Banca d’Italia: Quale futuro per Banconote?

Il nostro Istituto non persegue obiettivi di profitto, non è un’azienda privata.
L’obiettivo della Banca d’Italia è quello (o sarebbe quello..) di fare attenzione anche all’economicità della gestione aziendale.
Tra gli strumenti che la Banca utilizza per analizzare i costi di gestione, oltre al budget (bilancio di previsione) e alla contabilità analitica (che rileva i costi operativi), c’è anche l’analisi costi/benefici che, come spiega il nome stesso, oltre ai costi considera i benefici qualitativi di un progetto.
Quindi, laddove si abbinano costi notevoli al raggiungimento di standard qualitativi elevati non è detto che quel progetto non sia conveniente e quindi non si realizzi.
Tuttavia, in questi anni, durante i quali abbiamo assistito all’abbandono del territorio e alla perdita di funzioni, non c’è traccia di una politica aziendale fondata realmente su una seria analisi costi/benefici. Quello che, invece, emerge è come i nostri vertici, perseguendo l’obiettivo dell’economicità della gestione aziendale, abbiano percorso una facile scorciatoia che ci ha condotto a chiusure e prepensionamenti.
Una sorta di mannaia si è abbattuta sul nostro Istituto tagliando orizzontalmente spese e personale.
Come si comporteranno i nostri dirigenti con il Servizio Banconote?
Nel 2014 si è abbandonata definitivamente l’idea della procedura unica di appalto che avrebbe messo in concorrenza tutte le stamperie senza fare distinzioni tra stamperie interne alle BCN e stamperie esterne.
La BCE ha infatti emanato un nuovo indirizzo che prevede un sistema di produzione e appalto di banconote che è entrato in vigore il 1 gennaio 2015.
Una sorta di regime misto, fondato su due poli di alimentazione del contante, all’interno del quale alcune BCN manterranno la stamperia interna mentre altre potranno affidare in appalto la produzione della quota loro assegnata dalla BCE.
Scongiurata, quindi, l’ipotesi di una procedura unica d’appalto che ci avrebbe consegnato ad una feroce guerra al ribasso con le stamperie private, ci si muoverà comunque in uno spazio nuovo e inesplorato che è il nuovo orizzonte delineato dalla BCE.
In questo senso bisogna porre attenzione all’art.1 dell’indirizzo BCE/2014/44 che ci dice cosa s’intende per “stamperia interna”. Si intende qualsiasi stamperia che sia a) giuridicamente o organizzativamente parte di una BCN; o b) una persona giuridica separata, purché siano soddisfatte le seguenti condizioni cumulative:

  • La BCN eserciti sulla persona giuridica in questione un controllo analogo a quello esercitato sulle proprie articolazioni interne.
  • La persona giuridica controllata svolga più dell’80% delle proprie attività nell’esecuzione dei compiti a essa affidati dalla BCN. Nella persona giuridica controllata non vi è alcuna partecipazione diretta da parte di privati.

La definizione di “stamperia interna” data dalla BCE fa sorgere alcune domande:

  1. A quali condizioni la Banca D’Italia manterrà la sua stamperia?
  2. Come si comporteranno i nostri dirigenti con il Servizio Banconote?
  3. Ci presenteranno un arido piano di taglio delle spese e del personale oppure un programma di investimenti per tutelare l’eccellenza del Servizio e della sua stamperia?

Non vorremmo assistere di nuovo al triste e malinconico spettacolo basato esclusivamente sulla politica dei tagli corroborata dalla scusa che si prevede una contrazione della stampa dei biglietti.

Il risparmio tanto agognato va ricercato in altri luoghi: il nuovo modello indicato dalla BCE prevede ad esempio che tra le BCN che opteranno per la stamperia interna debba nascere un coordinamento finalizzato al risparmio dei costi. Tale coordinamento permetterà di effettuare acquisti congiunti sulle materie prime e di armonizzare i processi produttivi. E’ questa, ad esempio, la strada da percorrere per ottenere il risparmio.
L’efficienza si può raggiungere in due differenti modi: tagliando oppure investendo sulle persone e sui processi lavorativi. Però, per percorrere quest’ultima strada ci vuole coraggio.

Se è vero, come ci dicono, che le previsioni future circa la stampa di biglietti si attestano per l’Italia tra gli 700 milioni e il MLD di banconote, con una media annua che calerebbe rispetto al presente di circa il 30%, è vero anche che le previsioni sono fallibili soprattutto in uno scenario come quello del circuito del contante in cui le cose cambiano molto velocemente.
Per questo motivo una Banca che agitasse lo spettro di queste previsioni per giustificare eventuali tagli o eventuali esternalizzazioni sarebbe una Banca reclinata su se stessa, lontana parente di quella per cui una volta si era orgogliosi di lavorare.
Sarebbe un’operazione di basso profilo quella di ottenere un risparmio del 30% sacrificando la qualità, l’esperienza e l’eccellenza del Servizio Banconote. La stamperia deve rimanere dentro la natura giuridica della Banca D’Italia; non si deve trasformare in qualcos’altro che è vicino alla Banca ma che sostanzialmente è qualcosa di diverso. Perseguire il risparmio sacrificando la qualità e la professionalità non sarebbe un atto meritorio bensì un atto svilente che testimonierebbe la poca lungimiranza di chi guida il nostro Istituto.

Se la Banca pensa di replicare con BAN lo stesso film al quale abbiamo assistito in questi ultimi anni lo facesse ma sappia che noi non ci stiamo. E’ ora di dire basta a questa logica dei tagli orizzontali che ha mortificato i lavoratori e l’Istituzione Banca D’Italia.

L’auspicio è quello, in un prossimo futuro, di ritrovarci di fronte ad una delegazione aziendale guidata in modo diverso rispetto all’ultimo periodo, che possa restituirci l’orgoglio di appartenere a questa nobile Istituzione.

In caso contrario la Fisac attuerà tutte le forme possibili di difesa dei lavoratori e del Servizio Banconote.

Roma, 17 novembre 2016

La Segreteria Nazionale

Back to top button