Sicurezza e lavoro: 13 mila vittime in 10 anni in Italia e bando ISI 2018

In Italia si muore di lavoro sempre di più: secondo l’Osservatorio indipendente di Bologna negli ultimi 10 anni i morti sul lavoro in Italia sono stati 13 mila e dall’inizio del 2018 sul lavoro sono già morte 29 persone in 16 giorni, cioè quasi due al giorno.

Un evento che solo a un occhio disattento può risultare una semplice fatalità. A parlare sono i dati, che evidenziano una crescita sempre maggiore degli incidenti e dei decessi. Tra il gennaio il novembre 2017 gli infortuni mortali denunciati presso l’Inail registravano una crescita dell’1,8%, con 952 morti. Nello stesso periodo le denunce di infortunio non mortale registravano una crescita dello 0,3% rispetto all’anno precedente, per la prima volta dopo decenni di saldo negativo, con oltre 589mila denunce.

Una strage infinita: gli ultimi casi sono avvenuti nella fabbrica “Lamina” di Milano (4 vittime) e nella “Elettrotecnica LG” di Rovato in provincia di Brescia, dove il giovane figlio del titolare è stato stritolato da un tornio.

Quanto alla distribuzione geografica delle vittime, nel Nord Est e Nord Ovest si muore di più (circa il 37% dei decessi avvengono in queste due aree), ma ci sono due dati da tenere in considerazione: il maggior numero degli occupati sul resto d’Italia e, soprattutto, una più alta percentuale di lavoratori regolari. Ad esempio, in Lombardia, ex locomotiva d’Italia, nel 2017 i morti sul posto di lavoro sono stati 45, che salgono a 120 considerando anche coloro che sono deceduti in incidenti nel tragitto tra casa e il posto di lavoro, contro i 40 del 2016, secondo le statistiche delle tre categorie del settore metalmeccanici Fiom, Fim e Uilm. Anche i dati Inail sono impietosi: in Lombardia nei primi nove mesi dell’anno scorso gli infortuni sul lavoro sono stati 86.614 e tra le province quella di Milano da sola ha registrato 29.060 incidenti, pari al 33 per cento del totale regionale.

Campania, Puglia, Basilicata e Calabria si posizionano invece in cima alla classifica nel rapporto tra incidenti mortali e incidenza sul totale degli occupati: 32,2%. E, anche in questo caso, occorre tenere in considerazione che fenomeni come caporalato e lavoratori in nero determinano una considerevole percentuale di casi che sfuggono tanto ai report relativi ai decessi quanto a quelli riguardanti gli infortuni gravi.

E’ inaccettabile che, mentre si parla di industria 4.0 e digitalizzazione (l’industria dei robot che sostituiscono corpi e menti umane), si continui a morire e non per colpa della fatalità, ma per la mancanza del rispetto delle più elementari regole sulla sicurezza e di una diffusa mancanza di cultura rispetto all’importanza della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Ed il lavoro diventa tanto più rischioso quanto più avanza la precarietà lavorativa: quanto più un lavoratore è soggetto al ricatto occupazionale tanto più si sentirà costretto ad accettare qualunque tipologia di lavoro, anche rischiosa per la sua incolumità, perché magari l’alternativa è la disoccupazione e la povertà assoluta.

Già nel 2007 l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro metteva in guardia sui rischi emergenti per la salute e la sicurezza dei lavoratori che “spesso sono la conseguenza di trasformazioni tecniche o organizzative”. Al primo posto dei fattori di rischio, l’Agenzia metteva “l’uso di più contratti di lavoro precari, insieme alla tendenza verso una produzione snella (produzione di beni e servizi eliminando gli sprechi) e il ricorso all’outsourcing (l’uso di imprese esterne per svolgere il lavoro)”. Tutte forme di lavoro e organizzazione del processo produttivo oggi consolidate. In questo contesto, sottolineava l’Agenzia europea, “I lavoratori con contratti precari tendono a svolgere i lavori più pericolosi, a lavorare in condizioni peggiori e a ricevere meno formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro”. Perché troppo spesso per un lavoratore precario all’impresa appare inutile fare formazione, un costo che non vale la pena considerare.

In questo quadro ci sembra interessante ragionare del nuovo bando Isi lanciato dall’Inail  che prevede lo stanziamento di 249.406.358 euro con cui l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro mira a incentivare le imprese a realizzare progetti per migliorare i livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e ad incoraggiare le micro e piccole imprese agricole ad acquistare nuovi macchinari e attrezzature di lavoro caratterizzati da soluzioni innovative che possano abbattere le emissioni inquinanti e il livello di rumorosità, di rischio infortunistico o di quello derivante dallo svolgimento di operazioni manuali: incentivi a fondo perduto, ripartiti su base regionale e assegnati fino a esaurimento, secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande.

I fondi messi a disposizione sono suddivisi in cinque assi di finanziamento, differenziati in base ai destinatari e alla tipologia dei progetti che saranno realizzati:

1 – progetti di investimento e per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale (per i quali sono a disposizione 100 milioni di euro);

2 – progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale dei carichi (44.406.358 euro);

3 – progetti di bonifica da materiali contenenti amianto (60 milioni di euro);

4 – progetti per micro e piccole imprese operanti nei settori del legno e della ceramica (10 milioni di euro);

5 – progetti per le micro e piccole imprese che operano nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli (35 milioni di euro, suddivisi in 30 milioni destinati alla generalità delle imprese agricole e in cinque milioni per i giovani agricoltori, organizzati anche in forma societaria).

In linea generale i destinatari dei finanziamenti sono le imprese, anche individuali, ubicate su tutto il territorio nazionale iscritte alla Camera di commercio industria, artigianato ed agricoltura, ma nel caso dell’Asse 2 possono richiedere i contributi anche gli Enti del terzo settore.

Il finanziamento è concesso in forma di contributo in conto capitale, calcolato sulle spese ammissibili al netto dell’IVA.

Il contributo per ogni progetto, che coprirà dal 40 al 65% delle spese sostenute a seconda della tipologia del progetto stesso e della categoria del beneficiario, sarà erogato in conto capitale e varia in base all’asse di finanziamento, sulla base dei parametri e degli importi minimi e massimi finanziabili specificati nel bando. In particolare, l’intensità dell’agevolazione è pari al 65% delle spese nel caso degli Assi 1, 2, 3 e 4, mentre scende al 40% per l’Asse 5.1 e al 50% per l’Asse 5.2 (giovani agricoltori).

La procedura per la presentazione delle domande si articola in tre fasi:

1 – accesso alla procedura online sul portale Inail e compilazione dell’istanza,

2 – invio della domanda online,

3 – conferma della domanda online e invio della documentazione a suo completamento.

Le imprese che compileranno la domanda dal 19 aprile 2018 alle ore 18:00 del 31 maggio 2018 e che supereranno la soglia minima di ammissibilità prevista potranno effettuare, dal 7 giugno 2018, il download del proprio codice identificativo necessario al momento dell’invio della domanda online.

I termini di apertura e chiusura dello sportello informatico per l’invio delle domande saranno pubblicati sul sito Inail a partire dal 7 giugno 2018 e potranno essere differenziati per ambiti territoriali o Assi di finanziamento.

Entro 14 giorni dal giorno di ultimazione della fase di invio delle domande on line verranno pubblicati gli elenchi provvisori in ordine cronologico di tutte le domande presentate, che indicheranno sia quelle collocate in posizione utile per l’ammissibilità al finanziamento, e che dovranno essere convalidate per completare la procedura, sia quelle risultate provvisoriamente non ammissibili per carenza di fondi.

 

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