Banca Etruria: Processo bancarotta? Noi dipendenti parte civile

Maria Agueci CGIL.001da Arezzonotizie.it – In sella da gennaio, Maria Agueci sostituisce Riccardo Fois alla guida della Fisac Cgil di Nuova Banca Etruria in un momento assai delicato. Dopo otto mesi di “palestra” al fianco del predecessore prende in mano il timone della rappresentanza di 220 lavoratori iscritti, sui circa 1.550 dipendenti dell’istituto.

La vecchia gestione di Bpel è al centro di più inchieste giudiziarie sulle quali sta lavorando la procura di Arezzo.
“Abbiamo accolto con estremo favore l’apertura di un fascicolo per bancarotta fraudolenta a carico degli ultimi due Cda. E nell’eventuale processo Fisac Cgil si costituirà parte civile. Noi lavoratori abbiamo subito una perdita patrimoniale dovendo pagare numerose giornate di solidarietà, ci sembra una questione di giustizia oltre che di principio”.

A proposito degli alti costi gestionali della Vecchia Etruria, c’è un vostro studio che rivela dei dettagli significativi del bilancio 2013, confrontandolo con quello di una banca “sana” come la Popolare dell’Emila Romagna.
“All’epoca, in piena crisi, Bpel spendeva per amministratori e dirigenti 4 milioni e 526.000 euro per 183 sportelli, contro 2,6 milioni della Popolare dell’Emilia che conta però 400 sportelli. Il presidente? Il nostro costava 426mila euro, il loro, insieme al vicepresidente, 331mila euro. Se si considerava l’intero gruppo dell’Etruria dell’epoca (Del Vecchio, Lecchese, Etruria Infomatica, Bap), amministratori e dirigenti prendevano 6,46 milioni con 200 sportelli: il 250% in più della Bper, che aveva il doppio degli sportelli. Un’anomalia enorme fatta pesare da Fisac Cgil nelle trattative sulla riduzione del costo del lavoro (concluse con l’accordo del 7 febbraio 2015), tanto da ridurre di 4 milioni di euro i sacrifici in più che l’azienda aveva inizialmente richiesto ai lavoratori in termini giornate di solidarietà. Altro capitolo scottante riguarda le consulenze, sempre da noi denunciate, all’epoca quantificare in 11 milioni di euro, e poco dopo azzerate dai commissari, segno evidente che non erano così necessarie. Dai verbali di Banca d’Italia abbiamo invece appreso che addirittura sarebbero costate 17 milioni. Anche sulla base di queste spese dissennate noi paghiamo giornate di solidarietà”.

Cambiamo capitolo. Recentemente, c’è stata una vostra dura presa di posizione sui ritardi nel presentare i bilanci delle 4 good bank. Sapete a che punto sono le trattative per la cessione della Nuova Etruria?
“Non abbiamo notizie concrete, purtroppo. E gli scenari cambierebbero molto, a seconda dell’acquirente. Un conto è la cessione a un gruppo bancario con progettualità, un conto la cessione a un fondo che ha interesse speculativo. C’è grande bisogno di una banca del territorio che sostenga l’imprenditoria sana. Speriamo che almeno entro settembre il nostro futuro sia chiarito. A tal proposito lanciamo un appello alle istituzioni locali e nazionali affinché si facciano carico di questa questione e delle ricadute occupazionali ed economiche, per il territorio, e che contrastino con forza scelte solo speculative”.

Ha già avuto modo di incontrare l’ad Bertola e il presidente Nicastro?
“Nicastro una sola volta, Bertola più di una volta. Ho avuto modo di rappresentare le nostre istanze: i lavoratori hanno fatto la loro parte di sacrifici, ora basta, ci aspettiamo che chi di dovere si assuma le proprie responsabilità. Il futuro dei lavoratoti della banca è la questione per noi più spinosa e importante”.

Risultano anche a voi una decina di dipendenti indagati per truffa aggravata?
“Una decina, tra Arezzo e provincia. Come sindacato offriamo ovviamente assistenza legale e consulenza ai colleghi che dovessero richiederlo”.

Si è parlato di circolari interne con indicazioni specifiche sulla vendita di prodotti a rischio, può confermare? Sarebbero prove a sostegno della tesi che i dipendenti avrebbero soltanto eseguito quanto richiesto dall’alto nella vendita delle obbligazioni subordinate.
“E’ tutto in mano ai nostri avvocati. Ma confermo l’esistenza di circolare del 2013 in cui è scritto che le obbligazioni subordinate potevano essere vendute a un target indistinto, non – quindi – come un prodotto rischioso”.

Una vostra battaglia vinta è quella sul destino dei crediti deteriorati. Alla fine siete voi a lavorarli nonostante siano confluiti nella bad bank, soggetto diverso dalla Nuova Banca Etruria.
“Esatto. Ci sono una sessantina di dipendenti della Nuova Etruria che stanno lavorando al recupero dei crediti deteriorati, tra cui la sottoscritta, attraverso un contratto di service. La nostra proposta del 2 dicembre 2015 a politici e istituzioni – non svendere i crediti deteriorati, ma lavorarci per rilanciare occupazione e mantenere attenzione al territorio – mirava esattamente a questo”.

Quant’è la percentuale di recupero?
“E’ un tema piuttosto delicato, su cui non disponiamo di dati ufficiali. Verosimilmente è superiore alla valutazione iniziale del 17,63% rispetto al valore nominale, e più in linea con le medie di mercato. Ma la banca non deve far gola solo per il cospicuo ‘tesoro’ dei crediti deteriorati, ma soprattutto per il capitale umano costituito dai lavoratori, sulle cui sole spalle si è retta la banca negli ultimi anni”.

 

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