Tagli Unicredit, mille posti in bilico e uno sportello su quattro a Torino

da repubblica.it – UNICREDIT vara il suo nuovo piano industriale e Torino e il Piemonte rischiano di pagare un prezzo molto caro. L’amministratore delegato Jean-Pierre Mustier intende dare una serie di sforbiciate, tagliando 3.900 posti di lavoro e circa 800 filiali a livello nazionale. I sindacati stimano che nei prossimi tre anni saranno circa mille i dipendenti della “regione” Nord-Ovest che lasceranno la banca a causa degli esuberi dichiarati dai due vecchi piani targati Ghizzoni e dalla cura dimagrante di Mustier.

Sono solo ipotesi, i numeri più precisi arriveranno durante il prossimo incontro sindacale, in programma martedì, o al più tardi a gennaio, a trattativa avviata. “Nelle tre regioni del Nord-Ovest ci sono circa 5 mila dipendenti. Tra uscite già pianificate e nuove, la riduzione del personale in quest’area sarà del 20 per cento circa”, spiega Diego Bragato, responsabile regionale della First- Cisl in Unicredit. Una parte di queste persone andrà in pensione, altre “scivoleranno” verso la quiescenza grazie ai 36 mesi garantiti dal fondo esuberi di settore e gli altri dovrebbero uscire volontariamente. Almeno, questo è l’auspicio dei sindacati: “In questi anni abbiamo perso tanti colleghi senza che nessuno venisse lasciato a casa privo di reddito. Speriamo di proseguire su questa strada, ma c’è preoccupazione perché le risorse non sono infinite”, nota Francesco D’Agostino, responsabile regionale del gruppo per la Fisac-Cgil.

Unicredit ha bisogno di tagliare costi per rimettere i conti in equilibrio, ma intende comunque aumentare gli investimenti sui canali digitali. Al tempo stesso, però, vuole ridurre la propria presenza fisica. In Piemonte negli ultimi anni sono già state chiuse una quarantina di filiali con i piani industriali di Ghizzoni (e alcune chiusure verranno portate a termine in questi giorni), ma potrebbero aggiungersene altre 60-80 entro il 2019, come ipotizza D’Agostino della Fisac-Cgil. Che evidenzia: “Torino ha una certa una capillarità di sportelli ereditata dalla Crt (poi confluita appunto in Unicredit, ndr), dunque è l’area che rischia di subire il maggior numero di chiusure”.

Bragato della First-Cisl concorda: “La media nazionale potrebbe toccare il 25% di filiali dismesse, ma il dato potrebbe essere ancora più alto a Torino città”. Comunque, per il sindacalista il vero allarme riguarda soprattutto chi rimarrà in banca piuttosto che chi ne uscirà: “Per gestire gli esuberi esistono strumenti specifici, chi resta corre invece il rischio di dover cambiare mansione o sede di lavoro”

Photo by Roby Ferrari

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