Riscossione Sicilia: no a nuovi carrozzoni

da Livesicilia.it – La società di nuovo al centro delle polemiche. I nuovi stanziamenti previsti in bilancio e il “no” di deputati e sindacati.

PALERMO – Serviranno altri 120 milioni in tre anni. Per una società che non ha mai funzionato. E probabilmente non per colpa dell’ultimo amministratore unico Antonio Fiumefreddo, tornato al centro delle polemiche oggi, dopo una tesissima riunione in commissione bilancio. Né le colpe possono essere cercate altrove, ossia nell’opera dell’ex presidente Lucia Di Salvo. Né nell’operato dei lavoratori. O meglio, le colpe, se ci sono, sono di altro tipo. Riscossione pare nata per non funzionare.

O meglio ancora, le percentuali di riscossione sono sostanzialmente in linea con quelle di Equitalia. Ma i costi e i debiti sono in proporzione assai più alti in Sicilia. Un passivo costante. Per questo, da anni la Regione mette dentro il motore di questa auto che consuma tanto e cammina poco, abbondante benzina sotto forma di ricapitalizzazione e finanziamenti in bilancio.

I 120 milioni per Riscossione

E la prossima iniezione di carburante ha già fatto accendere nuovi roghi, nuove furenti polemiche. Sono i soldi previsti nel bilancio che l’Ars si prepara a discutere e approvare. Si tratta innanzitutto degli oltre 32 milioni per il 2017, e i 27,3 milioni di euro previsti per il 2018 e il 2019. E fanno già quasi 90 milioni. A questi, però, il governo regionale ha pensato di aggiungere un altro mega-stanziamento da quasi 35 milioni. Una somma “dovuta” dalla Regione a Riscossione, pare, a causa di crediti vantati dalla società nei confronti di quello che è, però, in sostanza l’unico proprietario. Insomma, un debito che la Regione ha, di fatto, nei confronti di se stessa.

E la storia recente e meno recente di Riscossione è fatta di finanziamenti e ricapitalizzazioni. Due anni fa arrivarono 40 milioni. Con l’ultima finanziaria, poi, il contributo è arrivato in modo drammatico. Gli oltre 18 milioni di euro sono stati riconosciuti all’azienda dopo le manovre che hanno “disarcionato” Antonio Fiumefreddo dal cda. Erano i giorni caldissimi in cui l’amministratore puntava il dito contro i deputati morosi. Deputati che insorsero chiedendo a Crocetta di esautorare Fiumefreddo. Richiesta accolta solo apparentemente. Poco dopo, infatti, Fiumefreddo tornerà in sella come amministratore unico. Da lì, stando ai racconti dello stesso avvocato catanese, qualche progresso nella riscossione. Ma poco di più. Tanto che proprio l’amministratore dell’Agente siciliano per la riscossione ha detto a chiare lettere: “Servono investimenti. Così com’è, la società non può funzionare. E forse esiste proprio una volontà politica di non farla funzionare”.

Le bacchettate della Corte dei conti

In realtà, nel suo ultimo giudizio di parifica, la Corte dei conti ha puntato il dito anche contro la gestione dello stesso Fiumefreddo. Nel 2015, infatti, i dati della riscossione sono risultati addirittura in calo. La riscossione nell’Isola è, insomma, più bassa che nel resto d’Italia. I dati nel 2015 sono peggiori a quelli dell’anno precedente. Ma non solo. Nel corso del 2015, scrivono i magistrati contabili, la società “non ha raggiunto l’obiettivo previsto dalla convenzione, ovvero l’incremento del 5 per cento rispetto alle somme riversate all’erario nel 2014”.

Risultati deludenti, a fronte di enormi spese. “Queste Sezioni riunite – si legge sempre nel rendiconto – non possono non rilevare che le pesanti perdite dei bilanci societari, nell’ultimo quinquennio, hanno portato il patrimonio netto di ‘Riscossione Sicilia S.p.a.’ da una consistenza di 40,7 milioni di euro alla data del 31 dicembre 2010, a 9,2 milioni al 31 dicembre 2015”. Il patrimonio è stato di fatto azzerato. E per tenere in piedi la società è servita, a Sala d’Ercole, appunto, una ulteriore ricapitalizzazione. Ma la Corte anche sulla gestione-Fiumefreddo, come detto non è tenera: non si registra, annotano i magistrati contabili, “alcuna inversione di tendenza, nonostante la Regione sia intervenuta con rilevanti interventi finanziari già nel 2014, con l’erogazione di 40 milioni di euro a titolo di anticipazione, che la Società avrebbe dovuto restituire entro il 31 dicembre 2014 e nuovamente con la legge di stabilità per il 2015, con la quale, al fine di assicurare il funzionamento del servizio della riscossione, ha riconosciuto il rimborso a carico della Regione delle spese di riscossione per le procedure esecutive, quantificato in 78,6 milioni di euro, con la contestuale compensazione ex lege del debito di 40 milioni di euro erogati dalla Regione, a titolo di anticipazione”.

L’Ars: “La società va chiusa”

Ma la nuova “guerra”, alimentata anche dalle recenti polemiche televisive, è già scoppiata, in commissione bilancio. È la guerra dei 120 milioni. Una cifra che torna buona per due storie. Quella somma, infatti, è destinata a Riscossione dal governo Crocetta per i prossimi tre anni. Ma lo stesso importo è stato tirato fuori da Fiumefreddo in occasione della Commissione bilancio finita tra le urla. Quei 120 milioni sarebbero al centro di un contenzioso con Monte dei paschi di Siena. “Sono molto preoccupato” ha detto Fiumefreddo facendo riferimento a questa causa: “Quella banca sembra intoccabile”. E intanto, l’amministratore unico ha legato anche il proprio futuro alla guida di Riscossione proprio ai nuovi finanziamenti della Regione. E ha respinto l’idea di una fusione della società regionale con Equitalia o con la nuova agenzia prevista dal governo nazionale.

Una ipotesi però ancora apertissima: “Io lo dico anni e sono ancora convinto – diceva ad esempio il presidente della commissione bilancio all’Ars Vincenzo Vinciullo, nei giorni precedenti alla lite di oggi – che la società vada chiusa e che funzioni e personale debbano passare a Equitalia. Se l’avessimo fatto a suo tempo, avremmo risparmiato milioni di euro”. E la posizione del deputato di Ncd, oggi, è condivisa con diverse forze politiche. Anche il capogruppo di Forza Italia, Marco Falcone, “L’audizione odierna in commissione Bilancio all’Ars e’ stata un’occasione mancata – ha detto – per fare chiarezza sul discutibile stato di salute di un’azienda che con 700 dipendenti e un costo annuo di 60 milioni di euro, dovrebbe riscuotere oltre 5 miliardi di tasse. Purtroppo invece é finita in caciara, con alcuni deputati che sono scivolati sul campo della sterile provocazione, lasciando a Fiumefreddo la possibilità di rispondere in modo generico e propagandistico. A differenza di quanto accade per Equitalia, Riscossione Sicilia – ha proseguito Falcone – produce ogni anno ingenti perdite, che si riverberano sulle spalle dei siciliani, ai quali anche per questo vengono attuate dal governo Crocetta le maggiorazioni Irpef e Irap. L’azienda deve essere quanto prima superata, al suo posto sia introdotto un sistema di riscossione virtuoso e meno oneroso. Domani presenteremo una mozione con la quale chiederemo l’istituzione di una commissione d’indagine su Riscossione Sicilia ”

La sottocommissione fantasma

Eppure, per verificare l’operato di Riscossione, l’Ars era stata già creata una “sottocommissione” di indagine, presieduta dal vicecapogruppo del Pd Giovanni Panepinto. Un organismo che, però, una volta creato ha prodotto poco o nulla. E adesso il deputato dem, sul futuro di Riscossione, si affida al governo regionale: “Deve essere Crocetta a decidere cosa fare dell’azienda, dopo aver parlato col Ministero dell’Economia. La fusione con Equitalia? Sarebbe forse la soluzione migliore per dare garanzie ai lavoratori, ma prima bisogna vedere se lo Stato è d’accordo”. Un timore avvertito anche dal capogruppo della Lista Musumeci, Santi Formica: “I lavoratori ci implorano – dice – di votare il transito in Equitalia. Riscossione è una società che da sempre, al di là delle responsabilità degli amministratori che si sono succeduti, fa registrare perdite spaventose. E più passa il tempo, più aumenta il rischio che Equitalia quei lavoratori non li voglia più”.

I lavoratori: “Portateci all’Agenzia delle entrate”

E i lavoratori? Alcuni di loro hanno affidato il proprio pensiero a una nota di Carmelo Raffa, Segretario Coordinatore della Fabi Sicilia e Francesca Artista, Segretaria Generale Fisac/Cgil Sicilia con la quale si invita “il Governo della Regione ed i parlamentari regionali a prendere atto che non esistono più le condizioni per tenere in vita una società che si occupa della riscossione dell’imposte nell’isola. I sindacalisti – proseguono – si dichiarano preoccupati delle dichiarazioni rilasciate alla stampa dall’attuale Amministratore Unico di Riscossione Antonio Fiumefreddo che ventila l’ipotesi di sciogliere la Società e di passare il tutto alla Regione perché ciò potrebbe preludere alla creazione di una nuova Società o di un nuovo carrozzone siculo con costi enormi ed insostenibili dal precario bilancio regionale. La strada maestra, secondo i responsabili regionali di Fabi e Fisac, è quella già in fase di attuazione a livello nazionale e coinvolge tutte le altre regioni e che prevede il passaggio di tutto il personale Equitalia al nuovo Ente economico nazionale”.

E oggi in commissione bilancio all’Ars è già iniziata la guerra di Riscossione.

Photo by Luigi Rosa

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