Il Sindacato e la calda estate del Gruppo Banco BPM

Dopo diversi mesi in cui la barca delle Relazioni Sindacali del Gruppo ha navigato sghemba, tra carte nautiche raffazzonate e incomprensibili e affannosi tentativi di rattoppare le tante – troppe – falle che continuavano ad aprirsi sullo scafo, a inizio maggio siamo approdati alla fase assembleare.

Non vorrei fare qui un elenco delle storture che hanno colpito gran parte dei colleghi e che hanno lentamente avvelenato il clima aziendale, propagandosi a tutti i livelli.

Dalle Sedi alla Rete, dai ruoli commerciali a quelli amministrativi, dai ruoli manageriali a quelli operativi, tutti risultano indistintamente colpiti da un nuovo modello organizzativo che ancora oggi, a distanza di 4 mesi, stenta a decollare e costringe tutti i colleghi ad acrobazie e assunzione di rischi per arrivare a fine giornata.

Abbiamo sollecitato Assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori capillari su tutto il territorio nazionale ottenendo, in questa prima fase, risposte formidabili.

Assemblee affollate, partecipate e… arrabbiate.
Abbiamo incontrato tanti colleghi diversi e tanti ancora ne incontreremo, abbiamo spiegato, ascoltato, dibattuto e incassato critiche e complimenti, ma dovunque siamo stati, abbiamo trovato un unico fattore comune: CARA BANCA, COSI’ NON VA!

Stiamo osservando una grande determinazione dei colleghi nel chiedere con forza al Sindacato di non indugiare e di intraprendere tutte le azioni necessarie per fare in modo che la rotta degli ultimi mesi cambi.

Stiamo vedendo colleghi che parlano e si relazionano come un corpo unico, dove le provenienze, gli inquadramenti e le mansioni e gli interessi dei singoli scompaiono davanti alla necessità di ristabilire un clima di DIGNITA’, SICUREZZA e FIDUCIA tra i 23.000 lavoratori di questo Gruppo.

E’ da qui che vogliamo e dobbiamo ripartire, dal lavorare insieme per ristabilire quel“benessere” sul luogo di lavoro che sembrasmarrito e che solo tutti insieme potremo ritrovare.
La Fisac-CGIL farà la sua parte fino in fondo, magari anche commettendo qualche errore, ma sempre senza tirarsi indietro.

Dobbiamo riportare nel nostro Gruppoquel senso di appartenenza e di “Bene comune” che, come scrive il Prof. Set-tis, “vuol dire coltivare una visione lungi-mirante, vuol dire investire sul futuro, vuol dire preoccuparsi della comunità, vuol direanteporre l’interesse a lungo termine di tutti all’immediato profitto dei pochi, vuoldire prestare prioritaria attenzione ai giovani, alla loro formazione e alle loro ne-cessità. Vuol dire anteporre l’eredità chedobbiamo consegnare alle generazioni fu-ture all’istinto primordiale di divorare tutto e subito”.

Solo così potremo svolgere quello che è il vero ruolo del Sindacato per la Fisac-CGIL (non certo riducibile solo a ente erogatore di servizi a prezzi concorrenziali) e ci impegneremo con tutte le nostre forze per essere all’altezza delle sfide che si preparano all’orizzonte, per quanto dure e difficili possano essere.

Fianco a fianco con i colleghi, andando incontro a questa calda estate del Gruppo Banco BPM che sta arrivando, e poi oltre.

LIBERAVOCE giugno 2018

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