Londra, i banchieri da un mln di euro sono il 40% in più

da Repubblica.it – LONDRA – City caput mundi. O perlomeno “capo” d’Europa: la cittadella della finanza londinese ha tre volte più banchieri milionari del resto del continente messo insieme. Secondo i dati della European Banking Authority (Eba), il numero di banchieri di Londra che hanno guadagnato tra salario e bonus l’equivalente di almeno un milione di euro è salito a quasi 3 mila nel 2014, con un aumento del 40 per cento rispetto all’anno precedente e circa il triplo rispetto ai banchieri che hanno incassato un premio analogo in tutti gli altri paesi dell’Unione Europea sommati fra loro. Il 2014 era il primo anno in cui è entrato in vigore il tetto imposto ai bonus dalle autorità finanziarie della Ue, per impedire eccessi e distorsioni giudicati un fattore nella crisi globale del 2008: evidentemente il freno non è servito a limitare le ricompense ai banchieri.

Il secondo paese europeo per numero di banchieri con guadagni da un milione di euro in su è la Germania, seguita nell’ordine da Francia, Italia e Spagna, tutti nell’ordine di qualche centinaio di banchieri milionari ciascuno. Il radicale aumento dei banchieri che nel Regno Unito hanno incassato almeno un milione di euro, da poco più di 2mila nel 2013 a 2926 nel 2014, è in parte dovuto al rafforzamento della sterlina, la valuta in cui sono pagati, rispetto all’euro (valore che ha perso in parte terreno negli ultimi mesi, a causa delle ansia su Brexit, ovvero sulla possibilità che la Gran Bretagna lasci l’Unione Europea nel referendum del giugno prossimo). Ma anche senza tenere conto dell’effeto sterlina, il numero dei banchieri britannici con guadagni al di sopra del milione di euro sarebbe cresciuto lo stesso.

Tra i quasi 3mila banchieri della City che hanno portato a casa, fra salario e bonus, un milione di euro o più, il rapporto dell’Eba ne individua sedici che nel 2014 hanno guadagnato 10 milioni di euro e uno che ha incassato 25 milioni di euro. “Sono numeri impressionanti, è come se per i banchieri la crisi del 2008 non fosse mai avvenuta”, commenta un portavoce del Trade Congress Union, la confederazione dei sindacati britannici. “Simili livelli di salari e di ricompense sarebbero più comprensibili se ci fossero le prove che l’attività dei banchieri sostiene una maggiore crescita economica nazionale, una più forte manifattura, maggiore produttività e migliori salari per tutti, invece l’economia è in parabola discendente in tutte queste categorie”.

Un lamento analogo giunge da Port Talbot, la cittadina del Galles che ospita la maggiore fra le acciaierie britanniche che il gruppo indiano Tata ha annunciato questa settimana di voler vendere – o chiudere, se non troverà un compratore. Il governo Cameron ha promesso di aiutare a salvare i circa 40 mila posti di lavoro minacciati dall’ipotesi chiusura, “ma la nazionalizzazione non è un’opzione”, ha avvertito stamane il primo ministro. “Il governo ha salvato le banche nel 2008, perché non può salvare anche noi?”, rispondono i sindacati dei lavoratori dell’acciaio. La risposta, parafrasando Bob Dylan, si può sentire nei bar e nei ristoranti di lusso di Londra: mentre in Galles gli operai piangono, nella City i banchieri festeggiano i bonus da record stappando champagne.

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