AREA MANAGERIALE E ALTE PROFESSIONALITA’ – Gennaio, andiamo, è tempo di obiettivi

In questi giorni i capi delle strutture della Banca sono impegnati nello sviluppo degli obiettivi per i propri collaboratori appartenenti all’area manageriale e alte professionalità. Sanno che devono fare in fretta una cosa importante (perché decide della retribuzione e della carriera dei loro collaboratori) ma allo stesso tempo futile poiché inserita nella logica di una riforma sbagliata.

Leggendo le comunicazioni sindacali di questi mesi abbiamo visto che ad altri è servito toccare con mano per capire che la riforma era sbagliata; noi lo abbiamo detto in anticipo non per particolare preveggenza ma perché a questo mondo 2+2 fa sempre 4. Gli scopi della riforma erano chiari dall’inizio e onestamente dichiarati dalla Banca: eliminare gli automatismi nella crescita stipendiale, ridurre i costi, concentrare la progressione di carriera in poche persone. Questi obiettivi per noi erano e sono sbagliati.

A obiettivi sbagliati conseguono strumenti dolorosi: vedi budget, vedi obiettivi meccanici da compilare alla velocità della luce, ecc. Siccome la Banca è piena di gente di buon senso, a obiettivi e strumenti nefasti conseguono vari tentativi di evitare almeno le conseguenze più dolorose della riforma. Solo per fare un esempio: la rotazione di obiettivi e incombenze per evitare che i “meritevoli” nelle divisioni siano sempre gli stessi[1]. Si tratta di una misura che tradisce lo spirito della riforma, ma dimostra che i dirigenti delle strutture di questo Istituto hanno più discernimento delle norme che dovrebbero applicare.

Crediamo che in questi giorni i colleghi impegnati a formulare gli obiettivi si staranno domandando: ma davvero le cose ora funzionano meglio? Davvero grazie alla riforma posso motivare meglio i miei collaboratori? Davvero l’azione istituzionale della Banca si giova di questi meccanismi?

A giudicare dal fatto che neppure i sindacati firmatari della riforma la difendono più, almeno nella sua forma originale, possiamo concludere che la risposta è negativa.

Dalla difesa a oltranza ora siamo passati alle critiche ai metodi applicativi. Anche qui, abbiamo già detto che gettare la croce di una riforma sbagliata sui capi struttura o sui colleghi di RIU per “scarsa trasparenza” “scarsa oggettività” ecc. è un modo superficiale di affrontare la cosa. Trasparenza e oggettività vanno sempre bene ma nel complesso la riforma è stata applicata come era prevedibile: usando budget molto stringenti e con i meccanicismi classici della Banca. Analizzando davvero il funzionamento della riforma, non si può che concludere che consegue dai suoi obiettivi, accettare quelli e non, per dire, un budget stringente è come pretendere di fare il pugile ma non amare i cazzotti.

All’epoca la Banca provò a mettere in un angolo la maggioranza sindacale degli operativi, compresa la Fisac CGIL, firmando prima la riforma dei direttivi. Evitammo saggiamente quella trappola nonostante lo specchietto delle allodole del reinquadramento (in pratica ai direttivi furono dati un po’ di soldi subito per indorare la pillola) e nonostante diversi sindacati oggi pentiti magnificassero la riforma-scempio.

Si parla ora di riforma della carriera operativa. Il punto di partenza, se si vuole fare tesoro dell’esperienza di questi mesi, è partire dagli obiettivi e in particolare da altri obiettivi dove non si contrapponga l’idea di premiare i più meritevoli a una progressione automatica della retribuzione che consegue dall’esperienza maturata, dove gli obiettivi servano alla crescita professionale dei colleghi e non a metterli in fila per la mannaia dei budget e, infine, dove i risparmi non siano conseguiti a spese dei nuovi assunti come nel recente accordo di BAN.

Una riforma ben ponderata, che aiuti la rimotivazione di molti colleghi operativi oggi piuttosto disillusi e che ponga le basi per la riunificazione del contratto di lavoro nel nostro Istituto, eliminando una divisione che aiuta solo la Banca.

Nell’azione sindacale deve essere preminente trovare soluzioni positive per i lavoratori e non ci attardiamo dunque a rispondere a critiche volte a perdere tempo (“siete ideologici”! che è come dire: “siete esseri pensanti”), accogliamo con soddisfazione ogni cambiamento di posizione sulla riforma delle carriere dei direttivi, anche quelli marginali o che non fanno i conti con posizioni espresse sino a poco prima.

Non ci preme essere arrivati primi a spiegare cosa non andava, ci basta che ora l’abbiano compreso più o meno tutti e ripartire da qui.

Roma, 15 gennaio 2018

La Segreteria Nazionale della Fisac CGIL Banca d’Italia

[1] Nell’analisi complessiva sulla riforma ormai quasi due anni fa, osservavamo facilissimi profeti: “Che leve avrà il capo dell’unità per mantenere la cooperazione tra i suoi collaboratori, potendo premiare solo pochi, per via dei budget? Ruotare il budget? Se lo facesse dimostrerebbe di essere sì comprensivo ma anche un cialtrone che cerca di aggirare lo spirito della riforma e, a logica, dovrebbe perdere il bonus come cattivo gestore delle risorse” (La carriera direttiva e il futuro della Banca d’Italia, p. 8, http://www.fisacbancaditalia.it/partesito/wp-content/uploads/2016/05/cc26-16.pdf).

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