CGIL- Area politiche di sviluppo: Finanza e cambiamenti climatici

I rischi più significativi che dovremmo affrontare nei prossimi anni sono collegati ai cambiamenti climatici. Come ci ha ricordato anche Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU, all’Assemblea Generale il 19 settembre, le maggiori sfide e minacce globali sono la minaccia nucleare che “non è mai stata così alta dal periodo della Guerra Fredda” e il cambiamento climatico. Per Guterres “È il momento di uscire dal percorso delle emissioni suicide, sappiamo abbastanza per agire”. Non possiamo che condividere questa affermazione considerato che il riscaldamento globale può condurci a catastrofiche conseguenze economiche e sociali. Molti ancora però percepiscono, erroneamente, le implicazioni dei cambiamenti climatici come di lungo termine e non rilevanti ai fini delle decisioni da assumere oggi. Per ridurre i rischi legati ai cambiamenti climatici, nell’Accordo di Parigi, è stato condiviso l’impegno a ridurre le emissioni e ad accelerare la transizione a un’economia a basse emissioni di carbonio. La riduzione delle emissioni implica il superamento delle fonti fossili di energia e delle attività correlate. La transizione a un’economia decarbonizzata colpirà molti settori economici e industriali, sopratutto quelli dipendenti dall’estrazione, produzione e utilizzo di carbone, petrolio e gas. Dall’altra parte il cambiamento creerà significative opportunità economiche inerenti le soluzioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Per gli investitori i cambiamenti climatici costituiscono un’importante sfida e opportunità. E’ stato stimato che la transizione richiederà investimenti per 1.000 miliardi di $ all’anno nel prossimo futuro, generando nuove opportunità di investimento (World EnergyOutlook Special Briefing for COP21 – 2015). Allo stesso tempo si stima che l’inazione possa 1 costare fra i 4200 e i 43000 di $ (The cost of Inaction: Recognising the value at Risk from Climate Change – 2015). Molti paesi stanno supportando lo sviluppo delle tecnologie per le energie rinnovabili, nel fare questo migliorano la sicurezza energetica e l’accesso a moderni servizi energetici, riducono la dipendenza dalle importazioni energetiche, proteggono l’ambiente creano occupazione e rafforzano la competitività delle industrie domestiche. Tuttavia occorre ancora e urgentemente accelerare il ritmo del cambiamento. Il settore finanziario è cruciale per attuare la transizione così come lo sono gli investimenti pubblici. A giugno 2017 la Task Force on Climate Related Financial Disclosures (Tcfd) ha pubblicato il report finale di raccomandazioni sul rischio climatico. La Task force era stata istituita nel 2015 dal Financial Stability Board (Fsb), il G20 le aveva affidato il compito di scrivere regole condivise sulla finanza collegata al rischio climatico, al fine di rendere trasparenti i rischi e le opportunità legati al clima. La Task Force, che ha elaborato le linee guida con il contributo delle imprese, raccomanda a tutte le società di condurre analisi di scenario e di comunicarne il risultato agli investitori, esplicitando in particolare il potenziale impatto sui profitti. (1) Anche il sesto report sulla finanza islamica, recentemente pubblicato, indaga il ruolo della finanza islamica green nello sviluppo sostenibile, in particolare nella transizione energetica con il finanziamento di progetti di energie rinnovabili. Il report studia il quadro normativo energetico di 8 paesi e analizza il possibile intervento con forme innovative di finanziamento conformi alla Sharia, alternative al tradizionale approccio finanziario basato sul debito. (2) Con la decisione degli USA di ritirarsi dall’Accordo di Parigi, l’Unione Europea ha dichiarato di voler prendere la guida della transizione verso un’economia a basse emissioni, efficiente nell’uso delle risorse e circolare. Con il fondo europeo per gli investimenti strategici (EFSI), l’Unione Europea vorrebbe accelerare i finanziamenti per gli investimenti in efficienza energetica e rinnovabili e per altri progetti ambientali e di uso efficiente delle risorse. L’EFSI dovrebbe sbloccare fino a 315 miliardi di $ in combinazione con fondi privati e in futuro l’obiettivo è quello che almeno il 40% dell’EFSI sia utilizzato per contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Per sviluppare la visione di una finanza sostenibile da una prospettiva economica, sociale e ambientale, la Commissione Europea ha istituito un gruppo di esperti di alto livello 2 (HLEG on sustainable finance), incaricati di scrivere alcune raccomandazioni per riformare le regole e le politiche finanziarie al fine di facilitare gli investimenti verdi e sostenibili, rispondere al bisogno di spostare i capitali verso progetti sostenibili e in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni, cambiare la cultura degli investimenti e i comportamenti di tutti gli attori sul mercato, fornire maggiori investimenti e incentivi che privilegino i prodotti verdi. A giugno di quest’anno il gruppo di esperti ha pubblicato la prima versione del report che verrà revisionato e ripubblicato in forma definitiva entro Dicembre. (3) Per essere sostenibile la finanza deve promuovere innovazione che generi inclusione sociale, rispetto dell’ambiente, protezione del clima e raggiungimento degli obiettivi per i diritti umani. Il settore finanziario rappresenta più di 100.000 miliardi di $ di risorse, più di 6 volte il PIL europeo, mobilitare i capitali per l’economia sostenibile significa spostare capitali dagli attuali investimenti insostenibili a quelli sostenibili e colmare il divario temporale affinché gli obiettivi siano raggiunti in tempo utile. L’Unione Europea si è impegnata a spendere nell’azione per il clima il 20% del proprio bilancio 2014-2020, circa 212 miliardi di euro e a spendere almeno il 35% dei finanziamenti di Orizzonte 2020 per la ricerca e l’innovazione nell’azione per il clima, circa 27 miliardi di euro nel periodo 2014-2020, obiettivo che rischia di non essere raggiunto. Anche la BEI ha impegnato almeno il 25% del suo portafoglio prestiti a favore della crescita resiliente ai cambiamenti climatici e a basse emissioni di carbonio.. Nel nuovo report di analisi della Corte dei Conti europea, pubblicato il 19 settembre 2017, si valuta l’azione dell’Unione europea su energia e cambiamenti climatici. Il report mette in evidenza che la produzione e l’uso dell’energia determinano il 79% delle emissioni climalteranti nell’Unione, che il mercato unico dell’energia non è ancora stato realizzato e che gli obiettivi per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030 e il 2050 non verranno raggiunti se non vi sarà un maggiore e significativo impegno in tal senso. L’analisi ha anche rilevato ostacoli agli investimenti per le rinnovabili, un progresso troppo lento nelle politiche sui trasporti a basse emissioni e problemi sulla prevenzione, protezione e risposta a fenomeni meteo estremi come le alluvioni. L’analisi della Corte individua sette principali sfide: deficit di investimenti, governance dell’energia e dei cambiamenti climatici, elaborazione e attuazione delle politiche sulla base di dati concreti, transizione energetica, ricerca e innovazione, pianificazione e gestione dell’adattamento ai cambiamenti climatici, coinvolgimento dei cittadini. Nell’analisi della Corte dei Conti si stima che per conseguire gli obiettivi 2030 dell’Unione 3 Europea sarà necessario investire 1.115 miliardi di euro ogni anno dal 2021 al 2030 in politiche di mitigazione climatica, così ripartiti per settori: 736 miliardi di euro trasporti 282 miliardi di euro settore residenziale e servizi 78 miliardi di euro rete, generazione e caldaie industriali 19 miliardi di euro nell’industria. Per quanto riguarda l’adattamento ai cambiamenti climatici la Corte dei Conti stima che la mancata adozione di adeguate misure pubbliche di adattamento avrà un costo di 190 miliardi di euro all’anno da qui al 2080, quasi il 2% del PIL europeo. La CGIL da anni rivendica la necessità di adeguati investimenti pubblici e privati per la ricerca e l’innovazione tecnologica, la prevenzione, l’adattamento, la transizione energetica e l’efficienza energetica. I dati scientifici, gli eventi meteorologici e vari report, fra cui quest’ultimo della Corte dei Conti, confermano purtroppo le nostre preoccupazioni ma anche le nostre speranze. I cambiamenti climatici sono un rischio concreto e drammatico ma anche una fantastica opportunità. Agire con radicalità e tempismo determinerà nuovo sviluppo sostenibile e occupazione, l’inazione e l’allungamento dei tempi, invece, ci condurranno a disastrose conseguenze. Per questo la CGIL continua a rivendicare con forza l’accelerazione della transizione energetica e una politica attiva di investimenti e finanza climatica.

Per ulteriori approfondimenti:

1) Recommendation of the task force on climate related financial disclosures: https://www.fsb-tcfd.org/publications/final-recommendations-report/

2) Responsible investment – new thinking for financing renewable energy: https://www2.deloitte.com/xe/en/pages/financial-services/articles/islamic-finance-energy- 2017.html

3) Financing a sustainable european economy by High level expert group on sustainable finance: https://ec.europa.eu/info/publications/170713-sustainable-finance-report_en

Allegato: Analisi panoramica della Corte dei Conti Europea ” L’azione dell’UE in materia di energia e cambiamenti climatici.

Roma, 21 settembre 2017

Photo by kevin dooley

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