Icbpi: Il piano di Icbpi allarma i sindacati

Fonte: Il Sole 24 Ore (Plus)

Se la metà di quanto indicato si dovesse concretizzare il quadro sarebbe preoccupante»: è la posizione espressa dai sindacati sul futuro del gruppo Icbpi dopo un incontro con la direzione sul futuro dell’ azienda. Il 18 dicembre scorso, l’ 89% del capitale dell’ Istituto centrale delle banche popolari italiane è passato da Creval, Banco Popolare, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Bper, Iccrea Holding, Popolare di Cividale, Ubi, Bpm, Banca Sella Holding, Carige e da soci minori a Mercury Italy, veicolo posseduto dai fondi di Bain Capital, Advent International e Clessidra Sgr. Secondo una nota di Fabi, First/Cisl, Fisac/Cgil, Sinfub, Ugl Credito e Unisin l’ acquisizione da parte di Icbpi del gruppo Bassilichi, ormai in fase finale, «dev’ essere supportata fin da subito da un piano industriale adeguato e non tranquillizza l’ ipotesi stand alone di Bassilichi». Secondo i sindacati sarebbe poi «in fase di studio l’ ipotesi di scorporo di un presunto ramo d’ azienda securities services di Icbpi, in cui sono impiegati circa 270 lavoratori, più un indotto difficile da stimare», come anche «la cessione della licenza bancaria per concentrarsi solo sul core business della monetica. Un’ ipotesi solo allo studio, non ancora oggetto di report al Cda, ma centrale nelle voci che arrivano dai consulenti incaricati». Per le rappresentanze aziendali, le ipotesi di scorporo di securities services e la cessione della licenza bancaria sono le ipotesi più allarmanti «siano esse a livello di report al Cda o di semplice studio. Sarebbero comunque presupposti di uno “spezzatino”, di cui non immaginiamo le conseguenze: il rischio è quello di trovarsi dinanzi a una destrutturazione che determinerebbe un aumento dei costi di raccolta attraverso la rinuncia agli strumenti finora garantiti dalla banca (ad esempio l’ interbancario, la banca depositaria, l’ assegno circolare), che potrebbe essere compensata solo attraverso una compressione dei costi dei servizi, costo del lavoro in primis. Inoltre alcuni business, anche nel settore della monetica, senza la licenza bancaria non si potrebbero più svolgere». Se Mercury Italy «dovesse rinunciare alla licenza bancaria, mostrerebbe di cercare semplificazioni bypassando norme che rappresentano precise disposizioni Ue», concludono i sindacati.

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