La staffetta generazionale, Megale su Repubblica.it

da repubblica.it – ROMA – Forse sono le banche quelle che hanno fatto i migliori e più riusciti patti generazionali. Accordi che prevedono il ricambio tra “anziani” mandati in pensione prima del tempo e giovani pronti a entrare in quel mondo del lavoro che si è sempre più ristretto. “Negli ultimi dieci anni – racconta Agostino Megale, della Fisac Cgil – sono andati in prepensionamento (dai 3 ai 5 anni prima) e volontariamente 48mila bancari. Lo strumento è stato quello del Fondo di settore. Chi è uscito prima lo ha fatto con la garanzia dello stipendio pari all’assegno pensionistico pieno. A pagare i contributi, le banche. I giovani assunti sono stati 13mila, anche grazie al Fondo di settore per il sostegno all’occupazione. Ma le aziende di credito non sono state le prime né le ultime aziende a scambiare forze di lavoro stanche e costose con energie fresche e spesso a costi minori.

Nel 2015 l’Enel ha fimato con i sindacati un patto generazionale per gestire 3.500 esuberi in un biennio a fronte però di 1.500 nuove assunzioni. Lo hanno fatto anche aziende più piccole, mentre l’ultimo gigante a firmarne uno è stata Luxottica, in aggiunta a tutta una serie di servizi destinati al welfare, inseriti nel contratto integrativo. Quello di Luxottica è anche  il primo accordo firmato con l’Inps, che potrebbe fare da apripista per altre imprese del Paese. Luxottica ha infatti firmato una convenzione con l’Inps che prevede il versamento da parte dell’azienda dei contributi volontari per qui dipendenti che aderiscono al “patto generazionale”. Il che significa che cento lavoratori a tre anni dalla pensione (o a cinque, se con malattie invalidanti o se con familiari portatori di handicap), potranno chiedere il part-time al 50%, senza che questo incida sul loro trattamento pensionistico finale. In cambio Luxottica si impegna a assumere 100 giovani scelti con criteri di merito e con contratto a tempo indeterminato. Un vero e proprio scivolo dunque per chi esce. E soprattutto un “cambio” alla pari, uno se ne va, un altro entra al suo posto. Firmato nel luglio 2016, l’accordo dura due anni e vale per tutti i 10mila dipendenti italiani dell’azienda. “In questi primi cinque mesi di operatività le richieste già attivate – spiegano in azienda – sono venti, ma abbiamo davanti ancora molto tempo. Ci sembra un buon punto di partenza”.

Il patto generazionale di Enel porta invece la data  del 27 novembre 2015. In accordo con i sindacati l’ente ha sottoscritto un piano che prevede circa 6mila uscite a cavallo tra il 2016-2020, a fronte dell’assunzione di 3mila giovani. Dunque un rapporto di 2 a 1, anche se altre 1000 persone che vivono in aree dove Enel sta riorganizzando o razionalizzando la produzione, verranno ricollocate all’interno dell’ente. Nel 2016, primo anno di applicazione dell’accordo, si sono registrate circa 2mila uscite, parzialmente rimpiazzate attraverso mille assunzioni di giovani e oltre 200 ricollocazioni di personale. Non solo. Nell’accordo sono previste “clausole di salvaguardia”, atte a garantire che nessuno dei prepensionati possa un giorno trovarsi a vivere da “esodato”, come è accaduto a tanti usciti in prepensionamento prima la legge Fornero, tra cui i lavoratori delle Poste, che avevano firmato un patto generazionale su cui piovverro anche molte critiche per il mondo in cui venne gestito.

Anche alla Ducati è entrato per la prima volta il patto tra generazioni per agevolare l’ingresso di competenze 4.0. L’accordo firmato con i sindacati é scattato con il rinnovo nel contratto integrativo di marzo 2015. Per ogni prepensionamento di vecchie professionalità – se ne prevedono circa trenta – entrerà nella fabbrica di Borgo Panigale un lavoratore giovane con competenze hi-tech. La prima volta che l’alternanza generazionale entra in via Cavalieri Ducati per permettere a chi è a meno di 30 mesi dalla pensione di uscire anticipatamente dal lavoro, con un trattamento economico pari a quello pensionistico. In cambio l’azienda si impegna a inserire lavoratori giovani con contratto di apprendistato o a stabilizzare full time addetti ora assunti a tempo parziale. Chissà se l’Ape, porterà agli stessi risultati. “Dopo il flop del part time agevolato, che non ha avuto gli effetti sperati – sostiene Cesare Damiano, presidente della Commissione lavoro della Camera –  spero che con l’Ape, che ci siamo conquistati a fatica, faccia finalmente esplodere il tappo che chiude il mondo del lavoro ai giovani. Stiamo parlando di decine di migliaia di persone che potrebbero andare in pensione prima dei tempi previsti”.

 

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