ai futuri pensionati di domani.
Senza dimenticare la precarietà nel mondo del lavoro, un fenomeno sempre più dilagante, che
provoca buchi contributivi difficili da colmare.
Il montante accumulato poi dovrà essere convertito in rendita in base ai coefficienti di
trasformazione della pensione che sono rapportati alla speranza di vita.
Il problema è che proprio l’allungamento della vita attesa determina una riduzione
dell’assegno. Non solo. Va detto che questi nuovi coefficienti sono stati calcolati dai tecnici
del ministero del Lavoro e della Ragioneria dello Stato assumendo un pil dell’1,5%.
Se quindi i coefficienti fossero calcolati in base alla reale situazione economica italiana
l’assegno atteso sarebbe più basso. L’unica soluzione è lavorare più a lungo (ci voleva
proprio un professore della Bocconi per arrivare a questa soluzione !!!) .
La riforma Fornero ha infatti introdotto l’età flessibile di pensionamento da 62 a 70 anni.
Chi decide di rinviare la pensione dopo i 65 anni avrà un tasso di sostituzione (ovvero la
percentuale dell’ultimo stipendio che si avrà come assegno previdenziale) più alto.

Comunicato Gruppo Icbpi

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