Bcc: Ma la ( auto ) riforma parte zoppa ?

60 giorni di tempo per la conversione del decreto n.18, pubblicato in G.U. il 16 febbraio, sempre che il Governo non metta in campo l’ennesimo “cangurone” o la fiducia.

 60 giorni per tentare di convincere il Governo e/o per negoziare all’interno del Movimento ?

 Il decreto offre la possibilità alle BCC con più di 200 mln. di patrimonio netto di fondersi e trasformarsi in S.p.A. affrancando le riserve, a condizione di versare all’erario una imposta straordinaria del 20%.

 Lo chiamano way out.

 Una miccia accesa sotto i cardini dell’ (auto ) riforma, a cominciare dall’adesione al Gruppo bancario cooperativo unico.

 Una miccia a lenta combustione che condizionerà anche in futuro.

 Una sorpresa per il Movimento, la cui coesione si è nel tempo affievolita, e nel contempo un “impulso” da parte del Governo verso la concentrazione dimensionale, orientando chi se lo può permettere verso il modello privilegiato, quello della S.p.A., con un ritorno anche per il fisco.

 Ieri “Le misure tradiscono le intese, stravolgono e pervertono la soluzione concordata e aprono una falla disastrosa nella tenuta del sistema “.

 Oggi, “Il nostro rapporto con i ministri è quotidiano e la nostra riforma non l’abbiamo scritta da soli, l’abbiamo costruita con la Banca d’Italia e il Mef ”. E’ Confcooperative a dirlo.

 Dopo l’ira del giorno prima, riprende il dialogo ?

 60 giorni che non intendiamo trascorrere invano, da spettatori, tanto più che sempre più spesso sentiamo (s)parlare di “esuberi“ addirittura a 5 cifre.

 12 mesi per preparare le linee guide dell’(auto)riforma, prima di arrivare al decreto.

 A quando il “ secondo tempo”, un vero piano strategico di sistema e il conseguente piano industriale ? e il confronto del sistema con le OO.SS. ?

 E’ proprio l’ora di riprendere in modo serrato il confronto per il rinnovo dei CCNL e di concludere!

 Senza scorciatoie e senza fare finta che l’attuazione dell’ (auto ) riforma non metta in discussione gli attuali assetti contrattuali.

Partendo proprio dalla condivisione ( tempi, modi e strumenti ) che tutte le fasi di attuazione della riforma saranno precedute da specifici confronti negoziali fra le Parti nazionali finalizzati ad accordi preventivi sulle ricadute per i 37.000 lavoratori del Credito cooperativo.

 Il progetto di autoriforma accolto dal Governo è incentrato sulla costituzione di una holding capogruppo delle Bcc.

 Un cambiamento radicale (più o meno: cedi sovranità in cambio di sostegno patrimoniale) ma che potrebbe non cambiare nulla sul versante delle sinergie, dell’efficienza, dei costi e dei ricavi.

 Nulla si sa, fra l’altro, sulle Federazioni locali e sui contenuti del futuro “ patto di coesione “. E non è dire poco.

 Finora di concreto abbiamo registrato soltanto la richiesta di cancellare o sospendere parti del CCNL per finanziare riduzioni di organici “ a prescindere “ nonché fughe in avanti per bypassare il contratto nazionale.

A livello locale soluzioni “ à la carte “; nel gruppo logiche autoreferenziali da capogruppo; a livello di sistema rivendicazioni mirate alla cancellazione di istituti contrattuali economici e normativi.

 Il Governo indica fra le linee guida del suo intervento“ migliorare la qualità della governance e semplificare l’organizzazione interna” e “assicurare una più efficiente allocazione delle risorse all’interno del sistema “.

 “La nostra autoriforma – precisa il Presidente di Confcooperative – non azzera le autonomie anzi parte proprio dai territori e introduce il concetto importante che le Bcc più sono virtuose più hanno autonomia. Invece quando non sono virtuose c’è l’intervento del gruppo”.

 Ma allo stato nessuna garanzia che l’ accentramento nella S.p.A. capogruppo dell’attività di direzione e di coordinamento sulle BCC non riproduca moltiplicandoli le carenze registrate nei governi societari e i limiti di coesione.

 Siamo fortemente interessati al progetto.

 Nel bene e nel male, una esperienza di democrazia economica da valorizzare quella delle BCC, cooperative a mutualità prevalente, necessariamente diversa dalle S.p.A.

 Per questo vorremmo convincerci insieme ai 37.000 lavoratori che fu vera ( auto ) riforma.

 

Roma, 16 febbraio 2016

 Il Coordinamento Nazionale ( Cervone – Petrolini )

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