Friuli Venezia Giulia: Giornata Internazionale della Donna

L’anno nuovo, per le donne di tutta Europa, è iniziato male: a Colonia (Germania) durante i festeggiamenti per l’anno nuovo svoltisi nella piazza principale della città, centinaia di donne hanno subito violenze sessuali da parte di uomini, per la maggior parte identificati come immigrati nordafricani già conosciuti alle forze dell’ordine quali appartenenti alla piccola criminalità. Appena saputa la notizia, la condanna è stata unanime ma qualcuno ha strumentalizzato il fatto a fini politici, criminalizzando tutti gli immigrati, come se, dall’altra parte, tutti gli altri maschi fossero esenti da tali atti (la maggior parte delle violenze perpetrate sulle donne avvengono fra le mura domestiche), e perdendo di vista il punto centrale della questione: le donne, vittime di uomini – bianchi o neri, cristiani o musulmani – la cui cultura si fonda sull’idea che le donne sono oggetti di proprietà degli uomini.
In Italia, in febbraio, il processo contro l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Palermo 1, portato alla sbarra da tre impiegate che lo hanno accusato di molestie, si conclude con
l’assoluzione. La sentenza, pur confermando la veridicità dei fatti, assolve l’uomo “in quanto immaturo, operante in un clima scherzoso e con gesti troppo fugaci per trarne piacere”. Queste
motivazioni, che giustificano gli atti perpetrati subordinandoli al contesto, rischiano di bloccare una evoluzione culturale che con molta fatica stava portando al riconoscimento del rispetto della dignità e del corpo delle donne.
Alla data del 3 febbraio 2016 erano già 10 le donne uccise in Italia per mano del marito, partner o altro familiare. Da quella data e fino ad oggi, ne sono state uccise altre 5-6, se ne è già
perso il conto, ma ne sappiamo qualcosa perché solo quando si arriva al gesto estremo ciò crea scalpore. In questo triste elenco mancano le centinaia di donne che quotidianamente, nel nostro
Paese, subiscono violenze fisiche psicologiche ed economiche, maltrattamenti, minacce, ricatti, tentativi di omicidio, in ambito familiare e le cui voci spesso non ci arrivano. Quale futuro può avere un Paese che non provvede a cambiare la cultura della supremazia di un genere sull’altro?
In questi giorni la riforma del mondo del lavoro targata Renzi (Jobs Act) compie un anno.
Era stata pensata quale stimolo e volano per la ripartenza economica e lo sviluppo del nostro Paese dopo una crisi economica lunga che ha colpito tanti settori e tante tipologie di lavoratori. Fra questi le donne. Ad un anno di distanza, il bilancio non si può dire positivo. I dati più aggiornati ci dicono che nel 2015 c’è stato un incremento di posti di lavoro ma le donne (assieme ai giovani), almeno per ora, non hanno beneficiato di questa riforma. Sono purtroppo ancora relegate ad essere impiegate in lavori prevalentemente precari, contratti part-time non volontari o, tante, hanno rinunciato a cercare un impiego, soprattutto nel Sud d’Italia, perchè costrette ad occuparsi a tempo pieno di minori, anziani o ammalati in mancanza di strutture pubbliche adeguate ed economicamente accessibili.
Dal 1° gennaio 2012 è entrata in vigore la riforma del sistema pensionistico che porta il nome della ex ministra Fornero. Questa riforma rappresenta uno spartiacque epocale rispetto al
passato. L’estensione del calcolo contributivo a tutti ed il brusco innalzamento dell’età pensionabile – legato peraltro anche all’indice della speranza di vita e che non tiene conto del ruolo sociale delle donne che molto più rispetto agli uomini si dedicano anche all’impegno di cura familiare – ci hanno portato ad un sistema rigido e privo di qualunque elemento di solidarietà intergenerazionale e intragenerazionale, che colpisce prevalentemente donne e giovani ai quali viene cancellata la certezza del diritto.
Questo il quadro della situazione femminile attuale, in Italia ed in Europa.
C’è ben poco da gioire. Quindi, perché festeggiare l’8 marzo?
COLLEGHE!
mogli, compagne, madri, figlie, nonne, sorelle, festeggiamo l’8 marzo perché solo noi, con il nostro impegno quotidiano, la nostra forza, il nostro coraggio, la nostra lungimiranza, la
nostra caparbietà, la nostra dedizione, possiamo combattere contro tutti i mali sociali che ci affliggono e, consapevoli delle nostre qualità e potenzialità, NOI possiamo portare ad un
vero cambiamento!
EVVIVA LE DONNE!
BUON 8 MARZO!
COORDINAMENTO DONNE FISAC CGIL
FRIULI-VENEZIA GIULIA
8 marzo 2016

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