Banca d’Italia: lettera al Segretario Generale in merito alla Vigilanza Prudenziale sulle BCC.

dal sito Fisac della Banca d’Italia

L’ipotesi ventilata dal Capo del Dipartimento Vigilanza di non coinvolgere le Filiali nell’attività di vigilanza prudenziale sulle banche di credito cooperativo contraddice quanto finora rappresentato alle Organizzazioni sindacali, in ordine ai riflessi sulla rete territoriale del processo di costituzione dei gruppi cooperativi, e desta allarme per le conseguenze che avrebbe sul personale delle Filiali impegnato nelle attività di Vigilanza.

A giudizio della scrivente O.S. tale ipotesi è da respingere, oltre che per l’ulteriore depauperamento delle funzioni svolte dal personale delle Filiali, anche per l’introduzione di un modello organizzativo inadeguato alla supervisione sui costituendi gruppi bancari cooperativi.

Infatti, la configurazione di questi gruppi sarebbe caratterizzata dalla presenza di banche affiliate ad una capogruppo attraverso un patto di coesione, funzionale all’esercizio di poteri unitari di direzione e coordinamento, e un sistema di garanzie reciproche, volto ad assicurare la solidità finanziaria del gruppo bancario, che tuttavia non fanno venire meno l’esigenza di preservare la solvibilità e la liquidità di ciascuna banca affiliata. Riteniamo che da ciò discenda l’esigenza del mantenimento di una vigilanza prudenziale diretta anche sulle singole BCC, partecipanti al capitale delle capogruppo, come del resto previsto dalle stesse disposizioni attuative della riforma del credito cooperativo.

E per garantire il mantenimento di una adeguata vigilanza sulle BCC riteniamo che sia indispensabile il pieno coinvolgimento delle Filiali, dotate di personale con elevata professionalità e approfondita conoscenza di questi intermediari che entreranno a far parte dei costituendi gruppi cooperativi.

Tale impostazione non sarebbe certamente in contrasto con la configurazione del modello SSM di supervisione sui gruppi bancari cooperativi significant per i quali è previsto la costituzione di un Joint Supervisory Team, presso la BCE, e da un JST locale presso l’Autorità nazionale, sul cui assetto organizzativo la Banca d’Italia ha la più ampia autonomia nel determinarne le caratteristiche, che dovranno essere funzionali alle specificità dei gruppi bancari vigilati, costituiti entrambi da un centinaio di BCC.

Inoltre, un esteso coinvolgimento delle Filiali nelle attività di vigilanza nell’ambito dell’SSM – sia ispettiva che a distanza – non sarebbe ostacolata dalla dislocazione territoriale del personale, considerato che i sistemi di comunicazione a distanza rendono sostanzialmente indifferente la presenza fisica del personale in un luogo piuttosto che in un altro.

Al contrario, la perdita di capacità e professionalità ispettiva nella rete territoriale priverebbe tutta la Banca di risorse fondamentali per l’attività di vigilanza nel suo complesso, comprese le ispezioni sui gruppi significant e gli intermediari comunque accentrati.

Pertanto, nell’esprimere una forte contrarietà a qualsiasi ipotesi di esclusione delle Filiali dalla vigilanza sui gruppi bancari cooperativi, si chiede un incontro urgente per chiarire gli orientamenti della Banca in materia che – per le conseguenze sugli assetti organizzativi dell’Istituto – dovranno necessariamente vedere il coinvolgimento delle Organizzazioni sindacali.

Si resta in attesa di riscontro e si inviano distinti saluti.

Roma, 5 febbraio 2018

La Segreteria Nazionale

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