Roubini: L’Italia può tornare nella zona rischio

«Lo spread può arrivare a qualsiasi livello. Ma se l’Italia rientrerà in zona rischio o perderà l’accesso ai mercati, magari trascinando la Spagna, stavolta sarebbe molto peggio che nel novembre 2011». Nouriel Roubini, il guru della New York University dal proverbiale pessimismo, era diventato a sorpresa, negli ultimi tempi, ottimista sull’Italia. Ma nel day after elettorale recupera le antiche perplessità: «C’è una sola parola: ingovernabilità. La peggiore che i mercati possono sentire».
Perché dice che stavolta sarà peggio?
«Perché le regole europee sono cambiate. Non sono più quelle del 2011 quando la Bce comprò in silenzio un gran numero di Btp italiani per sostenerne i corsi. Nel frattempo la stessa Bce ha messo in piedi le Otm (Outright monetary transactions) e il fondo salvaStati è stato ricapitalizzato, ma per accedere ai rispettivi meccanismi occorre che il governo sottoscriva un memorandum di impegni accettato da Bce, Fmi e commissione Ue. E questi signori non controfirmeranno mai un accordo con un governo dimezzato, poco affidabile, di scarsa durata e soprattutto non sostenuto da un forte consenso popolare, quale mi sembra che sarebbe oggi qualsiasi esecutivo che dovesse essere formato in Italia».
C’è il rischio commissariamento?
«Sgombriamo il campo da un luogo comune: il commissariamento non esiste. Nonè esistito ai tempi di Monti néè plausibile che succeda ora. L’Italia è un Paese sovrano e tale rimarrà: deve dotarsi di un governo stabilee in grado di adempiere ai compiti che sottoscriverà. Le decisioni sull’Italia deve prenderle il governo italiano. E’ così ovunque: perfino in Grecia si è atteso che si formasse un esecutivo accettabilmente stabile prima di cominciare a lavorare insieme, e ora a Cipro è la stessa storia. Serve un governo democraticamente e ampiamente sostenuto, dispostoa procedere in modo coordinato con l’Europa nonché convinto che di exit strategy dall’euro non è il caso di parlare per le conseguenze disatrose che avrebbe. Ma sfortunatamente in Italia sono improvvisamente diventate forti forze sul cui europeismo mi sento di dubitare».
Se è per questo, Grillo vuole il referendum sull’euro.
«Ma ancora prima, il voto italiano equivale a una bocciatura delle politiche di austerity che l’Europa chiede. E invece di rigore c’è ancora bisogno per rimettere in piedi il Paese. Che senso ha vagheggiare un blocco unilaterale dei debitio la restituzione delle tasse? La prossima quale sarà, un
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