RINGRAZIAMO TUTTI I COLLEGHI
per la grande adesione allo sciopero e la numerosa partecipazione al presidio.
La grande partecipazione, le immagini riportate dai media, il colore e l’energia hanno reso forte le nostre richieste.
Abbiamo presentato ad ABI le istanze e le motivazioni che hanno portato all’interruzione della trattativa ed alla proclamazione dello sciopero.
Oltre alla consegna di un comunicato congiunto – che vi alleghiamo – l’incontro si è concluso con la disponibilità dell’ABI a sensibilizzare l’azienda su quanto da noi manifestato.
In merito alla situazione complessa che vive Barclays Italia, ABI si è detta disponibile a sollecitare la ripresa della trattativa al tavolo, con assunzione di responsabilità delle parti e per il raggiungimento di una soluzione positiva.
Ripartiamo quindi da questa giornata di mobilitazione.
In data odierna le OO.SS hanno ripreso il contatto con l’azienda.
Abbiamo ottenuto la disponibilità alla ripresa della trattativa e la disponibilità a prolungare i termini originali della procedura prevista inizialmente per il 12 Marzo.
Con l’intento di giungere ad un accordo è stato programmato quindi un calendario serrato di incontri che, a partire da mercoledì prossimo e ben oltre l’originale scadenza naturale della
procedura, proseguiranno a ritmo sostenuto fino al 21 marzo.
Grazie ancora per il sostegno, vi terremo aggiornati sugli ulteriori sviluppi.
Le OO.SS.
Milano, 07 Marzo 2016

Milano, 4 marzo 2016

I lavoratori di Barclays Italia sono scesi in sciopero e stanno manifestando vivacemente di fronte alla sede dell’ABI. Lo fanno per sostenere la trattativa che si sta svolgendo tra azienda ed Organizzazioni Sindacali -ai sensi del CCNL-  che discute le ripercussioni di una decisione gravissima presa da Londra: quella di chiudere tutte le attività retail in Italia, mantenendo solo un presidio nell’Investment Banking e nel Corporate.
È la terza volta che accade:  dopo un piano di crescita molto ambizioso, che ha visto moltiplicare le filiali e la presenza di Barclays  su tutto il territorio nazionale, dal quartier generale londinese è giunto l’ordine di smobilitare. Era in corso una campagna massiccia di assunzioni, che ovviamente è stata interrotta. E due recenti riorganizzazioni avevano già prodotto sostanziali riduzioni.
Ci preoccupa che sia consentito ad una Banca Estera di avere comportamenti opportunistici, senza alcun rispetto per lavoratori e clientela. I lavoratori di banche straniere valgono forse meno dei lavoratori di banche italiane fallite??
Il danno per costoro è facilmente immaginabile: il posto di lavoro !!!
Oggi al tavolo le OO.SS stanno negoziando le ricadute di una decisione così drastica presa a Londra. Tuttavia, sino ad ora, le richieste dei lavoratori per un trattamento equo non sono state recepite.
È per questo che si è reso necessario uno sciopero contestuale ad un presidio di fronte all’Associazione Bancaria.

Le OO.SS vogliono  giungere ad un accordo che

  • dia garanzie e coperture a tutti i lavoratori coinvolti nel piano di dismissione: sia a quelli che vengono ceduti con il ramo d’azienda ad altra banca (580 coinvolti tra sportelli direzione commerciale), sia a quelli che resteranno solo temporaneamente a svolgere le attività residue ( 160, a supporto delle attività di migrazione: si può immaginare che “chiudere una banca” sia una attività complessa e costosa; agli altri 120 che restano solo provvisoriamente legati ai portafogli in dismissione e infine a quelli, pochi, che resteranno nell’attività cosiddetta core (cioè l’Investment Banking, e il segmento Corporate, quest’ultimo neanche completamente al sicuro). E:
  • dia una copertura unitaria:  non è pensabile un negoziato a pezzi. Il piano è unico e deve essere sorvegliato da un unico accordo che preveda con precisione tutte le evenienze e le conseguenze per i lavoratori.  La volontà è di negoziare per l’intera banca e non per le sue parti.
  • stabilisca con precisione le misure di salvaguardia economica per tutti. Non c’è soltanto la misura della buonuscita: questo è solo uno degli strumenti. Le misure devono essere congrue, consistenti ed eque.
  • dia una copertura rispetto ai rischi a cui l’azienda espone i lavoratori: l’incertezza sui tempi (non ci è stato detto quando avverranno le dismissioni delle singole attività – ci è stato detto solo che avverranno. Il “quando” non è secondario.
  • dia un corretto riconoscimento ai lavoratori che resteranno svolgendo attività funzionali alla chiusura (nell’interesse della banca) anche in termini di indennizzo
  • consenta ai lavoratori coinvolti nelle cessioni di ramo la massima serenità nel passaggio per la reputazione e solidità economica/patrimoniale degli acquirenti – garantendo una prospettiva occupazionale seria
  • intervenga ovunque sia possibile a salvaguardare l’occupazione
  • mantenga un presidio sindacale per l’intero periodo di durata del piano di dismissione atto a verificare, monitorare, controllare il corretto adempimento degli obblighi contrattuali, e a mantenere adeguate relazioni sindacali nel periodo.

Nel ripartire da questa giornata di sciopero e mobilitazione, consci della responsabilità a cui i lavoratori oggi richiamano, auspichiamo un impegno responsabile e proficuo dell’azienda, per una ripresa della discussione tra le parti e in questa direzione.
Per la messa in campo di misure efficaci e risolutive, e per una soluzione equa e rispettosa delle lavoratrici e dei lavoratori di Barclays Italia, nel finale di questa vicenda.
Resta, in questo scenario, la più ampia e doverosa riflessione sulle dinamiche del settore e le conseguenze in termini di pesanti ricadute su chi, i lavoratori, ha contribuito ad aumentarne il valore.

FABI – FIRST-CISL – FISAC-CGIL – SINFUB – UILCA – UNISIN

Comunicato unitario