In Italia vince il contante: l’87% delle transazioni avviene in banconote

da repubblica.it – MILANO – La caccia al tesoro (in nero e in contanti) nascosti al Fisco dagli italiani è ufficialmente iniziata. Gli 1,7 milioni in banconote sequestrate nel controsoffitto di Fabrizio Corona sono solo l’antipasto. Il Belpaese degli evasori galleggia su un mare di banconote “fantasma”, sfuggite da sempre agli occhi dell’erario. E il governo vuol convincere questo esercito di contribuenti infedeli a svuotare i materassi – e non solo quelli – per firmare un armistizio destinato a portare un paio di miliardi nelle casse dello Stato. La posta in gioco è altissima. L’economia sommersa tricolore vale il 12,9% del Pil, qualcosa come 205 miliardi. Dove è finita questa montagna d’oro? Depositarla in banca senza entrare nel radar dell’Agenzia delle entrate è praticamente impossibile. Ma la geniale creatività tricolore non si è fatta scoraggiare. E ha trovato decine di canali alternativi per stravincere la partita a nascondino con lo Stato. Almeno 150 miliardi in contanti – stima il procuratore capo di Milano Francesco Greco – “sono nascosti in cassette di sicurezza”. Un terzo, secondo le stime, nel nostro Paese. Il resto parcheggiato all’estero, in buona parte negli accoglienti caveau delle banche e delle fiduciarie elvetiche.

La criminalità organizzata (“la voluntary non coprirà i reati penali”, garantisce il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan) gestisce la logistica di questo fiume di valuta con l’efficienza di una multinazionale.

Gli evasori fai-da-te – o i ladri di polli alla Corona – si arrangiano come possono, facendo sparire un gruzzoletto per volta. Un anziano imprenditore del Nord è stato fermato poche settimane fa al valico di confine di Chiasso Brogeda con 61mila euro nascosti nelle scarpe. Un altro ne aveva cuciti coscienziosamente 300mila nei tappetini dell’auto, sperando di farla franca. Il “Biscio”, al secolo Fabrizio Garratti, commerciante di Costa Volpino (Bergamo) con qualche precedente per narcotraffico, ha parcheggiato un milione di euro nel pavimento sotto il pollaio del padre, senza riuscire a ingannare la polizia.

L’Italia, del resto, è un paradiso per chi vuole ammucchiare fortune in contanti. Ben 87 transazioni su 100 coinvolgono ancora il passaggio di mano di banconote.

L’obbligo del Pos per esercenti, il tetto a 3mila euro per le operazioni in moneta e il boom degli acquisti online non sono bastati a incrinare la storica diffidenza tricolore per la moneta elettronica: carte di credito, bancomat & c. hanno il difetto di lasciare le impronte digitali di venditore e acquirente su ogni transazione, trasformandola in un libro aperto per gli occhiuti ispettori del fisco. E così, non a caso, siamo la Cenerentola d’Europa per l’uso di questo strumento di pagamento con la miseria di 30,1 operazioni pro-capite l’anno.

Il risultato sono stati fenomeni al limite del paranormale valutario come l’incredibile vicenda delle banconote da 500 euro. Bandite dalla Bce dal 2018 perché arma segreta di delinquenza organizzata ed evasori (in un solo pacchetto di sigarette ce ne stanno per un totale di 22mila euro). L’Italia del nero diffuso sembrava disporre di una sorta di stamperia clandestina delle monete di questo taglio. Nel 2014 – l’ultimo anno per cui ci sono dati disponibili – le banche hanno consegnato ai loro clienti 83 milioni di controvalore in banconote da 500. Negli stessi 12 mesi gli italiani ne hanno depositate per 9 miliardi. Da dove arrivavano? “Afflussi da Paesi esteri”, ha spiegato Banca d’Italia. Come dire proventi di evasione e attività illecite.

L’obiettivo ora è convincere i titolari di questi tesoretti a firmare la pace con l’erario. Convincendoli magari che è l’ultima occasione per mettersi in regola (non sarà facile, visto il rosario di scudi e voluntary disclosures degli ultimi anni) prima di rischiare di pagare un conto molto più salato.

I furbetti del contante, per quanto fantasiosi, non riescono però a farla sempre franca. Nemmeno quando sono invisibili al fisco.

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